Widgets Magazine
14:55 17 Ottobre 2019
Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte

Duterte contro il gioco d’azzardo, ma rimane casinò cinese

© AFP 2019 / TED ALJIBE
Mondo
URL abbreviato
230
Seguici su

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha rifiutato di vietare nel proprio Paese i casinò nonostante la richiesta cinese. Duterte ha dichiarato che non approva il gioco d’azzardo, ma si tratta di un settore che incrementa il gettito fiscale.

In passato la PAGCOR (Philippine Amusement and Gaming Corporation) ha dichiarato che non rilascerà licenze a nuovi casinò. Questa dichiarazione è stata accolta con favore dalle autorità cinesi le quali hanno osservato che le Filippine farebbero meglio a chiudere del tutto le attività di gioco d’azzardo nel Paese.

Inizialmente Rodrigo Duterte fu l’iniziatore del processo di legalizzazione del business del gioco d’azzardo nel Paese. Nel 2016 venne creata la PAGCOR che rilasciò licenze a 56 POGOs (Philippine Offshore Gaming Operators). Poiché la domanda di gioco d’azzardo e, in particolare dei casinò online, veniva principalmente dai cittadini cinesi, nelle Filippine gli impiegati in questo settore sono proprio i cinesi. Il ministro filippino della Giustizia Menardo Guevarra ha dichiarato che nel 2018 sono stati rilasciati 95.000 permessi di soggiorno lavorativo a cittadini cinesi impiegati nel settore dei casinò. Nel 2019 questo numero è cresciuto fino alle 138.000 unità, stando ai dati del Ministero delle Finanze del Paese. I dati sono confermati anche dalla PAGCOR secondo la quale nel Paese sono impiegati legalmente nel settore più di 100.000 cittadini cinesi.

Il ministro cinese per la Pubblica Sicurezza Zhao Kezhi ha dichiarato che è necessario risolvere al più presto il problema del gioco d’azzardo transfrontaliero nei casinò online. L’ambasciata cinese a Manila, a sua volta, ha osservato che la brusca impennata della domanda del gioco d’azzardo online osservata fra i cinesi corrisponde a un aumento della criminalità e dell’instabilità sociale nel contesto cinese.

Il problema è anche che l’utilizzo dei portafogli elettronici e cripto permette ai giocatori di nascondere la propria identità nei casinò online. Questo, a sua volta, facilita il riciclaggio di denaro e il suo prelevamento illecito dal Paese. Vi sono già stati casi di questo tipo. Quello più importante è stata l’appropriazione di 81 milioni di dollari di riserve straniere prelevate tramite un casinò online nelle Filippine. Anche la Cina è preoccupata, stando alle dichiarazioni dell’ambasciata cinese a Manila, che tramite i casinò online possano uscire dal Paese ogni anno alcune centinaia di milioni di yuan. Tra l’altro, si tratterebbe di un deflusso di capitale illegale. In primo luogo, perché violerebbe le norme sul controllo monetario. E in secondo luogo, perché per legge i cittadini cinesi che si trovano fisicamente in territorio cinese possono praticare il gioco d’azzardo solamente a Macao.

Proprio per questo, Pechino ha accolto con favore la decisione iniziale di PAGCOR di non rilasciare nuove licenze ai casinò online. PAGCOR ha motivato la propria decisione sostenendo che erano giunte numerose lamentele rivolte dal legislatore e da alcuni ministeri del Paese ai lavoratori clandestini cinesi nel settore del gioco d’azzardo. È stata osservata la necessità di regolamentare il settore e rafforzare il controllo sui migranti in cerca di lavoro in quanto i clandestini costituiscono una minaccia per la sicurezza.

Tuttavia, i puntini sulle i li ha messi Duterte stesso. La sua posizione è chiara: il business del gioco d’azzardo incrementa notevolmente il gettito fiscale e contribuisce allo sviluppo dei settori ad esso collegati, afferma a Sputnik Chen Bingxiang, direttore del Centro di studi filippini presso la Guangxi University for Nationalities.

“Penso che vi siano tre ragioni. In primo luogo, il gettito fiscale che è la base di un’economia. Per quanto ne so, una quantità considerevole di investimenti di società private cinesi nelle Filippine va proprio nel business del gioco d’azzardo. Non è importante che sia online od offline. È un settore in cui le società e i cittadini cinesi investono molto. Queste società sono gestite da cinesi e il loro target sono cittadini cinesi. Dal punto di vista della autorità locali, questi ingenti investimenti sono fonte di grandi entrate per lo Stato. Per le Filippine che stanno attuando un programma infrastrutturale di ampio respiro, la cosa più importante è la disponibilità di capitale. E sebbene nella costruzione di infrastrutture si utilizzino parzialmente anche il capitale privato e le donazioni esterne, la quota delle spese statali in tal senso è piuttosto elevata.

Il business del gioco d’azzardo si è sviluppato già da tempo nelle Filippine. E sebbene sia fiorito con Duterte, la sua storia è molto più lunga. Se venissero chiusi i casinò online, le entrate dello Stato diminuirebbero. Penso che, se le autorità filippine avessero intenzione di oscurare questo settore, l’avrebbe fatto in un determinato modo e in maniera graduale. Chiaramente, tutto dipende dall’interazione tra Cina e Filippine. Ad esempio, se le autorità del Paese non rilasceranno ulteriori licenze, questo potrebbe essere un segnale dell’intenzione di chiusura graduale del settore.

Un’altra questione non meno importante sono i posti di lavoro. Sebbene nel business del gioco d’azzardo lavorino prevalentemente cinesi e il prodotto sia indirizzato proprio ai cinesi, vi sono comunque alcune figure ausiliarie che vedono occupati gli abitanti del luogo, come le signore delle pulizie o altre posizioni che non richiedono qualifiche elevate. Dopotutto il costo della manodopera nelle Filippine è molto inferiore rispetto a quello cinese. Chiaramente, se questo settore non continuerà a svilupparsi, una parte dei filippini rimarrà senza lavoro.

Infine, grazie al gioco d’azzardo si sviluppano altri settori collegati. Secondo le statistiche, nel settore sono impiegati circa 200.000 cinesi i quali creano anche una domanda pagante. Dopotutto sono sempre loro a guadagnare di più rispetto al resto del mercato. A ciò va aggiunto il capitale vinto. Sono soldi facili e, per questo, li spendono ancor più facilmente. Il consumo è molto diffuso. Il mercato indirizza queste risorse in altri settori. Questi soldi vengono spesi in ristoranti, per comprare immobili o beni di uso comune. Ad esempio, i proprietari di un immobile potrebbero aumentarne il prezzo in virtù della domanda esercitata dai cinesi. Talvolta vengono acquistati dai cinesi intere case. Se non ci fosse il gioco d’azzardo, non ci sarebbero nemmeno i cinesi e i proprietari degli appartamenti non avrebbero questi guadagni”.

Tuttavia per i filippini la grande domanda pagante da parte dei cittadini cinesi talvolta è legata a gravi problemi sociali. Secondo un rapporto della società Santos Knight Frank, i prezzi degli immobili nei quartieri del gioco d’azzardo sono cresciuti del 62% nel 2018. Dunque, per i cittadini del posto l’alloggio è diventato un bene sempre meno accessibile. Per non parlare poi del fatto che a questi prezzi non vi sono più appartamenti liberi. Nei quartieri del gioco d’azzardo e in quelli limitrofi il settore immobiliare è saturo al 94%.

Anche lo sviluppo dei settori collegati al gioco è per i filippini un elemento da considerare. Ad esempio, nei quartieri ad alta concentrazione di lavoratori del settore hanno cominciato a prevalere i ristoranti cinesi dove lavorano cinesi. Dunque, le attività dei comuni cittadini filippini sono state costrette a chiudere e a spostarsi in quartieri meno allettanti per la domanda pagante cinese. Considerato che, stando ai dati del Ministero filippino del Lavoro, nel Paese vi sono circa 4 milioni di disoccupati, una ulteriore pressione sulle attività commerciali potrebbe rivelarsi quantomeno inappropriata.

D’altro canto, il gettito fiscale derivante dal gioco d’azzardo potrebbe livellare le conseguenze socioeconomiche negative. Stando ai dati della PAGCOR, solo nella prima metà del 2019 nelle casse dello Stato sono finiti 20 miliardi di pesos (385 miliardi di dollari) derivanti dal gioco. Tuttavia, far pagare le tasse ai cittadini stranieri non è facile. Come ha osservato il Ministero filippino delle Finanze, ogni anno il Paese perde circa 600 milioni di dollari di entrate perché i lavoratori stranieri non forniscono dati affidabili circa le loro entrate.

Tags:
Filippine, Rodrigo Duterte
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik