12:16 10 Dicembre 2019
il primo arresto di un foreign fighter, secondo le nuove leggi italiane vigenti in materia di antiterrorismo.

Terrorista ISIS racconta di essere stato curato in Svezia prima di tornare in Siria

© AP Photo / Hatem Moussa
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Per ammissione dello stesso terrorista, al suo ritorno temporaneo ‘a casa’, sarebbe stato accolto nientemento che dalla SÄPO, le forze di sicurezza svedesi.

Il terrorista dello Stato Islamico con cittadinanza svedese ed ex residente a Göteborg, Khaled Shahadeh, ha affermato di aver ricevuto cure mediche dallo Stato svedese dopo essere rimasto ferito in uno scontro con l'esercito siriano nel 2014.

Per sua stessa ammissione, poichè mancava l’adeguata assistenza e non poteva più muovere un braccio, e poichè non aveva le disponibilità per acquistare un’assistenza privata in Turchia, si è fatto rimpatirare per le cure.

“Hanno riparato tutti i nervi e mi sono ripreso. Poi mi sono sposato e sono tornato in Siria con mia moglie ”, ha detto Shahadeh, 29 anni, in un'intervista esclusiva dall'interno di una prigione curda e pubblicata dal quotidiano svedese Expressen con tanto di video.

Stando alla stessa testimonianza riportata nell’intervista, Shahadeh all'aeroporto sarebbe stato incontrato dal personale della polizia di sicurezza SÄPO.

"Erano un po' preoccupati del motivo per cui ero tornato in Svezia", ​​ha detto Shahadeh, riferendo che gli diedero un passaggio dall'aeroporto. "Hanno subito iniziato a fare domande sul perché fossi tornato e su cosa avrei fatto in Svezia. Però hanno riconosciuto fin dall'inizio che non avevo fatto nulla che violasse la legge svedese. Dissero che non esisteva una legge che stabilisse che non avrei dovuto unirmi ad Al-Dawla o fare jihad”, ha affermato Sahadeh.

Shahadeh ha ammesso di essere tornato in Siria nel 2015, nella zona allora controllata da Daesh e di aver assistito a molte esecuzioni di massa di prigionieri.

“Molti prigionieri sono stati giustiziati, alcuni decapitati. È la cosa peggiore che abbia mai visto con i miei occhi ”, ha detto.

Shahadeh è rimasto con lo Stato Islamico fino allo scontro finale a Baghouz nella primavera del 2019, quando è fuggito e poi finito nella prigione curda da cui rilascia la sua intervista.

Ora ripone nuovamente le sue speranze nello Stato svedese.

“Voglio chiedere perdono a tutti, non solo alla mia famiglia. Se la Svezia vuorrà aiutarmi, lasciate che lo facciano. Saremo grati se la Svezia ci aiuterà ad uscire da qui ", ha concluso Shahadeh.

Khaled Shahadeh era vissuto a Göteborg tutta la vita e si era preso un periodo di aspettativa alla Volvo per unirsi alla jihad.

La Svezia ha contribuito direttamente alla causa jihadista con circa 300 individui, registrando una delle percentuali pro capite più alte in Europa. Il Paese scandinavo è notoriamente riconosciuto come piuttosto lassista nei confronti dei ‘rimpatirati’ dopo la partecipazione in attività della jihad nel mondo, con dozzine di foreign fighters rientrati a casa senza aver mai subito procedimenti giudiziari per i crimini commessi altrove.

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