12:03 21 Novembre 2019
Poveri

Negli Stati Uniti (e non solo) mai così alto il divario tra ricchi e poveri

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Il divario tra ricchi e poveri negli Stati Uniti sarebbe in aumento e, secondo i dati ufficiali, l’anno scorso avrebbe registrato il livello più alto da mezzo secolo a questa parte. Ma il problema non riguarda solo gli USA.

Sono i dati ufficiali raccolti dal Census Bureau, l'Ufficio del censimento degli Stati Uniti d'America, un'agenzia del dipartimento del commercio degli Stati Uniti d'America che si occupa dei censimenti e delle statistiche demografiche ed economiche.

Le disparità di reddito si sono ampliate dal 2017 al 2018 con gli Stati federati di Alabama, Arkansas, Kansas, Nebraska, New Hampshire e New Mexico ad aver dimostrato gli scostamenti maggiori rispetto alle precedenti rilevazioni. Ad avere i maggiori indici di disugaglianza rimangono comunque gli Stati costieri.

E’ l’indice di Gini a non lasciare dubbi, quell’indice cioè introdotto dallo statistico italiano Corrado Gini (1884 – 1965) che misura il coefficiente di diseguaglianza in una distribuzione.

L'indice Gini è cresciuto da 0,482 nel 2017 a 0,485 l'anno scorso, secondo i dati del Bureau e riportati da Associated Press. L'indice Gini varia da una scala da 0 a 1; il punteggio 0 indica una perfetta uguaglianza, il punteggio 1 indica una perfetta disuguaglianza, cioè la sitazione ipotetica in cui una sola famiglia deterrebbe tutte le entrate del Paese.

L'espansione delle disuguaglianze arriva paradossalmente nello stesso momento in cui il reddito medio familiare a livello nazionale è aumentato a quasi 62.000 dollari. Segno evidente che il reddito complessivo è sì aumentato ma distribuito in modo non uniforme con i ricchi che sono divenuti ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri.

Coefficiente di Gini nel mondo

Non è facile né sempre attendibile eseguire confronti tra Paesi utilizzando il coefficiente di Gini, questo indice infatti si calcola sulla base dei dati disponibili i quali possono essere spesso incompleti e in qualche caso fuorvianti. Per esempio i Paesi in cui circola molto reddito in nero potrebbero dare falsi risultati positivi.

La Russia per esempio risultava tra i Paesi virtuosi secondo i dati raccolti dall’ultima indagine ONU del 2005 ma sappiamo che l’effetto ‘privatizzazioni selvagge’ del dopo URSS non era ancora terminato ai tempi di quelle rilevazioni né possiamo affatto dire lo sia adesso. Mafie e corruzione anche sono elementi che alterano il calcolo. D’altra parte ci sono Paesi, come per esempio il Bangladesh, che hanno sì un coefficiente di Gini che indica una discreta distribuzione della ricchezza, ma è una distribuzione che accomuna tutti verso il basso.

L’indice è tuttavia utilizzabile per valutazioni di fonto e, sopratutto, per studiare gli andamenti temporali all’interno di un medesimo sistema di riferimento. Nel caso degli Stati Uniti per esempio vediamo bene che questo indice è sempre andato peggiorano. Si è infatti passati dallo 0,394 del 1970, allo 0.403 del 1980, 0.428 del 1990, 0.462 del 2000 all’ultimo dato dello 0,485 registrato appunto lo scorso anno.

Secondo il rapporto ONU del 2005 il Paese più virtuoso sarebbe la Danimarca, seguito dal Giappone e gli altri Paesi scandinavi e nord europei (0,247 Danimarca, 0,249 Giappone, 0,250 Svezia).

I peggiori sarebbero i Paesi sud e centro africani con il record negativo detenuto dalla Namibia che all’epoca dello studio aveva un indice dello 0,707. L’Italia si piazza in fascia intermedia appena un po’ dietro alle altre grandi nazioni europee con un andamento storico che era andato migliorando dal dopoguerra con una fase poi al rialzo negli anni '90 e poi alternante successivamente fino ad una nuova tendenza al rialzo registrata negli ultimissimi anni.

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