23:41 15 Novembre 2019
Airbus A321 del vettore Thomas Cook

'Thomas Cook' fallisce, 500mila turisti da riportare a casa

CC BY 2.0 / Riik@mctr
Mondo
URL abbreviato
349
Seguici su

La compagnia britannica non è riuscita a chiudere la trattativa di 200 milioni reclamati dai creditori. Il rimpatrio dei turisti costerà una cifra superiore al debito.

Va in bancarotta il colosso dei viaggi del Regno Unito, la “Thomas Cook”, dopo che nella notte erano saltate le trattative con i creditori. “Sono cancellati tutti i futuri voli e le future vacanze”, ha scritto in una nota la compagnia. Un crollo clamoroso, quello della società inglese, in attività da ben 178 anni, che costerà 22mila posti di lavoro e il pagamento dei rientri delle centinaia di migliaia di turisti, britannici e stranieri, in giro per il mondo con i servizi della compagnia.

Si calcola infatti che siano almeno 150mila i vacanzieri inglesi che ora dovranno essere rimpatriati dalle loro mete turistiche più altri 350mila viaggiatori stranieri: la spesa prevista per l'operazione si aggira intorno ai 600 milioni di sterline, “la più grande operazione di rimpatrio in tempi di pace”, ha commentato la Bbc. Un costo che dovrebbe essere coperto dal fondo di garanzia Atol, il sistema di protezione amministrato dall'ente dell'aviazione civile britannico e finanziato dalle industrie del settore.

L'investimento della compagnia cinese che però non è servito

Una cifra ben superiore a quella di 200 milioni di sterline che la “Thomas Cook” non è riuscita a trovare, sprofondando nel collasso finanziario. A sostegno delle disastrate casse dell'azienda di Sua Maestà era accorsa il mese scorso la compagnia cinese, Fosun Tourism Group che aveva investito nell'azienda 450 milioni di sterline in cambio del 75% della divisione operativa e del 25% della sua compagnia aerea.

Ma non è servito a nulla. I cinesi ora sono delusi “dall'incapacità della 'Thomas Cook' nel trovare una soluzione per la sua ricapitalizzazione con altre entità, i suoi creditori core e gli azionisti senior”. Deluso anche il Primo ministro britannico, Boris Johnson: “c'è da chiedersi quanto i dirigenti di questa società fossero adeguatamente incentivati a risolvere i loro problemi” e sul rimpatrio dei turisti “faremo del nostro meglio per riportarli a casa”.

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik