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04:46 12 Novembre 2019

Macron ha discusso con presidente Iran questioni di sicurezza nel Golfo Persico

© AFP 2019 / Atta Kenare
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Il presidente iraniano Hassan Rouhani e il suo omologo francese Emmanuel Macron hanno discusso la situazione critica nella regione del Golfo Persico.

La settimana di alto livello della sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York si aprirà martedì e durerà fino al 30 settembre.

"Hassan Rouhani ed Emmanuel Macron si sono incontrati in serata... ai margini della 74° sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e hanno discusso della cooperazione bilaterale nell'interesse di entrambi i paesi, della pericolosa situazione nella regione e della nuova iniziativa di pace di Rouhani, chiamata "Hormuz Peace Initiative", ha affermato il servizio stampa.

Il presidente iraniano presenterà alle Nazioni Unite un progetto di cooperazione con gli stati vicini per garantire la sicurezza del Golfo Persico, dello Stretto di Hormuz e del Golfo dell'Oman con la partecipazione dei paesi della regione.

Rouhani ha sottolineato l'importanza di rispettare gli obblighi nel Piano d'azione congiunto globale (PACG) nel mantenere l’accordo internazionale, soprattutto dopo l'uscita degli Stati Uniti.

Il presidente ha anche criticato la dichiarazione congiunta di Francia, Gran Bretagna e Germania, in cui i paesi hanno condannato l'attacco dell'Iran alle strutture petrolifere saudite, sostenendo l’infondatezza delle loro accuse.

Macron, a sua volta, ha accolto con favore l'iniziativa di pace del presidente iraniano sulla sicurezza regionale, parlando degli sforzi della Francia per conservare il PACG, e ha invitato i paesi europei a cooperare con altre parti del trattato, in particolare con Russia e Cina.

La condanna di Francia, Germania e Regno Unito all'Iran

Condannando l'attacco alle strutture petrolifere dell'Arabia Saudita, i leader di Francia, Germania e Regno Unito hanno osservato che ciò vale per tutti i paesi e che incrementa il rischio di un grave conflitto. Hanno invitato l'Iran a ripristinare il pieno rispetto dei suoi obblighi ai sensi del piano d'azione globale congiunto (PACG) e ad avviare negoziati su un quadro di programmi nucleari a lungo termine e su questioni di sicurezza regionale, compreso un programma missilistico.

Il più grande esportatore e uno dei tre maggiori produttori di petrolio, l'Arabia Saudita, dopo l'attacco alle sue strutture petrolifere il 14 settembre, ha ridotto la produzione di oltre la metà - 5,7 milioni di barili al giorno invece che i circa 9,8 milioni. Il ministro saudita dell'Energia ha annunciato il 17 settembre che, grazie all'utilizzo delle riserve, le forniture di petrolio erano già tornate al loro livello precedente e che il taglio di produzione è stata finora ripristinata della metà.

I ribelli Houthi, contro i quali la coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita combatte dal 2014, hanno rivendicato l'attacco con droni. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo però ha dichiarato che non vi è alcuna prova di un attacco da parte dello Yemen e ha incolpato l'Iran. Anche la coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita ritiene che Teheran sia coinvolta negli attacchi. L'Iran nega le accuse.

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Emmanuel Macron, Hassan Rouhani
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