18:25 17 Aprile 2021
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Il missile balistico russo Bulava potrebbe diventare l’ultima cosa che vedrebbero milioni di americani nel caso in cui scoppiasse un conflitto nucleare tra Russia e USA.

Quest’affermazione è stata riportata dal portale americano “We are the mighty”.

Non andrò a commentare la previsione in sé, quanto la descrizione del missile riportata dal portale sopracitato, la quale presenta alcune imprecisioni. Ad esempio, nell’articolo si parla del fatto che il missile balistico intercontinentale navale R-30 Bulava sarebbe in grado di imbarcare fino a 10 testate nucleari, mentre in realtà ne imbarca 6. È stato impropriamente indicato anche il numero di lanci del Bulava: il portale cita dati ormai obsoleti di Missilethreat in cui si parla di 24 lanci, di cui 16 con esito positivo, mentre nell’elenco più dettagliato del mio portale, Militaryrussia, si registrano 32 lanci, di cui 25 con esito positivo o parzialmente tale.

Di primo acchito queste potrebbero sembrare quisquilie, ma sono prova del fatto che la comunità di esperti occidentali non comprende sempre i dettagli e, anzi, talvolta arriva a formulare conclusioni affrettate circa l’efficacia del Bulava come componente navale della “triade” nucleare russa. Cerchiamo di capire meglio di cosa sto parlando.

Come fu creato il Bulava?

A novembre del 1997 dopo il terzo lancio fallito del Bark, l’allora nuovo missile intercontinentale a propellente solido per sommergibili, il Governo russo decise di scegliere un progetto alternativo per la costruzione di un missile strategico destinato a sommergibili portaerei. La scelta cadde sul missile Bulava, un progetto del Moscow Institute of Thermal Technology (MITT) che aveva già messo a punto il missile intercontinentale Topol e terminato nel frattempo la creazione del suo modello perfezionato, il Topol-M.

I pregi del nuovo missile erano: un’assimilazione totale al missile concepito per le Forze missilistiche strategiche a livello di nodi, unità di combattimento, centri di comando e strumentazione militare. Si riteneva che tale scelta fosse giustificata anche dalla componente economica in quanto il Bulava, meno voluminoso rispetto al Bark, avrebbe richiesto meno spese di produzione.

Nel 1998, parallelamente alla progettazione della portaerei sottomarina in costruzione, fu avviata la produzione su larga scala del nuovo missile che si concluse nel 2013 con l’inserimento dell’R-30 Bulava negli armamenti dei sommergibili 955 Borei.

Impercettibile dallo spazio

Il Bulava è il tipico missile balistico intercontinentale a tre moduli con propellente solido, creato con l’impiego delle più avanzate soluzioni tecniche. Nel Bulava il tratto iniziale, cosiddetto “attivo”, della traiettoria è ridotto. Ciò significa che durante il funzionamento dei motori del missile, quando quest’ultimo è molto visibile ai mezzi di osservazione spaziale, il tratto attivo viene ridotto al massimo, di modo che si riduca sensibilmente la possibilità di determinare con precisione la sua traiettoria di volo.

Il missile è dotato di motori a propellente solido e di una piattaforma, comune anche ai missili Yars, per il puntamento delle unità di combattimento. La piattaforma assicura traiettorie individuali per ciascuna delle 6 testate del missile. Su questo punto vale la pena soffermarci un attimo.

Un missile-autobus

Ultimamente la stampa sta scrivendo con frequenza delle unità di combattimento ipersoniche manovrabili citando, fra gli altri, anche mezzi simili al Bulava. Va detto che un equipaggiamento del genere per missili balistici tradizionali per ora è solo in fase di produzione e ci vorrà ancora del tempo prima che venga inserito negli armamenti di missili come Yars e Bulava.

Tuttavia, sia Bulava che Yars hanno buone prestazioni grazie a unità di combattimento balistiche leggere. La piattaforma che assicura traiettorie individuali per ciascuna delle 6 testate del missile viene definita “autobus” nel gergo degli esperti. Sulla traiettoria di volo l’“autobus” lancia i “passeggeri” (le unità di combattimento), ognuno sul proprio percorso in direzione dell’obiettivo. In tal modo, con un solo missile, si possono colpire 6 obiettivi. Dunque il sommergibile 955 Borei, equipaggiato con 16 piattaforme di lancio D-30, può colpire in un solo colpo 96 obiettivi.

La gittata non è tutto

In qualità di missile balistico intercontinentale, il Bulava ha una autonomia di volo di più di 5500 km. Tuttavia, è noto che, in uno dei lanci di prova l’autonomia raggiunta dal Bulava, è stata di 9300 km e da progetto non doveva essere inferiore agli 8000 km.

Qui è importante sottolineare che non tutto si misura solo in km. Si ritiene, infatti, che oltre alla tradizionale traiettoria balistica il missile possa arrivare al suo obiettivo anche seguendo una traiettoria differente: questa imporrebbe un’autonomia di volo inferiore, ma permetterebbe di colpire l’obiettivo in meno tempo e, cosa più importante, renderebbe assai più difficile per la difesa antimissilistica nemica rispondere all’attacco di un missile. Probabilmente, vista la futura comparsa delle unità di combattimento ipersoniche manovrabili sui Bulava le loro capacità antimissilistiche potranno essere ulteriormente incrementate, cosa che rivoluzionerà la tattica di utilizzo dei missili balistici navali. I missili più “penetranti” distruggeranno i sistemi antimissilistici del nemico, mentre le testate balistiche tradizionali attaccheranno gli obiettivi non protetti, a quel punto in numero molto maggiore.

Il Bulava russo o il Trident 2 statunitense?

I critici del Bulava spesso lo paragonano per efficienza al missile a propellente liquido R-29RMU Sineva e quanto alle caratteristiche tattiche e tecniche questo paragone vede il Sineva come vincitore, ed è normale che sia così. Imotori dei missili a propellente liquido sono sensibilmente più efficienti rispetto di quelli a propellente solito, ma le ragioni per cui non si utilizzano missili a propellente liquido sulle navi non sono legate a loro presunte cattive prestazioni, ma alle loro particolarità di utilizzo. Infatti, mentre per i motori a propellente solido non è necessario che vengano soddisfatte particolari misure preventive, quelli a propellente liquido sono potenzialmente molto pericolosi. A riprova di ciò vi sono alcune catastrofi molto gravi che hanno provocato la distruzione dei sommergibili vettori.

Mentre, se paragoniamo il Bulava ai suoi analoghi a propellente solido, è possibile constatare che, considerate le sue specifiche di volume e peso, il Bulava è quasi allo stesso livello dell’avanzato missile statunitense a propellente solido Trident 2 e anzi, quanto a carico utile e autonomia, ha prestazioni migliori dello storico missile navale a propellente solido R-39 i cui modelli si trovano ora negli armamenti delle portaerei nucleari sovietiche Tayfun.

Armi efficaci di risposta a un attacco nucleare

Il sistema di armamenti che vede i sommergibili Borei e i missili Bulava in combinazione è alla base della componente navale della triade nucleare russa. Questi sommergibili sono dispiegati nelle Flotte del Nord e del Pacifico e stanno gradualmente sostituendo i sommergibili obsoleti delle classi precedenti. Per la metà degli anni 2020 i Bulava saranno il missile più utilizzato dalle Forze strategiche della flotta e le regole meno stringenti per il loro utilizzo permetteranno di raggiungere buoni risultati. Questo dimostrerà per l’ennesima volta che i Bulava sono un’arma estremamente efficace per rispondere a un attacco missilistico nucleare.

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Missili, Armi, Russia
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