20:40 10 Dicembre 2019
Lavrov all'ONU

La dominazione occidentale sta giungendo al termine - Lavrov

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Ieri sera il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è intervenuto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, concentrando la propria attenzione sulle maggiori sfide globali.

Per il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov l'Occidente starebbe ignorando la realtà, tentando di impedire la formazione di un mondo multi-polare, di fatto già esistente, con l'imposizione di leggi "liberali" che, al giorno d'oggi, non funzionano più.

"Per l'Occidente è difficile da accettare che secoli di lunga dominazione stiano giungendo al termine", ha dichiarato Lavrov.

Il ministro ha poi sottolineato che, oggi, dappertutto sul pianeta si assiste all'insorgenza di nuovi, importanti centri economici e politici, ma che gli Stati Uniti e i loro alleati stanno facendo di tutto per non permettere il declino di un mondo occidentalocentrico.

"Si impongono agli altri degli standard basati su una ristretta, interpretazione occidentale del liberalismo. 'Siamo liberali, perciò tutto ci è permesso'", ha dichiarato Lavrov, sottolineando che "l'Occidente continua a dimenticare il diritto internazionale, limitandosi semplicemente a dettare le proprie leggi".

Per il diplomatico russo sarebbe dunque il caso di trovare delle soluzioni alle grandi sfide globali "che si basino sullo Statuto delle Nazioni Unite, cercando di trovare un equilibrio tra gli interessi di tutte le nazioni".

Le tensioni nel Golfo Persico

Lavrov si è poi soffermato sulla pericolosa situazione nel Golfo Persico, spiegando che le tensioni di quest'ultimo periodo, legate agli attacchi alle raffinerie saudite del 14 settembre, sono "alimentate artificialmente".

"Le tensioni nel Golfo Persico sono alimentate artificialmente. Invitiamo tutti a cercare di superare i particolarismi attraverso il dialogo, senza avanzare accuse infondate. Il nostro contributo sta nel nuovo concetto russo di sicurezza collettiva della regione, che abbiamo presentato quest'estate", ha dichiarato Lavrov all'Assemblea Generale ONU.

A luglio, il ministro degli Esteri russo aveva presentato una versione aggiornata di un'iniziativa denominata Concezione della sicurezza collettiva per la regione del Golfo Persico, che proponeva di rinunciare al "dispiegamento di contingenti permanenti da parte di stati non facenti parti della regione".

Il concetto alla base dell'iniziativa era quello di stabilire un nuovo sistema di sicurezza per la regione mediorientale, sotto la superivisone di Russia, USA, Cina, India e Unione Europea.

"L'iniziativa consiste in cose abbastanza semplice. Tutti i Paesi del Golfo e i loro partner regionali ed extra-regionale dovranno sedersi al tavolo delle trattative per cercare di trovare una soluzione alle tensioni, seguendo alcune linee guida molto semplici: pace, confidenza, trasparenza", ha spiegato Lavrov.

Le tensioni nel Golfo Persico sono nuovamente montate, dopo l'attacco alle due raffinerie Aramco Oil del 14 settembre scorso, rivendicato dalle milizie yemenite Houthi, per il quale Washington e i suoi alleati hanno accusato l'Iran.

Il Trattato START

Il ministro degli Esteri russo ha poi parlato della questione dei missili a medio e corto raggio, esprimendo una certa preoccupaizone per le reazioni non certo positive degli USA alla proposta avanzata dal presidente russo Vladimir Putin negli ultimi giorni di una moratoria sul dislocamento di tali armamenti e di estendere il trattato START (Strategic Offensive Arms Treaty)

"Il presidente Putin ha annunciato una moratoria per impedire il dislocamento di batterie missilistiche a medio e corto raggio in Europa e in altre regioni, mentre gli americani si rifiutano di farlo. Abbiamo invitato gli Stati Uniti e la NATO ad unirsi a questa moratoria. Abbiamo proposto ripetutamente a Washington di avviare dei negoziati per estendere il trattato START. La Russia e la Cina sono favorevoli a siglare un documento che prevenga una corsa alle armi nello spazio. Ma le reazioni degli Stati Uniti e dei loro alleati non sono state molto incoraggianti finora", ha detto Lavrov.

Il 2 agosto 2019 gli Stati Uniti d'America hanno annunciato la propria uscita unilaterale dal trattato INF sulla non proliferazione di armamento nucleare, siglato da USA e URSS nel 1987.

Ora anchei il trattato New START, entrato in vigore nel 2011 e che limita il numero di missili balistici intercontinentali dispiegati, missili balistici lanciati da sottomarini, e bombardieri equipaggiati con bombe atomiche e testate nucleari, sembrerebbe essere in pericolo.

Il trattato scade nel 2021 e per ora Washington non ha deciso se sia sua intenzione procedere ad un eventuale prolungamento.

Il New START stabiliva che entro il 5 febbraio 2018 USA e Russia avessero non più di 400 missili balistici intercontinentali, missili balistici collocati in sottomarini e bombardieri strategici, non più di 1550 testate e non più di 800 lanciatori.

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