13:30 21 Novembre 2019
Il segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Pietro Parolin

Forte presa di posizione della diplomazia vaticana alle Nazioni Unite contro le sanzioni alla Siria

© AFP 2019 / Sergei Gapon
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Nell’ambito della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la diplomazia vaticana ha preso la parola in una decina almeno di sessioni rappresentata dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e capo delgazione. Molti i temi discussi, ma le parole più forti sono state quelle spese nei confronti delle sanzioni alla Siria.

Tra i tanti temi affrontati – l’eliminazione delle arimi nucleari, il Nuclear Test Ban treaty (messa la bando dei test nucleari), la necessità di riaprire il dialogo sull’INF (trattato sui missili a medio e corto raggio), i casi di persecuzione di cristiani, la situazione nella Repubblica Centraficana, il traffico di esseri umani, i conflitti armati e le migrazioni forzate, lo sviluppo sostenibile – il tema di maggior peso politico è stato forse quello che riguarda la situazione in Siria e la critica alle sanzioni internazionali.

Sull’Osservatore Romano si legge la seguente trascrizione dell’intervento del Cardinale Parolin all’evento ministeriale di alto livello sulla Siria organizzato dall’Unione Europea nell’ambito della 74esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite:

“... La Santa Sede ha sempre ribadito la necessità di aderire completamente ai principi del diritto umanitario internazionale e di cercare una soluzione politica fattibile per porre fine al conflitto, superando gli interessi di parte, e rispettare i diritti e le aspirazioni del popolo siriano. Ciò va fatto con gli strumenti della diplomazia, del dialogo, dei negoziati e con il coinvolgimento della comunità internazionale. Per quanto riguarda la sofferenza della popolazione civile, la Santa Sede desidera sottolineare tre aspetti:
1). Le sanzioni imposte creano anche pesanti fardelli per la popolazione civile. Di fatto, le organizzazioni caritative che operano sul campo hanno sottolineato ripetutamente gli effetti dannosi di tali sanzioni sui civili, chedeno che fossero revocate”.

Segue il punto 2 che parla della necessità di incoraggiare il ritorno dei rifugiati e la riconciliazione, e il punto 3 in cui si chiede di sostenere ed incoraggiare i cristiani e le minoranze religiose in Siria, dove sono sempre stati di fondamentale importanza per il tessuto sociale di quel Paese e la cui presenza contribuisce alla coesione e riconciliazione.

Poi si legge una frase anch’essa dal punto di vista politico molto rilevante che, a sua volta rappresenta una citazione delle parole di Papa Franceso durante il Discorso ai Partecipanti all’Incontro di lavoro sulla crisi in Siria del 18 settembre 2018:

“La Santa Sede incoraggia fortemente la comunità internazionale a non dimenticare i tanti bisogni delle vittime di questa crisi, ma sopratutto di superare la logica degli interessi e di mettersi al servizio della pace ponendo fine alla guerra”.

E mentre il ‘Syrian network for human rights (Snhr – ennesimo gruppo di opposizione preso a fonte di informazione dai media occidentali) pubblica rapporti sulle distruzioni che le truppe governative avrebbero provocato alle chiese siriane, è il Presidente di ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre, Alessandro Monteduro, che nella conferenza stampa pubblicata da Vatican News questa mattina a dire:

“Ora il conflitto si è concluso su quasi tutto il territorio siriano, ma dopo le bombe stanno infliggendo altrettanta sofferenza le sanzioni alla Siria, questo ci hanno detto di denunciare con forza le comunità che abbiamo incontrato in Siria”.

Religioni in Siria

In Siria è garantita la libertà dei culti religiosi. La maggioranza della popolazione (circa il 71%) è di fede musulmana sunnita, il 16% appartiene ad altre correnti musulmane come drusi e alauiti (come il Presidente Assad). Il 13% è di fede cristiana, presenti sopratutto nel nord del Paese ed in parte aderenti alla Chiesa greco-ortodossa di Antiochia, in parte cattolici, suddivisi a loro volta nelle varie comunità (melchiti, maroniti, armeno-cattolici, caldei, siri, etc..). C’è anche una piccolissima minoranza di fede ebraica.

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