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06:11 24 Ottobre 2019
Facebook

L'Ue obbliga Facebook a eliminare contenuti illeciti

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La Corte di giustizia europea ha stabilito che i singoli Paesi possono costringere Facebook a eliminare i contenuti illegali. La decisione è stata presa in seguito al ricorso effettuato dallʼex leader del partito dei Verdi austriaci, Eva Glawischnig-Piesczek. La replica sui social: evitare di limitare la libertà d'espressione.

Questa la svolta, per alcuni versi storica, avvenuta oggi, che va ad aprire nuovi fronti nel complicato mondo giurisprudenziale che gira intorno al mondo dei social network. Secondo le disposizioni stabilite dalla Corte di giustizia europea, qualsiasi Paese europeo avrà, d'ora in poi, il diritto di imporre l'eliminazione di contenuti considerati illegali o illeciti, incluso quelli che incitano all'odio, impedendone la visione sia all'interno dell'Ue che in tutto il resto del mondo. Non solo, la Corte obbliga anche il social network stesso a operare autonomamente, qualora venisse a conoscenza della presenza, sulle proprie pagine, di informazioni illegali.

La decisione della Corte è arrivata dopo il ricorso effettuato dall'ex leader del Partito verde austriaco Eva Glawischnig Piesczek: dopo che la deputata aveva citato in giudizio il social network e richiedendo a Facebook di rimuovere contenuti diffamatori sul suo conto a livello globale, la Corte suprema austriaca si era di fatto rivolta alla Corte suprema europea che ha rivalutato la situazione.

I pro e i contro della sentenza

La sentenza, che secondo le parole della Corte non viola le norme europee né la libertà di espressione, è un brutto colpo per i colossi social come Facebook, il quale, fino ad ora, non aveva responsabilità di controllo ma solo di rimozione di contenuti in seguito a segnalazioni. "È un forte cambiamento rispetto al regime attuale, che prevedeva obblighi solo per i contenuti dichiarati illeciti e notificati alla piattaforma, ma non per quelli futuri", dichiara Innocenzo Genna, esperto di policy digitali a Bruxelles. 

Non solo, questa sentenza solleva molte questioni, come libertà d'espressione, censura e diritto internazionale: "Nessun problema per la rimozione di contenuti identici, ma dobbiamo intenderci su identico perché identico per un sistema automatizzato non è identico per un umano. C'è il rischio che venga rimosso un contenuto che contiene quello rimosso criticandone la pubblicazione" commenta l'avvocato Guido Scorza, presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione. 

Altro punto affrontato invece da Eline Chivot, analista presso il Center for Data Innovation, la quale ha detto che questa decisione rischia di aprire un vaso di pandora, poiché "ciò che è proibito in una nazione potrebbe non esserlo in un'altra, anche all'interno dell'Ue e tra i suoi Stati membri. L'espansione dei divieti di contenuto in tutto il mondo minerà il diritto degli utenti di Internet di accedere alle informazioni e la libertà di espressione in altri Paesi. Questo precedente incoraggerà altri Paesi, compresi quelli con scarso rispetto per la libertà di parola, a fare richieste simili".

Il commento di Facebook

Facebook affida la sua reazione ad una nota: "Questa sentenza solleva interrogativi importanti sulla libertà di espressione e sul ruolo che le aziende del web dovrebbero svolgere nel monitorare, interpretare e rimuovere contenuti che potrebbero essere illegali in un determinato Paese. Su Facebook abbiamo già degli standard della Comunità che stabiliscono ciò che le persone possono e non possono condividere sulla nostra piattaforma e un processo in atto per limitare i contenuti che violano le leggi locali. Questa sentenza si spinge ben oltre, mina il consolidato principio secondo cui un Paese non ha il diritto di imporre le proprie leggi sulla libertà di parola ad un altro Paese. Per ottenere questo diritto i tribunali nazionali dovranno prevedere definizioni molto chiare su cosa significhino 'identico' ed 'equivalente' concretamente".

 

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