13:37 13 Dicembre 2019
Tracce di sangue nella “Casa gialla”

Mattatoio - Come venivano asportati gli organi in Kosovo? Parte 3

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Traffico di organi umani nei Balcani (4)
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Alla luce delle testimonianze presentate dal giornalista americano Michael Montgomery e prese in esame da UNMIK, la missione ONU in Kosovo, è stata avviata una perizia medico-legale nella casa a sud di Burreli, nell’Albania settentrionale, condotta dagli esperti Tom Grange e Hroar Frydenlund il 4 e 5 febbraio 2004.

Tracce di sangue nella “Casa gialla”

Il rapporto indirizzato da Jose Pablo Baraybar all’allora capo della Direzione dell’UNMIK per le perizie legali contiene un elenco degli oggetti rinvenuti in prossimità della “Casa gialla”. Fra di essi ci sono siringhe, confezioni e flaconi dei farmaci Tranxene (un ansiolitico per il rilassamento dei muscoli e la sedazione), Chloraphenical 250 mg (in realtà la sostanza si chiama Chloramphenicol, ma nel rapporto viene indicato in modo errato. Si tratta comunque di un antibiotico), Cimarizine 25 mg (inibitore dei canali del calcio, viene utilizzato per riattivare la circolazione sanguigna), Buscopean 10 mg (spasmolitico impiegato per curare le coliche renali e di altro tipo), frammenti di camici chirurgici, il fodero vuoto di una pistola.

I membri del TPIJ erano sicuramente al corrente dell’indagine dell’UNMIK nella “Casa Gialla” perché nel rapporto di cui sopra si cita il capo del gruppo di indagini del Tribunale de L’Aia Matti Raatikainen.

Tuttavia la perizia, pur essendo stata condotta da un’autorevole organizzazione internazionale, ed a conoscenza del Tribunale de L’Aia, non è priva di stranezze: dei due esperti ha firmato il documento solamente Grange e non Frydenlund; gli oggetti rinvenuti sono stati descritti in maniera approssimativa (non vi sono riferimenti circa il loro numero, il loro stato, non sono stati presi campioni del materiale biologico probabilmente in essi presente). Inoltre, non è chiaro per quale motivo i criminali non abbiano raccolto le siringhe sparse attorno alla casa nei 4 anni prima dell’arrivo degli esperti, sempre che sia vero che la Casa gialla sia stata tra il 1999 e il 2000 il luogo dove avvenivano le operazioni.

Sono state condotte delle prove al luminol (il luminol è una sostanza che fa brillare il sangue di una luce violacea) che hanno dimostrato la presenza di numerose tracce di sangue sul pavimento della cucina. Tuttavia, per ragioni ignote dopo aver stabilito effettivamente la presenza di tali tracce non sono state condotte ulteriori perizie: nessuno ha voluto appurare se si trattasse del sangue di umani o di animali. Non sono state nemmeno fatte analisi dell’emoglobina.

La Casa bianca: nascevano bambini e veniva sgozzato il bestiame

Nel 2008 il canale televisivo serbo B92 ha prodotto un reportage in due puntate “I segreti della Casa gialla”. 

Nei servizi viene riportata una conversazione con i proprietari della casa (nel 2008 già da tempo ridipinta di bianco), un uomo anziano e una sua parente più giovane. I due inizialmente raccontavano che nella cucina era nata una delle donne della famiglia e poi hanno aggiunto che sul pavimento poteva essere rimasto del sangue degli animali che uccidevano all’esterno.

Il procuratore distrettuale albanese Arben Dulja che aveva deciso di parlare con i giornalisti di B92 nega che fossero state trovate siringhe nei pressi della casa, sebbene il rinvenimento delle stesse sia inequivocabilmente registrato nel rapporto della perizia medico-legale del 2004.

Inoltre, la nipote del proprietario della casa sostiene che le siringhe venissero usate da tutta la famiglia: infatti, sia la madre, sia il nonno erano malati e le siringhe venivano buttate nella spazzatura insieme al resto dei rifiuti.

Non coincidono nemmeno le testimonianze del procuratore albanese e dei proprietari circa i flaconi dei farmaci rinvenuti. Dulja sostiene che nei pressi della casa fossero state rinvenute solamente due fiale di penicillina (in realtà, l’unico antibiotico descritto nel rapporto UNMIK è il chloramphenicol), mentre la ragazza sostiene che le sostanze per il rilassamento muscolare le assumesse suo fratello che soffriva di reumatismi e, infatti, aveva passato due mesi in ospedale proprio per quello. Tuttavia, il Tranxene, che agisce sì anche come rilassante muscolare, stando alle fonti mediche, non si usa solitamente per curare i dolori reumatoidi.

Medico amatoriale: aprire la cassa toracica con un Kalashnikov

Anche la Procura serba per i crimini di guerra ha indagato sui serbi scomparsi senza lasciare traccia in Kosovo. Nel 2012 il canale televisivo RTS ha trasmesso l’intervista a uno dei testimoni inserito nel programma protezione testimoni della Procura serba. L’uomo ha fatto parte dell’UÇK e ha confermato di aver preso parte ai crimini in maniera indiretta. Il portavoce della Procura, Bruno Vekaric, ha dichiarato di aver reso note queste testimonianze perché il caso dei trapianti di organi non finisse nel dimenticatoio di nuovo.

“Durante l’addestramento ci mostravano come, in caso di bisogno, trapiantare una data parte del corpo (reni, cuore, polmoni) da un corpo ad un altro”, ricorda il testimone affermando di aver imparato a operare su bambole di plastica e resina.

Sembra insolita l’affermazione che persone senza una preparazione medica venissero addestrate a fare dei trapianti. Tuttavia, il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukchevich, commentando la testimonianza della sua fonte, ha osservato che la Procura aveva analizzato attentamente la testimonianza della fonte per più di anno ed era giunta alla conclusione che era da ritenersi attendibile.

Il testimone raccontava che gli era stato sottoposto per l’“operazione” un giovane di 19-20 anni di nazionalità non albanese. I combattenti dell’UÇK lo tenevano per gli arti così che non si muovesse. L’intervento vero e proprio fu effettuato sotto la supervisione di un certo dottore:

“Il dottore mi ha detto cosa fare: praticare un’incisione in linea retta dalla gola alle costole”.

“Poi ho cominciato a fare come mi avevano insegnato: metti la mano sinistra sul petto per appoggiarti e con la destra prendi il bisturi e lo direzioni. Gli ho messo la mano sinistra sul petto e ho cominciato a incidere. Quando sono andato in profondità col bisturi, ha cominciato a uscire il sangue. Mentre incidevo, il paziente si è messo a gridare di non ucciderlo e poi ha perso conoscenza. Non so se avesse perso conoscenza o fosse morto sul colpo. Non lo so perché non ero in me in quel momento”.

Poi al testimone hanno ordinato di praticare un’altra incisione. Il testimone ricorda che uno degli aiutanti del medico si era dimenticato di portare le forbici specifiche per rimuovere le costole. Dunque il testimone ha dovuto usare la baionetta di un Kalashnikov come alternativa.

Il trapianto di cuore

“Il dottore ha messo entrambe le mani nel corpo del paziente. A un certo punto è arrivato un medico che ha detto di fare più veloce, non c’era più molto tempo. Allora un conoscente del medico ha portato una scatola, l’ha aperta e l’ha posata accanto a me”, ricorda un testimone.

Quest’ultimo ha descritto nei dettagli la pratica seguita dal medico per gestire i vasi sanguigni in mancanza di pinze. Per estrarre il cuore il medico si è mosso più o meno così:

“Abbiamo tagliato i vasi e, una volta arrivati al cuore, questo ancora batteva. Non so come ci sono riuscito, ma l’ho preso e posato nella scatola che era stata appena portata. Uno dei comandanti esclamò: “Sei bravo! In Kosovo c’è bisogno di combattenti come te”.

Le testimonianze rilasciate alla procura serba hanno scatenato reazioni contrastanti nella comunità medica serba. Parte dei chirurghi sostiene che per l’estrazione e il trapianto di organi sono necessarie condizioni molto particolari e una grande équipe di personale medico qualificato.

Zoran Stankovic, dottore di ricerca in Medicina, anatomopatologo ed ex ministro serbo della Sanità, in un’intervista rilasciata a Sputnik afferma che la situazione appare ambigua: sì, l’estrazione di organi richiede condizioni particolari, ma non possiamo essere sicuri che in Albania queste condizioni non fossero soddisfatte perché la Casa gialla non era l’unico luogo impiegato in queste attività criminali. Inoltre, la mancata necessità di curarsi della sopravvivenza e della qualità futura della vita del donatore permette di soprassedere su alcune condizioni solitamente garantite nell’ambito di un’operazione di questo tipo.

“Quando si tratta di trapianto di organi, bisogna soddisfare condizioni molto rigide. Non sono sicuro che alla Casa gialla questo fosse possibile. Forse in un altro posto, sì. Queste operazioni richiedono la presenza di un’équipe di medici formati. Inoltre, il ricevente degli organi dev’essere non lontano perché non possono passare troppe ore dall’estrazione al trapianto”, ha affermato Stankovic.

Stando ai dati della Procura serba per i crimini di guerra, non vi sono contraddizioni tra l’assenza delle condizioni necessarie alle operazioni chirurgiche nella Casa gialla e il fatto che presumibilmente queste si tenessero in Albania: infatti, nel traffico di organi, stando ai loro dati, sarebbero stati coinvolti anche istituti sanitari che durante la guerra erano utilizzati come ospedali per i militanti dell’UÇK. Fra questi anche l’ospedale di Bajram Curri (cittadina nel nord dell’Albania, capoluogo del distretto di Tropojë), il policlinico vicino allo stabilimento della Coca Cola a Tirana, la clinica neuropsichiatrica del carcere n° 320 di Burreli. Ma ad oggi la Procura non ha ancora reso note le prove dei suoi sospetti circa questi istituti sanitari.

Dove sono andate a finire le prove, perché fino al 2008 i testimoni non hanno parlato e dove sono state seppellite le prove materiali della Casa gialla?

Leggetelo nella continuazione di questo articolo.

(Segue quarta parte)

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