16:31 22 Novembre 2019

Come si vive nella città più russa della Norvegia

© Sputnik . Pavel Lvov
Mondo
URL abbreviato
1401
Seguici su

Fiordi, renne e… chiese ortodosse: nel nord della Norvegia c’è un luogo che si prende gioco dei battibecchi tra Europa e Russia. La cittadina di Kirkenes, un tempo centro del commercio del nord, oggi sceglie come e con chi stare.

Il corrispondente di Sputnik si è recato nel cuore della Lapponia russa e ha fatto luce su cosa unisca gli abitanti del luogo nonostante la prossimità del confine russo-norvegese.

In Russia per comprare il cibo

Più ci si avvicina all’Oceano glaciale artico, più basse sono le nuvole. Più si va a nord meno alberi ci sono: i boschi si tramutano in tundra e improvvisamente ricomincia la taiga. E tutto questo è intervallato dai fiordi.

Nell’area nord-occidentale della penisola di Kula non si riesce bene a capire dove sia cosa. D’inverno il giorno quasi scompare, mentre d’estate è la notte a farlo. Non vi è un confine ben distinto tra tundra e taiga. E nemmeno fra i territori norvegesi e quelli russi. Solamente i chilometri di filo spinato stanno ad indicare il confine.

“Kirkenes è qui a soli 30 km, ma ci sarò stata forse una volta, nel 2001 durante una gita scolastica”, afferma Svetlana, una negoziante presso una stazione di servizio russa di confine. I russi non ci vanno quasi mai, ma i norvegesi invece vengono spesso qui. Gli abitanti di entrambe le zone frontaliere (al massimo 30 km) possono attraversare il confine senza visti, ma solamente con dei lasciapassare speciali.

“I norvegesi li usano spesso. Durante i weekend vengono con grandi macchine e comprano tutto. Da loro il cibo è più costoso e non sempre di buona qualità. Per non parlare poi del “drink” che per loro è molto costoso”, continua Svetlana.

“Drink! Drink! Where is it?”, chiedono i norvegesi in un inglese raffazzonato. A loro interessa sapere dove possono comprare la vodka.

© Sputnik . Pavel Lvov
La cittadina di Kirkenes

Circa un secolo fa nel Nord della Lapponia vi era una lingua internazionale: un idioma a metà tra il russo, il norvegese e il dialetto degli aborigeni Sami (simile al finlandese). Anche oggi si può sentire, ad esempio alle Svalbard. Si tratta del Russenorsk, usato molto dai commercianti.

Proprio grazie al commercio si cominciò a conquistare queste terre. Nel XI secolo circa gli Ushkuynik, avventurieri della Repubblica di Novgorod, si spinsero fino al nord della Norvegia e cominciarono a commerciare con i Sami. Nella metà del XVI secolo uno di questi commercianti, Mitrofan di Torzok, cominciò a convertire le tribù locali all’ortodossia. Poi lui stesso divenne monaco con il nome di Trifone e nei pressi del confine odierno fondò un monastero. Si tratta del Monastero di Pečenga, il più settentrionale al mondo.

Per quasi tutta la sua vita il monaco Trifone venne perseguitato dagli sciamani Sami per le sue predicazioni. Secondo la leggenda, una volta il monaco, cercando di salvarsi dagli sciamani, batté il proprio bastone su una pietra e la roccia si aprì di modo che il modo potesse nascondersi in una grotta. Oggi quel luogo è una destinazione di pellegrinaggio dei credenti ortodossi anche se è difficile da raggiungere. Dinnanzi all’icona posta sull’entrata della grotta pregano anche i marinai norvegesi. Questa grotta la chiamano il “nascondiglio di Trifone”, mentre il golfo è “la baia degli elfi”.

“Non studiano più il russo a scuola”

Nel villaggio di Neiden il monaco Trifone costruì un piccolo campanile che si è conservato fino ai giorni nostri. Al tempo di Boris Godunov l’allora Nyavdensky pogost (così si chiamava il villaggio) era uno dei punti più settentrionali dello Zarato russo. Dopo il Periodo dei torbidi e la Prima guerra del Nord con gli svedesi qui sorgeva il Fellesdistrikt, ovvero un territorio condiviso tra Svezia e Russia nel quale vivevano prevalentemente Sami e russi. All’inizio del XIX secolo Carlo XIV di Svezia e Alessandro I di Russia si accordarono perché queste terre andassero al Regno di Svezia e Norvegia.

Tuttavia dopo alcuni decenni questo divenne un territorio di contesa. E per accaparrarselo in qualche modo, i norvegesi costruirono dappertutto templi luterani. La chiesa di Kirkenes è uno di questi. In verità, la città rimase comunque a prevalenza russa e a riprova di questo vi è il cartello che indica anche in russo il nome della via accanto al tempio: Kirkegata - Киркегата.

“Per legge, se arriva una famiglia con un bambino, a scuola sono tenuti a insegnargli nella sua lingua madre. Prima c’erano anche insegnanti di russo, ma da qualche anno non ci sono più. Dicono che non ci siano fondi. Conosco persone che hanno portato le loro bambine in un asilo in cui erano i genitori stessi a organizzarsi per cercare gli insegnanti”, racconta Lyudmila Veselkova, un’abitante di Kirkenes.

Chiaramente in una città in cui la comunità russofona è ufficialmente il 10% del totale, c’è sì una scuola russa, ma si tratta di un’iniziativa privata. Anche se poco tempo fa il russo era molto più richiesto.

“Le controsanzioni si sentono molto”

Dagli anni ’90 tra Norvegia e Russia si sviluppò attivamente il commercio e nel 2011 il fatturato si attestava a 3,2 miliardi di dollari. Nel 2014, però, la Norvegia si unì alle sanzioni europee contro la Russia sebbene la Norvegia in realtà non faccia parte dell’UE. In risposta Mosca ha introdotto le controsanzioni vietando l’importazione di alimenti europei. Questo ha colpito in particolare la Norvegia: le esportazioni di cibo nel 2015 sono calate dell’11,3% e il fatturato delle operazioni fra i due Paesi si è dimezzato.

La costa di Kirkenes con la suggestiva vista sul golfo ne è un esempio lampante. Un tempo lì c’erano molti bar, ma ora è rimasto solo un locale con un’insegna “Biliardo. Birra”. Ma invece di marinai rumorosi alla sera ci vanno a bere i norvegesi. Olaf ci spiega che anche oggi la città rimane in vita grazie alla Russia… e ai soldi dei tedeschi.

“Qui amano venire i turisti tedeschi: per loro vengono organizzati tour speciali nei pressi della frontiera russa. Vengono portati sul Paatsjoki, il fiume di frontiera, e i tedeschi si meravigliano di come si possa convivere con un “Paese dittatoriale”, come pensano che sia la Russia”, spiega.

© Sputnik . Pavel Lvov
La cittadina di Kirkenes

Paradossalmente questa piccola cittadina balza spesso agli onori della cronaca mondiale. Nel 2015, ad esempio, subì una “invasione di biciclette”: per via delle continue tempeste nel Mediterraneo centinaia di migranti mediorientali si diressero verso il confine russo-norvegese in cerca di asilo. E poiché non è possibile attraversa la frontiera a piedi, a Murmansk comprarono delle biciclette, anche da bambino.

“Chiaramente ci dispiaceva, ma non potevano portare chiunque, altrimenti ci avrebbero arrestati. Accanto all’aeroporto era stato allestito un campo temporaneo per loro dato che molti erano ammalati e non avevano documenti. I più sospetti venivano tenuti in un hotel da cui non potevano uscire. Poi vennero tutti suddivisi nelle varie circoscrizioni norvegesi”, ricorda così gli eventi di quel periodo Elena Yusebi, un’abitante del luogo.

Anche Kirkenes si prese la sua quota di migranti. In verità, qui ne rimasero pochi: molti andarono nel Sud del Paese dov’è più facile trovare lavoro.

Da Kirkenes se ne vanno anche norvegesi e russi. Nel 2015 la società estrattiva Sydvaranger Gruve annunciò la bancarotta e circa 500 persone rimasero senza lavoro. Dovette affrontare problemi anche la società edilizia Kimik che riuscì a rimanere a galla grazie ai lavori di manutenzione dei pescherecci russi.

Dopo le controsanzioni è diventato chiaramente difficile. Passano meno pescherecci e di solito si fermano a Murmansk”, afferma Elena.

“Il tempio unisce”

Dunque, da centro del commercio lappone Kirkenes nel giro di pochi anni è diventata una tranquilla cittadina di provincia con una popolazione di 10.000 persone. I russi sono circa 1000, ma sono i più attivi. Per questo, le feste ortodosse sono motivo di celebrazione per tutti.

“Per il battesimo vi fu una tromba d’aria: il vento era così forte che la gente faticava a rimanere in piedi. I norvegesi ci hanno aiutato e hanno mantenuto l’ordine. C’erano molti marinai e, se non fosse stato per il maltempo, sarebbe venuto tutto il paese”, ricorda Elena.

Tra l’altro, non sono solo i norvegesi ad avere la “Via della chiesa”. Infatti, in passato gli ortodossi del luogo si recavano a Neiden, a 40 km da Kirkenes, per andare in chiesa. Per questo, la comunità ortodossa qui si è sviluppata solo di recente. Dall’inizio degli anni 2000 i credenti hanno ufficiato i riti o a casa propria o nel tempio luterano o in locali presi in affitto. Nel 2015 la parrocchia ha acquistato due case e una di esse oggi è un edificio religioso in onore del monaco Trifone, mentre l’altra è un centro di catechesi. I riti sono officiati da un sacerdote di Murmansk due volte al mese. Elena è a capo della comunità di fedeli. Elena, Lyudmila e altre quattro parrocchiane cantano nel coro.

“All’inizio talvolta insieme al sacerdote venivano anche dei cantanti da Murmansk, poi i sacerdoti ci hanno dato la loro benedizione perché imparassimo da soli. E adesso abbiamo un nostro coro”, dice Elena.

In verità, talvolta il canto delle preghiere ortodosse viene intervallato dal suono di tamburi: infatti, la comunità ortodossa offre il locale anche a credenti eritrei i quali officiano riti particolarmente esotici.

“Chiaramente la maggior parte della gente che viene sono russi. A messa ci sono circa 50 persone, in occasione delle feste ce ne sono di più. È un evento che unisce i nostri compatrioti. Per lunghi anni abbiamo provato a organizzare una comunità di compatrioti ortodossi, ma non ci siamo riusciti. Solo quando è stata annunciata la creazione di una parrocchia ortodossa, le cose sono cambiate”, conclude Lyudmila.

Tags:
Norvegia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik