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22:24 20 Settembre 2019
L'inaugurazione della mostra delle foto vincitrici del 5° fotoconcorso internazionale in memoria di Andrey Stenin

Allo Stenin i fotografi più bravi sono italiani

© Sputnik . Ramil Sitdikov
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I fotografi italiani fanno man bassa di premi al 5° fotoconcorso internazionale in memoria di Andrey Stenin. Il Grand Prix va a Gabriele Cecconi con il reportage "I miserabili e la terra", mentre Alfredo Bosco con "Guerrero Dimenticato" si aggiudica il premo speciale della Croce Rossa, ed Andrea Alai con "Ipnotizzata" vince il premio Ispirazione.

Il museo Storico di stato di Mosca nella serata del 10 agosto ha ospitato la cerimonia di premiazione del V fotoconcorso internazionale "Andrey Stenin", in memoria del fotocorrispondente di MIA ROSSIYA SEGODNYA ucciso nel Donbass nel 2014. L'edizione di quest'anno ha fatto siglare il record di lavori pervenuti, più di 6000 da 80 paesi, ed ha sorriso all'estro dei fotografi italiani, protagonisti della serata di gala che ha decretato i vincitori del concorso.

Il nostro mondo è fragile

Il nostro è un mondo fragile. Secondo Maria Zakharova, ospite d'onore della cerimonia di premiazione del V fotoconcorso Andrey Stenin, questa è l'idea che i fotografi hanno fatto propria e cercato di dimostrare con i lavori presentati. La fragilità di un ecosistema sottoposto alla migrazione di centinaia di migliaia di persone è al centro del reportage di Gabriele Cecconi dalla regione di Cox's Bazar, nel Bangladesh, dove a partire dal 2016 sono emigrati centinaia di migliaia di musulmani di etnia Rohingya, scappati dalle persecuzioni in Birmania. Il vincitore del Grand Prix racconta così il suo lavoro:

- Ho scelto questo tema per motivi personali. Nel 2016 in Umbria c’è stato un forte terremoto ed io andai a documentare quello che era successo e quando cominciai a lavorare mi resi conto del rapporto intimo che cè fra l’uomo e ambiente, quando si rompono gli equilibri che lo tengono in piedi.

- Dall'Umbria al Bangladesh, come ci sei arrivato?

- Lessi un articolo che parlava di questa problematica che era la stessa che affrontai al mio paese, ma da un punto di vista internazionale. Ho creduto che fosse la storia giusta. La nostra società ci ha portato a credere che abbiamo il dominio su tutto e quindi c’è questa separazione fra noi uomini ed il resto del pianeta, che a mio avviso è un pò deleteria: noi siamo parte del tutto e lo vedo anche nel mio lavoro. I rifugiati per sopravvivenza devono andare ad intaccare un area fragile e poi ne subiscono le conseguenze che l’ambiente fa ricadere su di loro.

Gabriele Cecconi
© Sputnik . Ilya Pitalev
Gabriele Cecconi

- In pratica, come si manifesta questa rottura degli equilibri?

- I profughi Rohingya in Bangladesh vanno ad insediarsi in una zona di per sè fragile dal punto di vista climatico. Dal 2016 circa un milione di persone si sono trovate a dover fuggire, con risultati distruttivi: ad esempio il disboscamento. Disboscano, perché hanno bisogno del cibo per cucinare. Poi nelle loro tende di fortuna cucinano il cibo e respirano il fumo prodotto dalla combustione, le cui complicazioni sono la prima causa di decessi nei cambi profughi.

- Come mai hai scelto questo tema per il tuo lavoro?

- Per mostrare che la separazione che abbiamo rispetto all’ambiente sia deleteria rispetto alle conseguenze su noi stessi. E poi per far capire che un problema come questo, già abbondantemente studiato, in realtà non venga mai risolto. Io ho scelto di andare la perché era un aerea molto fragile, in Bangladesh e perchè queste persone dovranno vivere la per chissà quanto tempo ed a parte il cibo che gli viene dato e non manca mai, le problematiche ulteriori sono quelle che io ho cercato di trattare col mio lavoro, ma che non sono mai veramente state affrontate.

  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
  • La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi
    © Foto : Gabriele Cecconi
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© Foto : Gabriele Cecconi
La serie “I miserabili e la terra” di Gabriele Cecconi

- Insomma, ci stai dicendo che quando succedono delle catastrofi, inviare alle popolazioni colpite beni di prima necessità e più un problema che un bene?

- Pensare ai beni di prima necessità è un cane che si morde la coda. La ricevevano più cibo di quello che avevano bisogno e poi siccome non li piaceva se lo rivendevano. Per cucinare il resto invece erano costretti a distruggere degli alberi per procurarsi il cibo e poi far respirare esalazioni tossiche ai propri familiari.

- Il tuo reportage ti è valso il Grand Prix del concorso Stenin. C'è un pensiero che vuoi rivolgere a qualcuno per il tuo lavoro? 

- Il lavoro è stato finanziato totalmente da me. L’unico pensiero che posso rivolgere e alle persone che stanno la e che non si sa per quanto tempo ancora ci staranno e chi mi hanno permesso di fare le foto. L’unico obiettivo che possiamo raggiungere noi fotografi è che il nostro lavoro raggiunga un obiettivo simbolico. Non e il mio lavoro che farà ragionare le organizzazioni internazionali e risolvere il loro problema. Queste persone le ho fotografate 18 mesi fa e sono ancora lì. Spero che guardando le foto i singoli si facciano domande sul rapporto quotidiano che abbiamo con l’ambiente e provino a darsi delle risposte.

Un premio in memoria di Andrea Rocchelli

E' il premio speciale della Croce Rossa, assegnato ad Alfredo Bosco, autore del reportage "Guerrero Dimenticato", sulle condizioni di vita nella provincia messicana del Guerrero, dominata dai cartelli della droga. Il giovane fotografo toscano, trapiantato a Milano, ha in qualche modo dedicato il suo successo ad Andrea Rocchelli, fotografo italiano anch'egli deceduto nel Donbass durante la primavera di sangue del 2014.

Alfredo Bosco, autore del reportage Guerrero Dimenticato
© Sputnik . Ilya Pitalev
Alfredo Bosco, autore del reportage "Guerrero Dimenticato"

Io ho avuto l'onore di essere uno degli stagisti del gruppo di Cesura (la rivista online a cui lavorava Andrea Rocchelli) quando Andy mandava le suo foto. Andy aveva un'enorme passione per i paesi ex sovietici ed il dolore che è successo alla famiglia ed ad un gruppo di ragazzi che sono cresciuti insieme a lui è una delle conseguenze peggiori a cui può portare la nostra professione. Spero che in futuro anche in Italia, insieme alla famiglia di Andrea, si possa organizzare un'iniziativa che punti a ricordare Andrea. Un qualcosa a suo nome, un qualcosa che lo ricordi non per come se ne è andato, ma per quello che stava facendo credo che possa essere molto utile ed interessante.

La fotografia come fonte di ispirazione

Andrea Alai, già vincitore del concorso Andrey Stenin l'anno scorso con il reportage sugli Ultras dell'Albenga, quest'anno si è aggiudicato il primo premio per la nuova categoria "Ispirazione", con la foto che ritrae la piccola Yasa, bambina di nove anni fuggita dal Donbass in Ucraina ed affetta dalla Sindrome di Crouzone.

“Ipnotizzata” di Andrea Alai (Italia)
© Foto : Andrea Alai
“Ipnotizzata” di Andrea Alai (Italia)

Ma che cos'è l'ispirazione per un giovane fotografo?

Andrea Alai la definisce così:

"L'ispirazione più grande per me sono i soggetti che fotografo, che mi dimostrano che cos'è la resilienza, la speranza, la voglia di non arrendersi. Io come fotogiornalista sto facendo un lavoro molto difficile dal punto di vista operativo ed economico, vedo in loro la possibilità di realizzare anche i miei di sogni".

Andrea Alai
© Sputnik . Ramil Sitdikov
Andrea Alai
Il concorso

Il concorso internazionale di fotogiornalismo intitolato ad Andrei Stenin, organizzato dall'agenzia “Rossiya Segodnya” sotto l’egida della Commissione della Federazione Russa per l’UNESCO, si pone l’obiettivo di sostenere i giovani fotografi e di attirare l’interesse del pubblico sui compiti del moderno giornalismo fotografico. È una piattaforma per i giovani fotografi di talento, sensibili e aperti a tutto ciò che è nuovo, dalla quale dirigono la nostra attenzione sulle persone e sugli eventi vicini a noi.

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