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04:00 12 Novembre 2019
Militanti della FARC in Colombia

Non è un Paese per contadini: la Colombia

© AP Photo / Rodrigo Abd
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Esiste un documento che contiene dati estremamente negativi circa la situazione in cui versano i contadini in Colombia.

Il documento è stato redatto dall’Oxam, la confederazione di organizzazioni internazionali che opera in più di 100 Paesi del mondo e che probabilmente non comincerà a diffondere notizie che di solito trovano spazio nella stampa scandalistica. Nel documento si legge che la superficie su cui sorge un milione di case contadine in Colombia è inferiore a quella necessaria a una mucca per pascolare. E le mucche pascolano e gironzolano con piacere sulla terra che per decenni è stata oggetto di controversie. Le mucche, non i contadini.

In Colombia vivono 13 milioni di contadini su 49 milioni di abitanti totali. Dunque, la Colombia occupa il terzo posto in America Latina per numero di contadini dopo Messico e Brasile. Un’altra caratteristica che ricopre un’importanza rilevante per capire l’unicità della Colombia e la sua recente storia di conflitto è la seguente: la Colombia è uno dei Paesi al mondo in cui la maggior parte delle terre si trova in mano a enti monopolisti ed è inoltre una delle regioni latinoamericane con la più iniqua distribuzione della popolazione.

La ragione dei conflitti in Colombia è sempre stata la terra. Una terra fertile su cui crescono pomodori, caffè, banane, foglie di coca. Una diversità incredibile che attira gli interessi di tutto il mondo. Un’altra caratteristica di questi territori così enormi, ricchi e belli è il fatto che solitamente questi appartengono a pochi e spesso importanti imprenditori ben conosciuti con amici in influenti circoli politici oppure appartengono direttamente agli oligarchi colombiani. Insomma, a coloro che governano nella pratica il Paese.

Un esempio lampante può contribuire a chiarire come funzionano questi meccanismi. I contadini, quando parlano delle terre, citano sempre quest’esempio. A partire dagli anni ’60 la società Cartón de Colombia che adesso fa parte della multinazionale irlandese Smurfit Kappa sta acquistando appezzamenti di terra in una località di montagna per piantare eucalipti e pini. Una simile pratica distrugge i terreni, ma permette di rispondere alla domanda del legname necessario a sostenere attività multimilionarie. “Al posto dell’acqua c’è solo spazzatura”, gridano gli ecologisti.

La società Cartón de Colombia ha sostenuto la campagna elettorale di molti politici colombiani. Stando a media locali come il quotidiano El Tiempo o il sito La Silla Vacìa, nel 2006 la società ha finanziato la campagna del governo di Álvaro Uribe con 20 milioni di pesos.

Stando ai rapporti pubblicati dai media i fratelli Alfredo y Juan Martín Carvajal, proprietari e fondatori del Grupo Carvajal e azionisti di maggioranza della multinazionale produttrice di carta, hanno probabilmente finanziato lautamente la prima campagna di Juan Manuel Santos. Inoltre, è probabile che avessero progetti in comune con la Federazione dei produttori di caffè o con le Società autonome regionali.

Andrés Guachetá è il rappresentante ufficiale del Dipartimento dei produttori agricoli di Cauca. È un agricoltore e un leader che sembra riesca a spiegare ogni cosa, anche la più complessa, in due semplici frasi. Nel 2010 ha partecipato insieme a 70 famiglie alla restituzione della tenute Challaní che si estende su 256 ettari di superficie.

Questa fattoria, che prima coltivava asparagi, non era più produttiva. Nel 2010 fu completamente abbandonata. I contadini se la sono ripresa e hanno aumentato la sua produttività a livelli record. Oggi nella fattoria si produce cibo per le decine di persone che vivono in quel dipartimento che più di tutti in Colombia è stato interessato da episodi di violenza e nel quale più della metà della popolazione vive di agricoltura. Queste terre sono contese da numerosi gruppi armati anche se dalla firma dei trattati di pace presso il Teatro Colón di Bogotà sono passati circa 3 anni.

“Cos’è successo?”, chiede l’impavido Andrés. “Il governo non si è attenuto ai trattati”. Chiaro e semplice. “Gli accordi non sono stati mantenuti. Penso che all’attuale governo di estrema destra vada bene che noi esistiamo perché, finché c’è povertà, ci sarà la guerra. E sapete bene che la guerra genera grandi guadagni”.

Stando ai dati dell’Unione nazionale dei dipendenti bancari, le spese militari della Colombia costituiscono il 40% del bilancio statale e dopo la firma dei trattati di pace questa cifra non ha fatto che aumentare. Tuttavia in altri settori, come quello agricolo (importante per i contadini come Andrés e fondamentale per l’applicazione del primo articolo dei trattati, ovvero la Riforma universale dell’agricoltura), il bilancio è stato inferiore sebbene siano passati tre anni.

Nel 2018 le spese agricole in Colombia si sono ridotte del 20,5%. Così per risolvere il maggiore problema del Paese vengono stanziati solo 793 milioni di dollari. Questa cifra è insufficiente per garantire la restituzione delle terre perse dai contadini per via degli spostamenti forzati a cui sono stati sottoposti nei 58 anni di conflitto armato.

Ma ad Andrés è tutto chiaro. Non ha dubbi quando si parla delle fattorie in Colombia.

“Il governo non ha espresso la volontà di restituire le terre a noi contadini”, dice. “Abbiamo sempre avuto problemi con le multinazionali”. Cartón de Colombia possiede 2800 ettari solamente nel comune di Cajibío dove si trova la tenuta Challaní. Loro hanno i terreni migliori e cosa succederà quando ci verrà restituita? Ci manderanno una squadriglia mobile, l’esercito… Perché? Perché gli organi di sicurezza sono fatti per difendere i ricchi, non i poveri. Si tratta di una forma di oppressione che serve a incutere timore. Dicono che la polizia difende il popolo colombiano, ma mentono. Non fanno altro che infondere paura ai contadini e sono pronti a ucciderli”.

Le aggressioni nei confronti degli eletti a livello locale non sono finite dopo la firma dei trattati. Stando ai dati forniti da Francisco Isaías Cifuentes, portavoce della Rete per i diritti umani impegnato in questa zona da 15 anni, tra il primo gennaio 2016 e il 25 maggio 2019 sono stati uccisi 174 eletti locali.

​Dopo la smobilitazione di 13.194 soldati delle Farc e la fine della guerra partigiana gli omicidi mirati non si sono fermati. Andrés per poco non è stato ucciso due giorni fa. L’hanno portato in un posto nascosto della tenuta e lo hanno obbligato a rispondere a ciò che qualcuno aveva detto di lui. Alla fine lo hanno lasciato andare. Ha avuto fortuna. C’era stato un malinteso. Ma quante persone saranno morte perché qualcuno pensava di sapere la verità!

Il vuoto lasciato dalle Farc è stato colmato da altri gruppi armati che si confondono l’uno con l’altro. E proprio di questo hanno bisogno: di scambiarsi i terreni in modo che i contadini non sappiano chi di preciso li minaccia e li uccide. Le organizzazioni militarizzate, le truppe, i criminali, l’Esercito di Liberazione nazionale o coloro che si definiscono i “dissidenti” delle Farc continuano la lotta di classe per il potere e le terre sulle quali non solo crescono le piante di coca e la barbabietola da zucchero, ma lungo le quali passa uno dei principali flussi di narcotraffico.

​A mezz’ora di strada in moto dalla tenuta Challaní c’è un’altra fattoria. Si chiama La Bonanza. Questa appartiene ancora ai proprietari, che pagano degli uomini perché proteggano la zona dai “contadini-banditi”. Stando ai dati contenuti nel rapporto di Oxfam, il 42,7% dei proprietari terreni non ha alcun dato circa l’origine legale delle proprie terre.

Un gruppo di contadini incappucciati si presenta a La Bonanza dove c’è una casa bianca e rossa. Attraversano la strada e danno fuoco ad alcuni pascoli mentre agitano i loro machete chiedendo giustizia sociale. Uno di loro dice che già da due mesi stanno tentando di riprendersi quella fattoria e che le autorità locali hanno assunto dei killer per fermarli. La testa di uno di loro vale 20 milioni di pesos colombiani (6000 dollari).

È in progetto la costruzione di alloggi nella tenuta La Bonanza. Il sindaco partecipa al progetto come azionista e riceve, dunque, dividendi. Quando arriva la polizia, i contadini scappano e si nascondono, mentre le guardie, rosse di rabbia, inveiscono contro di loro.

Il sogno dei rivoluzionari e dei contadini delle Farc è espresso nel primo articolo dei trattati di pace che, stando a diverse fonti, hanno contribuito a raggiungere a malapena il 20% degli obiettivi fissati. La Riforma agricola universale (primo articolo dei trattati) comprende due piani secondo i quali il governo è tenuto a conferire alle comunità 10 milioni di ettari. Fino al luglio 2019 sono stati dati in concessione 302.792 ettari: questo ha contribuito a migliorare la vita di 39.000 colombiani.

Óscar Salazar è un leader storico della lotta contadina. Divenne famoso durante la marcia contadina del 1999 quando per la prima volta si riuscì a unire varie comunità (popolazione autoctona, contadini, afroamericani…) facendo fronte comune.

Óscar ha due guardie del corpo. È felice, cordiale, un po’ cupo e si esprime molto bene. Il Servizio nazionale di protezione protegge Óscar e altri 4.487 eletti locali perché il governo stesso capisce che potrebbero trovarsi in situazioni pericolose.

Due settimane fa Óscar è stato aggredito. Due mercenari lo aspettavano per strada e poi hanno aperto il fuoco sulla sua vettura. C’è stata una sparatoria. Alla fine uno degli aggressori è rimasto ucciso e l’altro si trova all’ospedale di Popayán, il capoluogo del dipartimento di Cauca. La polizia lo tiene sotto sorveglianza 24h/24. Ma nessuno capisce perché.

“Il governo colombiano sta declinando la propria responsabilità rispetto ai trattati stipulati al Colón”, afferma Óscar nei locali di un’organizzazione umanitaria a Popayán. Dopo l’aggressione gli è stato vietato di rilasciare interviste ai giornalisti a casa propria.

“Inoltre, il governo sta ignorando questi trattati e limitando il bilancio e le risorse necessarie per la loro attuazione e di questo si fa esplicita menzione. Proprio in questa situazione l’opinione della comunità internazionale avrebbe grande importanza”, conclude.

Solamente 4 giorni dopo la visita dei giornalisti nella regione, i maggiori dirigenti delle Farc Iván Márquez, Jesús Santrich e Hernán Darío Velasquez (soprannominato El Paisa) hanno girato un filmato che è stato visualizzato da moltissime persone da tutto il mondo. Nel filmato dichiaravano che sarebbero tornati. Avrebbero preso nuovamente le armi e avviato una “nuova guerra partigiana per difendere il diritto dei popoli del mondo di ribellarsi da ogni forma di oppressione”. Nel suo intervento Márquez ha dichiarato che negli ultimi 2 anni, nonostante i trattati di pace, 500 attivisti e 150 partigiani volontari sono stati uccisi.

Subito dopo la situazione a Cauca è peggiorata. Il weekend successivo 25 persone sono state picchiate a sangue dai gruppi armati che operano liberamente nella regione.

In Colombia la gente ha tanta paura. La paura qui è come un membro della famiglia: sono decenni che la si invita a prendere un caffè anche se non è l’ospite più gradito in casa. Ma eccola qui. Si presenta quando meno te lo aspetti. Alle volte la paura si coniuga alle cosiddette “reali conseguenze” e si trasforma in realtà. Qualche membro della famiglia scompare, lo uccidono o è costretto a fuggire senza voltarsi indietro. I vicini cominciano a definirlo uno sfollato, ma non è più importante perché ormai se n’è andato e non sente più cosa si dice di lui.

Per via della guerra in Colombia ci sono stati 8 milioni di sfollati. Il mondo intero e i colombiani stessi ci hanno fatto il callo, ma la guerra continua a rimanere tale e non smette di rovinare la vita della gente. La guerra con il caffè finisce nello stomaco e provoca una gastrite cronica che dura già da 58 anni. Il caffè americano in Colombia viene chiamato tinto. È pericoloso perché pare che non faccia danni e non privi il sonno. Quindi, lo si beve e si sente di averne sempre bisogno. La paura, così come il caffè, diventa parte della famiglia. Calmi e raccolti, paura e caffè uccidono gli altri membri della famiglia proprio come un silenzioso compagno che tace le atrocità raccontate sui giornali. Non è un Paese per contadini.

Tags:
Colombia, Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc), FARC
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