17:37 22 Novembre 2019

La missione lunare indiana si consola con la ‘polvere di stelle’

CC0 / Pixabay
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Pur fallendo l’atterraggio morbido sulla superficie lunare, l’agenzia spaziale indiana è riuscita a salvare il satellite orbitante dal quale era stata fatta scendere la sonda con il rover della missione Chandrayaan-2. Rimarrà in orbita per ben sette anni e potrà raccogliere informazioni interessanti.

l'Indian Space Research Organization (ISRO) consola i tanti appassionati sostenitori indiani che avevano fatto il tifo fino all’ultimo per la Chandrayaan-2, la complessa missione che avrebbe dovuto portare un rover indiano sulla Luna e permettere al Paese asiatico di essere il quarto Paese al mondo ad aver messo ‘piede’ sul nostro satellite naturale (dopo USA, Russia e Cina).

Questo è il secondo tentativo di missione lunare dell’India ed il secondo bruciante fallimento, tuttavia il modulo orbitante, fanno notare gli scienziati dell’ISRO, è integro e perfettamente funzionante. Continuerà a girare intorno alla Luna per ben altri sette anni e potrà raccogliere importanti dati sia sulla superficie che sull’atmosfera lunare e, sopratutto, su particelle e radiazioni cosmiche.

La missione Chandrayaan-2 aveva avuto una gravissima battuta di arresto il 7 settembre scorso quando la base di controllo sulla Terra aveva perso il controllo del lander Vikram, sganciato dall’Orbiter (il nome proprio del modulo orbitante). Durante la fase di atterraggio qualcosa deve essere andato storto e il Vikram, sceso troppo rapidamente, deve aver riportato danni fatali tanto che non si è più riusciti a stabilirne il contatto.

L'agenzia spaziale indiana ha però pubblicato giovedì una informativa, divulgata anche sui social, nella quale si afferma che l’Orbiter può rilevare le particelle cariche e le loro variazioni di intensità al passaggio attraverso la ‘coda lunga’ della magnetosfera terrestre.

​La vita dell'Orbiter era inizialmente prevista per durare un anno, ma durante il suo viaggio verso la Luna, l'ISRO è stato in grado di risparmiare sufficienza di carburante da prolungarne la longevità. L’Orbiter ora è perfettamente in grado di comunicare con la Indian Deep Space Network (IDSN), il centro di controllo di Byalalu, in India.

"La magnetosfera terrestre si estende su di una regione che è circa tre o quattro volte quella del raggio terrestre (~ 22000 km) sul lato rivolto verso il Sole, ma è allungata in una lunga coda (geotail) sul lato opposto che va addirittura oltre l’orbita della Luna. Circa una volta ogni 29 giorni, la Luna attraversa la ‘geotail’ per circa sei giorni corrispondenti a quella che noi sulla Terra chiamiamo ‘luna piena’. Così anche Chandrayaan-2 attraversa questa geotail e i suoi strumenti possono studiarne le proprietà e l’influenza della magnetosfera sulle particelle cariche provenienti dal Sole e lo Spazio profondo", ha spiegato l'ISRO.

Chandrayaan-2 aveva iniziato il suo viaggio il 22 luglio dalla stazione di lancio dell'ISRO sul litorale orientale di Sriharikota nello Stato dell’Andhra Pradesh. Nonostante la battuta d'arresto, la NASA e le altre agenzie spaziali hanno lodato il tentativo indiano. La stessa agenzia indiana e le autorità indiane tutte si sono dette convinte e motivate a continuare la sfida allo Spazio.

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