04:35 08 Dicembre 2019

Caso Assange, “la stampa non ha il diritto di accedere ai documenti" - giudice inglese

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Singolare la motivazione dei giudici, secondo il giornale italiano: "Quegli atti non interessano l'opinione pubblica".

“La stampa non ha il diritto di accedere ai documenti sul caso Assange”: la denuncia è del quotidiano italiano La Repubblica che si è vista respingere giorni fa la richiesta di accesso agli atti giudiziari sul caso del fondatore di Wikileaks. Non è la prima volta che accade: in primo grado infatti nel 2017 il First-tier Tribunal di Londra aveva detto no al quotidiano con una singolare motivazione: “l'esigenza di proteggere la confidenzialità dei procedimenti di estradizione prevale sull'interesse della pubblica opinione di conoscere la verità”.

Stavolta in appello, a confermare quella decisione è l'Upper Tribunal di Londra. Nella sentenza, molto lunga e articolata, il giudice inglese Edward Mitchell si spinge fino a dire che se anche il Crown Prosecution Service dovesse confermare di aver comunicato col Dipartimento di Stato Usa e con quello della Giustizia (che chiedono l'estradizione di Assange) questo non accrescerebbe la conoscenza del caso da parte dell'opinione pubblica.

La Repubblica: "Incredibile sentenza, visto che gli Usa sono parte in causa come richiedenti dell'estradizione"

“Una conclusione questa che ha dell'incredibile se si considera che l'intero affaire Julian Assange ruota proprio sul ruolo degli Stati Uniti nel voler mettere le mani sul fondatore di WikiLeaks per estradarlo negli Usa e chiuderlo in prigione a vita, e quindi sapere se le autorità inglesi e americane hanno parlato di questa possibilità fin dall'inizio e ottenere la loro corrispondenza è cruciale”, è il commento amaro di La Repubblica.

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Julian Assange in carcere

Julian Assange è detenuto da cinque mesi a Londra, nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Le sue condizioni di salute sarebbero molto precarie, tanto da essere ricoverato da tempo nell'infermeria del carcere, come confermato dall'inviato speciale Onu contro le torture, Nils Melzer. Assange attende in queste condizioni il processo, fissato per il 2020, che dovrà decidere la sua estradizione negli Usa dove è incriminato ai sensi dell'Espionage act per la pubblicazione di documenti segreti del governo americano. Rischia fino a 175 anni di prigione.

Da quando è stato arrestato lo scorso 11 aprile a Londra, in conseguenza della decisione dell'Ecuador di revocargli l'asilo politico dopo averlo ospitato per diversi anni nella sua ambasciata londinese, il destino di Assange è caduto in un certo oblio. Il giornale La Repubblica spiega come abbia tentato in questi anni di ottenere le carte giudiziarie che riguardano il detenuto, prima rivolgendosi alle autorità dell'Australia (lo Stato di nascita di Assange), l'Inghilterra (sul cui territorio risiedeva dal 2010), gli Usa (che ne chiedono l'estradizione) e infine la Svezia dove da tempo è accusato di stupro.

“Il nostro tentativo di accedere ai documenti del caso è stato ostacolato ed enormemente ritardato in ogni giurisdizione – scrive oggi La Repubblica - eppure i pochissimi documenti che finora abbiamo ottenuto hanno permesso di rivelare informazioni cruciali”.

© REUTERS / Henry Nicholls
Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange nel furgone della polizia dopo il suo arresto a Londra

La palude giudiziaria provocata dalle autorità inglesi

Secondo il giornale, quei documenti proverebbero in maniera indiscutibile le responsabilità del Crown Prosecution Service a creare la palude giudiziaria e diplomatica che ha intrappolato Assange a Londra per tutti quegli anni: proprio gli inglesi, ad esempio, rifiutandosi di interrogare il fondatore di Wikileaks a Londra per accelerare la causa di stupro, hanno cercato di estradarlo a Stoccolma, complicando così le procedure.

Secondo la Repubblica “sono stati loro (gli inglesi, ndr.) a scrivere agli svedesi: 'non crediate che questo caso sia gestito come un'estradizione uguale a tutte le altre' e ad ammettere di aver distrutto documenti cruciali, sebbene l'inchiesta sia ancora in corso e sia estremamente controversa”.

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