08:55 06 Luglio 2020
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Dopo il fallimento del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF) nel mondo si è cominciato a temere che fossero a rischio anche altri accordi a livello internazionale.

Lassina Zerbo, segretario esecutivo della Commissione preparatoria in seno all’Organizzazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBTO), in un’intervista rilasciata a Sputnik ha spiegato se sia o meno necessario preoccuparsi del futuro del Trattato, se ci si debba aspettare nuovi test nucleari nordcoreani e chi potrebbe diventare il futuro direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA). L’intervista è stata curata dalla nostra corrispondente a Vienna, Margarita Kostiv.

Gli USA ritengono che la Corea del Nord seguiterà con la produzione di armi nucleari. Questo è ciò che ha dichiarato il vicesegretario di Stato USA per l’Asia orientale e la regione del Pacifico, David Stilwell. In tal senso di quali informazioni dispone la CTBTO?

Non ci occupiamo di armi nucleari in quanto tali, ma piuttosto dei test effettuati con armi nucleari. E ad oggi non ci siamo ancora ritrovati nella situazione di dover stimare il potenziale che una entità ha di creare nuove armi nucleari. Noi forniamo solamente una serie di caratteristiche tecniche che permettano di stabilire se in una data parte del pianeta sia in corso un evento insolito di carattere antropico. Questo è ciò di cui ci occupiamo.

Ma probabilmente avrete registrato qualcosa, no?

No. Ad oggi (dal 2006 ad oggi, NdR) il nostro sistema internazionale di monitoraggio (MCM) ha registrato 6 esplosioni derivanti da test nucleari dichiarati dalla Corea del Nord. I dati relativi a tali test sono poi stati trasmessi a tutte le altre nazioni. Oltre a questi 6 casi di cui siamo a conoscenza, non ricordo se abbiamo registrato qualcosa d’altro di insolito nella penisola coreana. Vi furono molte scosse di assestamento dopo l’ultimo grande evento (il sesto test nucleare eseguito nel 2017, NdR), ma abbiamo condotto un’analisi secondo cui si trattava in sostanza di scosse successive al test.

Capisco. Ma non c’è il rischio che la Corea del Nord in futuro condurrà altri test nucleari?

Spero di no. Posso solo sperare che ciò non accada. Innanzitutto, sono molto positivo visto l’avvio dei negoziati bilaterali con gli USA che hanno l’intento di trovare una soluzione adatta non solo per la penisola coreana, ma per l’intera comunità internazionale. Speriamo che i negoziati continueranno in tal senso: il presidente Trump ha affermato di essere aperto al dialogo.

Anche Kim Jong-un ha affermato di essere pronto a dialogare nuovamente con il presidente degli USA. Speriamo che questo dialogo venga rinnovato e che si trovi una soluzione per la penisola.

A Suo avviso, il formato bilaterale è efficace sulla questione nordcoreana? Quale formato darebbe i maggiori frutti?

L’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi non si consegue necessariamente in un solo modo. Ad esempio, le discussioni tra USA e Corea del Nord cominciarono in occasione delle Olimpiadi invernali tenutesi in Corea del Sud. Il mondo si è commosso nel vedere i giocatori di entrambi i Paesi (Corea del Nord e del Sud, NdR) riunirsi e giocare insieme. Questo diede la possibilità agli USA di avviare il dialogo con la Corea del Nord. Speriamo che, qualunque sia la decisione a cui giungeranno, questa faccia gli interessi della comunità internazionale e del maggior numero di persone. Ma quando si parla delle discussioni fra USA, Corea del Sud e Corea del Nord, non bisogna scordarsi di altre due partecipanti: Cina e Russia. In linea di massima, tutto ciò che potrebbe contribuire a risolvere in maniera pacifica il problema nella penisola nordcoreana, anche se si trattasse di un piccolo passo in avanti, sarebbe comunque un grande traguardo per la comunità internazionale.

Prima, però, ha detto che ci serve un formato multilaterale.

Io parlavo dell’importanza del multilateralismo perché allora si trattava del sostegno di un gran numero di persone. Talvolta, però, un accordo bilaterale può porre le basi per conseguire un accordo multilaterale o comunque un qualcosa che possa mettere d’accordo più parti. A mio avviso, vi sono stati diversi esempi di due, tre, quattro o anche sei Paesi che hanno avviato le trattative e, una volta giunti a un accordo, si sono attenuti ad esso a livello internazionale perché quello venisse poi preso in esame dall’Assemblea generale o dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Di recente abbiamo assistito al fallimento del Trattato INF. A Suo avviso, anche il CTBT è a rischio?

No, non penso che il CTBT sia a rischio perché è stato sottoscritto da 184 Paesi e ratificato da 168. Il nostro trattato ha una portata decisamente maggiore. Inoltre, siamo supportati tecnicamente e finanziariamente da tutti questi Paesi. Abbiamo posto fondamenta solide che contribuiranno a strutturare un accordo sulla non proliferazione delle armi nucleari. Svolgiamo un ruolo importante nel controllare gli armamenti. Il nostro compito è mettere a punto un sistema di verifica prima che l’accordo entri in vigore. Pensiamo che tutto ciò darà un contributo significativo per il raggiungimento del nostro obiettivo futuro, ossia un mondo senza armi nucleari.

Ma il trattato non è ancora entrato in vigore. Cosa è necessario fare perché ciò avvenga?

Il nostro motto è “Portiamo a termine ciò che abbiamo iniziato”. Abbiamo cominciato a lavorare intensamente, giorno per giorno. Al nostro fianco vi sono persone che dal punto di vista politico e tecnico sono legate al trattato. In seno alla CTBTO abbiamo un gruppo giovani e un gruppo di personalità di spicco che sostengono il trattato. Disponiamo di una squadra seria, di esperti provenienti da tutto il mondo che lavorano ogni singolo giorno per portare a termine la preparazione del sistema internazionale di monitoraggio (MCM). Si tratta di un centro internazionale di raccolta dati e ispezione dei siti sospetti, operazioni da eseguire prima che il trattato entri in vigore. In altre parole, mettiamo in campo strumenti tecnici e politici per far sì che il trattato entri in vigore.

Come valuta il sostegno dato dalla Russia nella promozione del CTBT e della sua entrata in vigore?

Collaboriamo egregiamente con la Russia per garantire e manutenere le centrali MCM presenti sul territorio russo. Vi è ancora una serie di questioni aperte circa il completamento della costruzione di alcune centrali, ma ci stiamo lavorando intensamente. Disponiamo anche di un Comitato di coordinamento tecnico che si impegna a risolvere alcune criticità di modo che saremo in grado di completare la rete di MCM in territorio russo. Siamo intenzionati ad accelerare questo processo e speriamo che sarà portato a termine a breve.

Come valuta il sostegno dimostrato dalla Russia al trattato a livello mondiale?

Quanto al CTBT, la Russia ci fornisce il migliore sostegno a livello sia tecnico sia politico. Il ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov, nonché il presidente Putin, in occasione del ventesimo anniversario del CTBT nel 2016 hanno pubblicamente dichiarato l’importanza del trattato e della sua entrata in vigore. Questo atteggiamento lo riscontriamo anche in altri Paesi. Vogliamo che il sistema di verifica (MCM) sia solido. Per far questo, abbiamo bisogno del supporto di tutti i Paesi firmatari. E la Russia ci sta dimostrando il suo sostegno.

A Suo avviso, la Russia potrebbe fare di più?

Se si pone questa domanda al presidente di una qualsiasi organizzazione, vi dirà in ogni caso che quello che vede non è abbastanza e che si può sempre fare di più. Saremmo felici se la Russia potesse fare di più per contribuire all’entrata in vigore del trattato e allo sviluppo delle capacità dell’MCM. Vorremmo che ogni Paese firmatario facesse di più per raggiungere il nostro obiettivo comune.

In un prossimo futuro ha in previsione di incontrare alti funzionari russi?

Da tempo ho in previsione di partecipare alla conferenza del Club Valdai. In tale sede sarei portavoce delle questioni africane. Dunque, miei impegni permettendo, cercherò di esserci. Poi intendo partecipare alla conferenza sulla non proliferazione a novembre.

Lei è uno dei 4 candidati al posto di presidente generale dell’IAEA. A Suo avviso, quali sono le priorità all’interno dell’Agenzia?

Mi permetta di cominciare dicendo che ci troviamo in una situazione insolita. Ancora siamo in lutto per la scomparsa del direttore generale Amano e già è necessario trovare tempestivamente un nuovo direttore in grado di affrontare le sfide che si pongono dinanzi all’Agenzia. La particolarità della situazione è data anche dal fatto che sono già stati stabiliti un budget e una strategia a medio termine che il nuovo direttore dovrà prendere in considerazione, attuare e integrare con il proprio contributo. È necessario che vengano garantite la trasparenza, l’imparzialità e la professionalità necessarie a questa organizzazione per far fronte alle sfide future. Vi sono sfide a breve e a medio termine. A breve termine c’è la sfida sul piano politico, mentre a medio termine la sfida è piuttosto a livello gestionale con l’obiettivo di assicurare all’Agenzia la stabilità. E io spero di conseguire proprio questo qualora diventassi direttore generale. Non andrò a complicare la situazione. Intendo piuttosto lavorare per migliorare ciò che, secondo i Paesi membri, dev’essere migliorato. E questo verrà fatto su accordo delle parti perché ogni direttore generale è tanto flessibile quanto lo stabiliscono i Paesi membri dell’Agenzia con le loro concessioni.

Conta sul fatto che la Russia sosterrà la Sua candidatura?

Conto sul supporto di tutti. Vorrei ottenere il sostegno dei 35 membri del Consiglio dei Governatori. È necessario il sostegno dei 171 Paesi membri dell’IAEA. Vorrei il sostegno di ognuno di essi per poter operare legittimamente e con la loro fiducia in maniera trasparente, imparziale e con una prospettiva ben chiara.

Chi sarà il segretario esecutivo della CTBTO qualora Lei fosse nominato direttore generale dell’IAEA?

Questo verrà deciso dai Paesi membri della CTBTO, è una loro prerogativa. Al momento è in corso il processo di nomina del nuovo direttore generale dell’IAEA, questo non riguarda la CTBTO. Dicono che la CTBTO viene ormai associata al mio nome, quindi probabilmente chiederanno il mio parere. Ma comunque, come ben sa, nessuno è insostituibile. I recenti fatti hanno dimostrato che abbiamo bisogno di pensare un po’ di più a ciò che facciamo ogni giorno perché tutto potrebbe cambiare. Probabilmente arriverà qualcuno con idee innovative, un po’ come feci io a suo tempo. Magari farà meglio di quanto ho fatto io alla CTBTO. Spero che sia la CTBTO sia l’IAEA facciano grandi passi in avanti.

Si sa già quando sarà nominato il direttore generale dell’IAEA? Quali sono i termini?

Ho sentito che il direttore generale dell’IAEA deve cominciare il suo mandato il primo gennaio. Aspettiamo che il Consiglio dei Governatori ci comunichi la data delle elezioni. Ma in alcuni casi non servono nemmeno le elezioni. Speriamo, infatti, che ci sia una scelta consensuale del candidato perché ce ne sarebbe estremo bisogno. Tutti i 4 candidati sono eccezionali. Ma ci serve un candidato che più degli altri sia in grado di affrontare le sfide che l’Agenzia si troverà di fronte nei prossimi anni.

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Kim Jong-un, Donald Trump
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