12:08 21 Novembre 2019
Proteste dei manifestanti in Iraq

In Iraq la polizia spara sulla folla di manifestanti: il bilancio è di oltre 40 morti

© REUTERS / KHALID AL-MOUSILY
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Continuano in Iraq scontri e manifestazioni da parte della popolazione, in piazza per chiedere migliori condizioni di vita. Il primo ministro Adel Abdul Mahdi risponde: "Richieste legittime, ma non abbiamo la bacchetta magica". Cresce il numero delle vittime.

È arrivato a 44 il totale di morti provocati dalle manifestazioni che stanno avendo luogo in Iraq. Da martedì il numero di proteste è aumentato e molte di queste, che si svolgono nel centro e nel Sud del Paese, degenerano in disordini ed episodi di violenza. A riportarlo sono diversi media panarabi e iracheni.

Alla base delle manifestazioni c'è la richiesta, da parte dei protestanti, di migliori condizioni di vita nel Paese, con l'accusa di corruzione nei confronti del governo. Quest'ultime sono esplose autonomamente, senza il supporto da parte di gruppi politici organizzati.

Da martedì gli scontri hanno provocato un alto numero di vittime, anche dalla capitale ci sono state notizie di spari da parte delle forze dell'ordine sulla la folla. Le autorità irachene puntano il dito contro "infiltrati", mentre gli attivisti denunciano la repressione violenta della polizia accusando i poliziotti stessi di aver ucciso i manifestanti.

Il primo ministro iracheno, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, si è espresso a favore delle lotte popolari ed ha criticato le autorità per la cattiva gestione delle manifestazioni: al Sistani ha affermato che si tratta di "richieste legittime" ma che non possiede purtroppo una "soluzione magica".

Al momento 18 risultano le vittime uccise a Nassiriya e 16 a Bagdad, mentre 1.177 risultano essere le persone ferite. 

Le proteste in Iraq

Le manifestazioni hanno preso il via martedì a Baghdad, dove un gran numero di persone è sceso in piazza contro il governo, accusato di corruzione e di non combattere la grande disoccupazione presente nel Paese.

Almeno due persone, tra cui anche un bambino, sono rimaste uccise in seguito a queste prime sommosse, costringendo il primo ministro a firmare d'urgenza un decreto di coprifuoco.

 

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