07:01 10 Dicembre 2019

Tifo a comando, la Francia vieta i cori con parole "omofobe" negli stadi

© Sputnik . Grigoriy Sisoev
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In Francia sta facendo molto discutere l'introduzione di un divieto di utilizzare lessico omofobo nei cori da stadio. Sputnik ha sentito alcuni esponenti del mondo della tifoseria e del mondo dei diritti LGBT.

Il problema dei cori offensivi negli stadi, che tanto sta facendo parlare nel nostro Paese e che ha visto come ultima vittima in ordine temporale il giocatore dell'Inter Romelu Lukaku, destinatario di ululati razzisti a Cagliari, suscita polemiche anche oltre confine.

Negli stadi francesi presto entrerà in vigore un divieto che impedirà ai tifosi di utilizzare parole che siano inquadrabili come aventi un carattere omofobo.

La decisione presa dalle autorità francesi arriva dopo un inizio stagione della Ligue 1, la Serie A transalpina, davvero senza precedenti, con addirittura una partita, Nizza-Marsiglia, interrotta per dei canti e degli striscioni omofobi.

I tifosi tuttavia non ci stanno e insistono dicendo che tali termini non possono essere sottoposti ad un divieto, poiché ormai entrati a far parte della cultura dei supporter e il loro utilizzo nei cori durante le partite non sottende un'offesa ai rappresentanti dei movimenti LGBT. 

Nel 2008, in conformità con una risoluzione dell'UEFA, la Lega Calcio francese aveva firmato una carta contro l'omofobia, che tuttavia venne firmata da soltanto 10 club, senza peraltro prevedere alcuna sanzione e con gli arbitri impossibilitati ad intervenire.

Oggi però, a oltre 10 anni di distanza, gli arbitri hanno ricevuto l'autorità per sospendere o addirittura annullare una partita in corso in caso di chiare manifestazioni di omofobia negli stadi.

Secondo Julien Pontes, presidente dell'Associazione per la lotta contro l'omofobia nel calcio 'Rouge Direct intervistato da Sputnik, delle misure simili non sono sufficienti e finora si è fatto troppo poco e troppo tardi:

"Se la Lega Calcio avesse cominciato a fare qualcosa, diciamo, 10 o 20 anni fa, ora non ci troveremmo di fronte ad una simile situazione. Se al tifoso che si mette a cantare uno spregevole coro omofobo non hanno spiegato che si tratta di un atto mostruoso, la responsabilità è della Lega Calcio francese. [...] A causa degli insulti omofobi ogni giorno muoiono degli omosessuali, che sono spinti al suicidio. Queste offese sono entrate talmente in profondità nel lessico dei tifosi che questi non si rendono neanche conto del loro significato. [...] Le manifestazioni di omofobia sono punite dalla legge, e questa legge deve essere applicata anche agli stadi".

Gli ultras, da parte loro, hanno delle posizioni diametralmente opposti rispetto alle manifestazioni di omofobia sugli spalti. Secondo un leader (rimasto anonimo) della curva di un noto club francese intervistato da Sputnik, il problema dell'omofobia semplicemente non esiste:

"Il ministro dello Sport parla di canzoni omofobe o di parole offensive nei confronti degli omosessuali, ma queste canzoni, in realtà, non contengono nessun sottotesto omofobo. Si tratta di un certo tipo di folclore, sono canzoni che si cantano per fare atmosfera. Sono parole che si usano tutti i giorni. Le possiamo sentire ad ogni angolo della strada", ha dichiarato il tifoso. Non è tanto la Lega Calcio che vuole farci stare zitti, quanto i potere dai quali essa dipende. Tra questi ci sono il Ministero dello Sport e il Ministero degli Esteri."

Il tifoso ha poi puntato il dito contro le autorità francesi, che secondo lui stanno semplicemente cercando un pretesto per distruggere il mondo degli ultras:

"Le autorità ci fanno pressione, perché vogliono ripulire gli stadi da noi ultras. Vogliono rendere le tribune francesi come quelle americane dell'NBA o dell'NFL, dove non ci sono i tifosi ospiti. Non capiscono che la maggior parte dei tifosi 'normali' viene allo stadio solo per sentirsi all'interno dell'atmosfera che creano gli ultras. Nel decreto dei prefetti si legge continuamente che il ministero non ci considera dei cittadini francesi a tutti gli effetti; siamo privati, a volte del tutto senza motivo, del diritto basilare di poterci muovere liberamente all'interno del territorio del Paese", ha concluso il tifoso.

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