02:28 20 Novembre 2019
Un mini robot militare

La carica dei Dogo, i robot militari israeliani potrebbero venire prodotti in Russia

© Sputnik . Ministry of defence of the Russian Federation
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La società israeliana General Robotics, specializzata nella produzione di soluzioni robotiche militari, sarebbe intenzionata a realizzare la propria produzione di robot da combattimento in Russia, ha dichiarato il suo principale investitore.

Kenes Rakishev, principale azionista della General Robotics, ha dichiarato ai microfoni dei media russi che "è possibile che la produzione venga aperta in Kazakistan o in Russia, ma il luogo esatto poco importa, poiché si tratta di un unico spazio economico”.

Ha poi osservato che non vi sono clienti dalla Russia per i prodotti dell'azienda israeliana i quali principalmente consistono in piccoli sistemi robotici montati su cingoli utilizzati per operazioni speciali.

Il prodotto attualmente di maggior successo della Generl Robotics è un piccolo robot chiamato Dogo del peso di soli 11,5 kg cingolato capace di salire scale e superare ostacoli ad alta difficoltà facendo fronte a pendenze frontali fino a 40° e laterali fino a 30°. Lavora in modo indipendente con autonomia dalle due alle cinque ore a seconda della difficoltà della missione ed è, a detta dei produttori, e da quanto chiunque può dedurre  dalla presentazione video sul sito dell’azienda, utilissimo in combattimento a supporto delle truppe a terra perchè è capace di andare in avanscoperta ed individuare dove si nasconde il nemico grazie alle sue microtelecamere.

Oltre ai robot per le operazioni di terra la società sta investendo ora anche in sistemi capaci di combattere specificatamente contro i veicoli aerei a loro volta senza pilota. Il sistema Pitbull-3 Anti Drone è dotato di mitragliatrici da 7,62 o 5,56 mm integrate da unità optoelettroniche (l’optoelettronica è quella branca dell'elettronica che studia i dispositivi elettronici che interagiscono con la luce). I radar di questi sistemi sono dotati forniscono un raggio di rilevamento dei droni di 5 km ed un sistema di interferenza che opera su cinque diversi intervalli di frequenza è in grado di distruggere i vari canali di dati utilizzati dai droni per il controllo, il GPS e scaricare i video.

Secondo Rakishev, come hanno dimostrato i recenti eventi in Arabia Saudita, contrastare i droni da combattimento sta diventando uno dei compiti di sicurezza più importanti nel mondo moderno.

"Il rafforzamento delle capacità non letali delle armi prodotte dalla nostra compagnia ci consente di intercettare i droni durante il volo, garantendo la sicurezza del perimetro", ha detto.

Attacchi al Regno Saudita

I due maggiori impianti della compagnia petrolifera nazionale saudita Aramco ad Abkaik e a Hurais sono state attaccate nella notte del 14 settembre. I ribelli hussiti del movimento yemenita Ansar Allah hanno rivendicarono la responsabilità dell'attacco. A seguito delle esplosioni e gli incendi, il più grande esportatore mondiale di petrolio aveva ridotto la propria produzione a 5,7 milioni di barili al giorno dai 9,8 milioni di barili di prima dell’attacco. Mercoledì 18 settembre, un rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa saudita, Turki al-Maliki, ha presentato in una conferenza stampa a Riyad frammenti di droni e missili da crociera, accusando l’Iran di un coinvolgimento diretto negli attacchi. Al tempo stesso il Ministro ha ammesso che il luogo esatto di lancio non è stato ancora individuato ma si è detto convinto che non fosse nello Yemen.

Le guerre del futuro

Se da una parte l’introduzione dei droni volanti è stata una innovazione epocale, come dimostra per altro l’episodio della Aramco, dall’altra le apparecchiature a terra tipo il Pitbull-3 Anti Drone non possono che essere la naturale risposta. E’ pervedibile (forse anche auspicabile) che l’industria bellica si possa indirizzare verso sistemi sempre più piccoli, automatici ed efficaci capaci di combattersi tra loro. 

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