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07:37 22 Settembre 2019
Boris Johnson

Boris Johnson nega di aver mentito alla Regina per chiudere il Parlamento

© REUTERS / Toby Melville
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Il primo ministro britannico ha negato di aver mentito alla sovrana Elisabetta II per ottenere la sospensione di 5 settimane dei lavori del Parlamento di Westminster.

Il premier britannico ha voluto rispedire al mittente l'accusa di aver mentito alla Regina Elisabetta II per ottenere la sospensione del Parlamento da lui voluta, giudicata incostituzionale da una sentenza di ieri dell'Alto Tribunale scozzese.

Alla domanda se abbia mentito o meno alla regnante per ottenere l'adozione di tale misura, BoJo ha risposto con un secco "Assolutamente no", aggiungendo che "l'Alta Corte inglese è d'accordo [con la decisione di chiudere il Parlamento ndr], ma ora la Suprema Corte [di Londra ndr] dovrà pronunciarsi".

L'attuale sospensione dei lavori del Parlamento di Westminster è cominciata l'11 settembre e durerà per cinque settimane, terminando il 14 ottobre, a 17 giorni dall'attuale scadenza per l'uscita del Regno Unito dall'UE, fissata per il giorno 31.

Nel Regno Unito il potere di sospendere i lavori della Camera dei Comuni è detenuto dalla Regina, che generalmente si avvale di questa facoltà solo su consiglio del primo ministro, come avvenuto in questa circostanza.

Il documento Yellowhammer

Ieri sera il governo inglese è stato costretto da una legge approvata alla Camera dei Comuni a rendere noto un documento sulla cosiddetta "Operazione Yellowhammer", ovvero il piano di emergenza per una Brexit 'estrema', quindi senza nessun tipo di accordo con l'Unione Europea.

Nel documento di sei pagine si citano alcune delle possibili conseguenze di un tale evento tra cui: un periodo fino a tre mesi di riduzione del 40-60% dei traffici di uomini e merci attraverso il Canale della Manica, la perdita della cittadinanza europea per i cittadini britannici e problemi di approvvigionamento di cibo e medicinali per la Gran Bretagna e per l'exclave di Gibilterra.

Vengono poi ritenuti molto probabili un sensibile aumento dei prezzi e degli importanti ritardi nei controlli alla frontiera della Manica con la Francia.

Si teme inoltre che una Brexit no-deal possa portare allo scoppio di un gran numero di disordini in tutto il Paese.

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