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16:55 21 Ottobre 2019

I 'Patriot' non hanno sventato l'attacco contro raffinerie Aramco, Pompeo spiega perché

© Sputnik . Ekaterina Lislova
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Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo non è sorpreso che i sistemi missilistici difensivi sauditi, compresi i 'Patriot' americani, non siano riusciti ad impedire l'attacco alle strutture Aramco.

Pompeo ha raccontato del perché sabato scorso i sistemi difensivi anti-missile sauditi, dotati di razzi 'Patriot' americani, non siano riusciti ad impedire l'attacco che ha colpito le due raffinerie Aramco.

Secondo il politico americano, intervistato da alcuni giornalisti che viaggiavano con lui su un aereo diretto alla città saudita di Jeddah, tali sistemi difensivi "funzionano con alterne fortune".

"Abbiamo visto in tutto il mondo sistemi difensivi che funzionano con alterne fortune. Anche uno dei migliori sistemi al mondo, alle volte, può mancare il bersaglio. Abbiamo intenzione lavorare per assicurarci che ci siano le risorse e le infrastrutture per rendere attacchi simili meno pericolosi, rispetto a quanto è successo con quest'ultimo".

Nell'intervista Pompeo ha ribadito ancora una volta che l'Iran è da considerarsi come responsabile per gli attacchi alle strutture di raffinazione petrolifera saudite.

"I sauditi sono stati attaccati. Tutto è successo sul loro suolo nazionale. Si è trattato di un atto di guerra diretto contro di loro. Non si era mai visto un attacco su scala simile qui.", sono state le parole di Pompeo.

L'attacco alle raffinerie Aramco

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre scorsi dei droni hanno provocato delle esplosioni in due delle strutture della società petrolifera saudita Aramco.

L'attacco è stato rivendicato dopo poche ore dalle milizie yemenite di Houthi, protagoniste nella guerra civile che in Yemen va avanti dal 2015.

Le accuse di USA e Arabia Saudita

Arabia Saudita e, soprattutto, USA hanno puntato immediatamente il dito contro l'Iran, ritenendolo responsabile dell'attacco.

Il regno saudita ha poi annunciato la propria adesione all'Alleanza Marittima Internazionale guidata dagli Stati Uniti, nell'intento di garantire la sicurezza ai convogli navali che viaggiano nello stretto di Hormuz.

Lo stesso Donald Trump ha espresso i propri sospetti nei confronti di Teheran di aver architettato e supportato l'azione dei miliziani yemeniti, sottolineando che l'America è più che pronta che mai ad un eventuale conflitto militare, sebbene voglia evitarlo.

Nella giornata di ieri il presidente americano ha inoltre annunciato un aumento "sostanziale" delle sanzioni all'Iran.

Il regno saudita ha inoltre presentato le prove del coinvolgimento dell'Iran nell'attacco alle raffinerie.

La reazione di Teheran

Non si è fatta attendere la reazione iraniana, che prima tramite il leader religioso, l'Ayatollah Khomeini, e poi per voce del presidente Hassan Rouhani ha negato il proprio coinvolgimento negli accadimenti di sabato scorso.

Rouhani ha tuttavia sottolineato che il gesto perpetrato dai miliziani di Houthi deve essere considerato come un "avvertimento" all'Arabia Saudita a deporre le armi e porre la parola fine sul conflitto che sta dilaniando lo Yemen dal 2015.

Putin: "Necessaria indagine imparziale"

Anche il presidente russo Vladimir Putin oggi si è espresso in merito alla questione mediorientale, mettendo in evidenza la necessità di aprire un'indagine imparziale per fare luce sugli accadimenti delle raffinerie Aramco.

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