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08:00 22 Settembre 2019
Partenone ad Atene

Le sculture del Partenone torneranno in Grecia per sempre?

© Sputnik . Vladimir Rodionov
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Il corrispondente di Sputnik ha parlato con gli esperti di documenti fino ad oggi sconosciuti che potrebbero venire sfruttati dalla parte greca per richiedere il rientro in patria dei Marmi di Elgin.

I feroci dibattiti circa il rientro delle sculture marmoree del Partenone dal British Museum in Grecia si sono riaccesi in seguito all’intenzione espressa dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis di proporre al primo ministro britannico Boris Johnson di restituire le sculture del Partenone ad Atene “a tempo determinato”. In particolare, tramite la rivista Observer il premier greco si è rivolto al collega britannico proponendogli di prestare le sculture del Partenone per una esposizione che si terrà ad Atene nel 2021 nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della rivoluzione greca del 1821.

Stando alle informazioni rese note dai media greci, la richiesta di prestito delle sculture del Partenone per l’esposizione temporanea ad Atene è stata interpretata dal British Museum come un riconoscimento dei diritti di proprietà che Atene avrebbe sulle opere. Il curatore del British Museum in un’intervista con i media greci ha dichiarato che “la condizione preliminare a qualsiasi trattativa che verta sul prestito delle sculture del Partenone è l’ammissione del fatto che il proprietario legittimo delle opere è la Gran Bretagna e non la Grecia”.

“Unicamente la legislazione britannica fa fede in merito a un’eventuale restituzione delle opere”, sottolinea Kristos Milonopulos, avvocato, docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Atene e presidente dell’Istituto di Diritto europeo e internazionale.

“Ai sensi di questa legislazione, il British Museum dispone delle sculture in maniera illegittima”, osserva l’esperto.

Cosa potrebbe essere usato dalla Grecia come pretesto per il rientro delle sculture?

“La legislazione britannica oggi non riconosce il diritto di proprietà che il British Museum invece esercita sulle opere per la seguente ragione: è innegabile che parte della ricompensa conferita dal caimacano di Atene a Lord Elgin costituiva un atto di corruzione. E sono concordi, anche solo parzialmente, a considerarlo tale anche i più convinti detrattori della restituzione delle sculture”.

Stando a quanto afferma Milonopulos, l’atto di corruzione è il momento chiave nella campagna di restituzione delle opere:

“La corruzione era reato già al tempo del depredamento delle sculture. Rientra fra i reati sin dal XIV secolo. Per corruzione venne condannato anche uno dei Governatori generali dell’India. Oggi in Inghilterra vige la legge sugli introiti da attività criminali secondo la quale è reo chiunque possieda un bene ottenuto in seguito a un’attività illegale. Poiché le sculture marmoree furono ottenute in seguito a un atto corruttivo, ai sensi di questa legge sono oggetto di azioni legali sebbene ciò sia avvenuto molti anni fa. Infatti, nella legge citata si afferma chiaramente che gli atti di corruzione non vanno in prescrizione”.

Un'altra ragione giuridica a supporto della restituzione delle opere potrebbe essere la dichiarazione UNESCO, secondo Milonopulos:

“Nella dichiarazione si sancisce che va ristabilita l’integrità delle opere d’arte”, sottolinea il professore.

Ricerche scientifiche e corrispondenza di Lord Elgin

Un ulteriore argomento a supporto della parte greca potrebbe essere il lavoro di ricerca di Elena Korka.

Per molti anni, Elena, ricercatrice e Direttrice generale onoraria del Dipartimento per il patrimonio culturale presso il Ministero greco della Cultura, ha condotto delle ricerche sugli archivi riguardanti Lord Elgin e la sua corrispondenza al fine di fare luce sul mistero delle sculture.

“Ogni nuova prova che viene scoperta potrebbe essere d’aiuto. Ho rinvenuto documenti andati perduti sui quali i britannici fondavano le loro asserzioni. Che cosa se ne può dedurre? Che Lord Elgin non aveva alcun permesso. Dato che Lord Elgin non aveva alcun permesso, il British Museum che in seguito acquistò le sculture da Elgin non ha su di esse alcun diritto: infatti, furono acquistate da un soggetto che già di per sé non esercitava su di loro quel diritto. Dunque, le ricerche stanno facendo luce sulla situazione grazie a questi nuovi documenti”, spiega Elena Korka in un’intervista a Sputnik.

I documenti sono stati rinvenuti presso le biblioteche e gli archivi di Grecia, Turchia e Gran Bretagna. “A Istanbul negli archivi ufficiali del governo ottomano abbiamo cercato i documenti delle trattative di Elgin, ma tra di essi non ve n’è alcuno che conferirebbe a Elgin il permesso di rimuovere le sculture dal Partenone. Anzi, abbiamo trovato un espresso divieto in tal senso. Inoltre, non vi è alcuna conferma del legittimo acquisto delle opere da parte dei britannici”, ha indicato la ricercatrice.

“La parte britannica sosteneva che Lord Elgin avesse ricevuto da parte del Sultano un documento ufficiale per la confisca della collezione quando il Lord era ambasciatore di Costantinopoli tra il 1801 e il 1803. Nella pratica, però, Lord Elgin fece tutto questo di nascosto e illegalmente: al proprio governo disse una cosa e a quello ottomano un’altra. “Vado ad Atene per curarmi”, dichiarò senza menzionare che la vera ragione per cui vi si recava era monitorare la confisca delle sculture marmoree dall’Acropoli”, aggiunge la ricercatrice.

“Considerate che, quando Melina Merkouri (attrice greca e ex ministra greca della Cultura) trasmise nel 1980 la richiesta alla controparte britannica, queste non prove non c’erano, ma ora non è possibile ignorarle”.

“Io mi sono unita alle ricerche perché me lo chiese Melina. Mi diede quest’incarico negli anni ’80 e per tutti questi anni, come collaboratrice del Ministero, ho fatto tutto quello che potevo. Mi sono dedicata anima e corpo a queste ricerche e ho anche scritto una tesi sul tema scoprendo i documenti mancanti. La mia tesi è dedicata alle sculture del Partenone. Io credo che le sculture sicuramente torneranno”.

L’iter diplomatico

“Perché vengano restituite da una nazione ad un’altra delle opere antiche che furono confiscate in un periodo in cui una nazione greca indipendente ancora non esisteva, è necessario profondere molti sforzi e sfruttare l’arte della diplomazia. La cultura può diventare un ottimo pretesto per trovare una soluzione a una questione controversa. Il governo greco richiede la restituzione delle opere da molti anni e non possiamo dire che non abbia avuto risultati. Solo che la controparte britannica non è ben disposta. Tuttavia, il solo fatto che il British Museum stia facendo qualcosa dimostra che in futuro potremmo aspettarci sviluppi positivi”, sottolinea Elena Korka.

E aggiunge:

“La richiesta di restituire le sculture in marmo è una richiesta non unicamente greca, ma di tutto il mondo. In varie nazioni sono stati creati 25 comitati volontari. Il fatto che questo tema sia sempre al centro dell’attenzione dimostra di per sé la sua importanza. La restituzione delle opere d’arte avviene sempre in seguito a innumerevoli sforzi. Ad esempio, una delle maschere indigene è stata restituita dal British Museum a una delle tribù dei nativi canadesi dopo 15 anni di trattative. Quindi, immaginate solo quanto sarà difficile riportare in patria le sculture del Partenone”.

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