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22:29 23 Ottobre 2019
Il presidente filippino Rodrigo Duterte

“Vivi o morti... ma meglio morti”: la lista completa (quasi) delle sparate di Duterte

© REUTERS / EZRA ACAYAN
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Il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte torna a far scalpore promettendo laute ricompense per chi riconsegnerà alle autorità le centinaia di assassini e stupratori liberati ‘per errore’ dagli uffici correzionali delle Filippine. Ma non è la taglia in sé, quanto la sua formulazione a lasciare perplessi.

La liberazione di oltre 1.700 criminali colpevoli di reati, per lo più violenti, nell'ambito di un programma di ricompense per buona condotta era stato un grande imbarazzo per il leader filippino che aveva vinto le elezioni sulla base di una campagna elettorale basata quasi interamente sulla promessa di rendere le strade più sicure.

Duterte ha detto che c’è un "premio" di un milione di Pesos (più di 17mila Euro) per rintracciare ogni detenuto ancora in libertà, dopo che meno di 700 dei 1.700 ricercati avevano ascoltato la sua richiesta di resa e di rientro in carcere.

“Il milione è disponibile per coloro che possono catturarli vivi o morti. Ma forse morti è anche meglio. Pagherò sorridendo” pare proprio abbia detto ieri ai giornalisti secondo quanto riporta la Reuters.

Duterte, ai tempi in cui era sindaco e procuratore, proclamò che avrebbe ucciso fino a 100mila criminali se fosse diventato presidente. Dalla sua elezione è diventato noto per una sanguinosa "guerra alla droga", durante la quale la polizia effettivamente ha ucciso migliaia di spacciatori e consumatori, perlopiù poveri dei centri urbani. Gli attivisti affermano che molti degli omicidi erano esecuzioni, anche se la polizia nega.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte
© AP Photo / Aaron Favila
Il presidente filippino Rodrigo Duterte

Le sue ultime affermazioni danno argomenti ai suoi avversari che lo accusano di incitare deliberatamente al vigilantismo e giustizialismo ma la sua amministrazione ritiene piuttosto che le sue dure prese di posizione riscontrano il consenso di milioni di filippini desiderosi di maggiore ordine e sicurezza. Tuttavia, oggi, il segretario alla giustizia Menardo Guevarra, è apparso sugli scudi ed ha voluto precisare:

"Vivo o morto non va preso alla lettera. Le forze dell'ordine dovrebbero effettuare arresti pacifici ma possono usare una forza ragionevole se il soggetto dell'arresto resiste violentemente".

La legge sulla buona condotta fu approvata dal predecessore di Duterte per cercare di ridurre la popolazione di alcune delle prigioni più affollate del mondo. Vennero rilasciati più di 21mila detenuti, ma i funzionari del dipartimento di giustizia affermano oggi che più di 2000 di questi erano stati condannati per crimini come stupro, droga, omicidio, corruzione, saccheggio, rapimento e incendio doloso, e quindi non avrebbero dovuto avere i requisiti per il rilascio.

Circa 1.700 di questi vennero liberati proprio da un ufficio di correzione gestito dai nominati di Duterte, due dei quali fedeli leali. Uno di loro, Nicanor Faeldon, è stato licenziato subito dopo che era emerso che quasi 900 gravi trasgressori provenivano dal dipartimento da lui gestito. Faeldon nega di aver commesso un tale errore.

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte
© AFP 2019 / TED ALJIBE
Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte

Proprio ieri Duterte ha difeso la nomina di un nuovo capo dell'ufficio correzioni, un certo Gerald Bantag, che in precedenza aveva gestito una prigione di Manila in cui nel 2016 l’esplosione di una granata aveva ucciso dieci detenuti. Il sospetto che quell’episodio fosse stato volontario e provocato dalle autorità e non dai detenuti aveva indotto i pubblici ministeri ad accusare di omicidio il candidato del Presidente il quale, a suo modo, lo aveva con queste parole difeso: "Non credo che abbia mai fatto nulla di grave ma se lo avesse fatto potrebbe essere condannato. Comunque mi piace perché ho sentito dire che lancia granate”.

Il Presidente Duterte è famoso in tutto il mondo per le sue uscite ‘eccentriche’ da quando nel 2016 diede pubblicamente del “figlio di...” a Barack Obama. Ma la lista dei suoi ‘colpi a sorpresa’ è lunghissima e difficile da ripercorrere tutta, possiamo solo provare a riassumerla ripercorrendola in ordine temporale, partendo dagli episodi più recenti per andare a ritroso nel tempo:

  • 13 settembre 2019 – Duterte autorizza i cittadini a sparare ai funzionari che chiedono tangenti: “Se voi pagate le imposte, le tasse, i dazi ma loro rivendicano anche una tangente, picchiateli. Se avete armi, potete sparare, però senza ucciderli, perché altrimenti potreste non essere giustificati in un eventuale procedimento legale”
  • 29 agosto 2019 – Duterte accusa l’Islanda di opporsi alla sua guerra contro la droga definendoli “mangiatori di ghiaccio” e affermando che “i bianchi sono tutti senza vergogna”.
  • 25 aprile 2019 – Duterte minaccia di guerra il Canada se non si riprende la spazzatura inviata a Manila
  • 3 giugno 2018 – Duterte manda al diavolo un relatore speciale dell’ONU che criticava le sue scelte in materia di giustizia: “ditegli di non interferire negli affari del mio Paese, che vada all’inferno”.
  • 29 aprile 2018 – Duterte dichiara che il leader della Corea del Nord Kim Jong-un è il suo idolo e che spera di poter un giorno incontrarsi con lui per conglatularsi ma nell’agosto dell’anno prima aveva detto (fonte primaria la Reuters): “Questo Kim Jong-un è uno scemo... che sta giocando con giocattoli pericolosi. Ha una faccia paffutella che sembra buona ma è un figlio di p....”.
  • 12 febbraio 2018 – Duterte pare abbia messo una taglia di quasi 500 dollari per ogni ribelle comunista ucciso dalle forze governative e di aver consigliato (magari scherzando ma certo con scherzo di pessimo gusto) di sparare alle guerrigliere ai genitali. Questa, per quanto incredibile, non solo è confermata da NYT, Guardian e le principali testate occidentali ‘non simpatizzanti’ per il Presidente filippino ma ci sono anche i video.
  • 5 dicembre 2018 – Duterte in risposta alle interferenze della Chiesa cattolica sulla sua guerra alla droga: “Questi vescovi andrebbero tutti ammazzati, sono inutili”.
  • 21 luglio 2017 – Duterte risponde all’invito di Trump a Washington: “Non andrò mai negli Stati Uniti, mi fanno schifo”.
  • 16 dicembre 2016 – Duterte, poche ore dopo che il suo portavoce avesse ancora una volta negato che il Presidente delle Filippine avesse mai ucciso nessuno personalmente, dichiara spontaneamente alla BBC di aver appunto egli stesso ucciso personalmente tre persone sparandogli in testa quando era sindaco di Devao.
  • 5 settembre 2016 – Duterte dà del figlio di p**** a Barack Obama.

Lista ovviamente incompleta e in continuo aggiornamento.

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