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09:09 13 Novembre 2019
La nave Ong 'Open Arms' si dirige verso Lampedusa

Migranti, dopo gli accordi di Malta, regole più severe per navi Ong

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Con il documento di Malta si regolarizzano i salvataggi delle ONG, che da adesso dovranno operare rispettando regole più severe.

Evitare il pull factor, assicurare che il meccanismo temporaneo di ripartizione dei richiedenti asilo, delineato durante il vertice de La Valletta, "non apra nuove strade irregolari verso le coste europee ed eviti la creazione di nuovi fattori di attrazione"

In questa chiave i 5 ministri degli Interni (Italia, Malta, Francia, Germania e Finalandia) riuniti a Malta lo scorso 23 settembre, hanno disciplinato operazioni di salvataggio delle ong, sottoponendo le navi a regole più rigide. 

Le navi dovranno essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera, dovranno seguire le indicazioni Centro di coordinamento per il salvataggio, non dovranno inviare segnali luminosi alle barche e non potranno ostacolare le operazioni della Guardia costiera, italiana e libica.

Un punto, l'intervento della guardia costiera libica, che verrà di certo digerito male dagli attivisti impegnati nelle operazioni di riscatto in mare, che hanno più volte denunciato il coinvolgimento dei militari libici nella tratta e nella gestione dei centri di detenzione. 

Le nuove regole

Le imbarcazioni saranno sottoposte alle leggi nazionali dello stato di cui battono bandiera, dovranno essere registrati come navi da salvataggio e rispettare determinati standard di equipaggiamento. 

"Le navi devono essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera. Dove possibile, le imbarcazioni per il salvataggio saranno registrate come tali. L'amministrazione dello stato di bandiera assicurerà che tali imbarcazioni siano qualificate in modo adeguato ed equipaggiate per condurre tali operazioni". 

Si legge inoltre che: "imbarcazioni impegnate nelle operazioni di salvataggio devono seguire le istruzioni del Centro di coordinamento per il salvataggio, non devono spegnere i transponder di bordo; non devono inviare segnali luminosi o qualsiasi altra forma di comunicazione per facilitare la partenza di barche che trasportano migranti dalle coste africane; non devono ostacolare le operazioni di ricerca e salvataggio della Guardia Costiera, inclusa la Guardia Costiera libica". 

Ricollocamento, rimpatri e rotazione dei porti

Viene specificato che "Il ricollocamento veloce dei richiedenti asilo salvati in mare non dovrà superare le quattro settimane" e seguirà "un sistema fast track per il ricollocamento dei richiedenti asilo sulla base di impegni dichiarati prima dello sbarco, e dove possibile rimpatri subito dopo lo sbarco". 

Secondo l'accordo la responsabilità sul migrante da ricollocare non ricadrà più sul Paese di primo approdo, ma sullo Stato che lo accoglie, e "il sistema dovrà essere basato su procedure operative standard concordate".

Il documento prevede che la rotazione dei porti sicuri non sarà obbligatoria, ma volontaria. "Ogni Stato membro può sempre offrire un posto alternativo di sicurezza su base volontaria. Nel caso di uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste per la protezione internazionale, un posto di sicurezza alternativo sarà proposto su base volontaria".

 

 

 

Tags:
ONG, Migranti, Malta, Francia, Italia
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