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23:08 20 Settembre 2019
In this Oct. 12, 2017, photo, ever-growing amount of contaminated, treated but still slightly radioactive, water at the wrecked Fukushima Dai-ichi nuclear plant is stored in about 900 huge tanks, including those seen in this photo taken during a plant tour at Fukushima Daiichi Nuclear Power Plant in Okuma, Fukushima Prefecture, northeast of Tokyo

Fukushima, il Giappone dovrà scaricare l’acqua radioattiva nel Pacifico

© AP Photo / Pablo M. Diez/Pool
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Se appena due settimana fa di fronte agli ambasciatori convenuti a Tokyo per l’ennesimo briefing informativo i funzionari governativi avevano detto che il problema esisteva ma avrebbero cercato modo di risolverlo, oggi il Ministro giapponese per l’Ambiente ammette che probabilmente non esiste altra soluzione che lo scarico in mare.

La Tokyo Electric Power dovrà scaricare l’acqua radioattiva dalla sua centrale nucleare distrutta di Fukushima direttamente nell'Oceano Pacifico, ha detto oggi, martedì 10 settembre, il ministro giapponese per l'Ambiente.

Dopo che l’impianto venne paralizzato prima da un terremoto, e poi dal famoso tsunami del 2011, Tokyo Electric (Tepco), aveva raccolto nei serbatoi costruiti nei siti distrutti oltre 1 milione di tonnellate di acqua contaminata dai tubi di raffreddamento utilizzati per impedire lo scioglimento dei nuclei di carburante atomico.

Come però già annunciato in precedenza dal direttore della cooperazione internazionale al Ministero degli Esteri giapponese, Koichiro Matsumoto, lo spazio fisico nei silos finirà entro il 2022.

Oggi il Ministro Yoshiaki Harada è costretto ad ammettere in conferenza stampa:

"L'unica opzione sarà quella di versare in mare e diluire il contenuto dei silos. Tutto il Governo ne discuterà, ma vorrei offrire la mia semplice opinione".

Il Governo giapponese è in attesa di una relazione di esperti prima di prendere una decisione definitiva. Harada non ha detto con precisione quanta acqua dovrebbe essere immessa nell'oceano. I funzionari della Tepco a loro volta non si sono resi disponibili per un commento.

Qualsiasi via libera per scaricare l’acqua radioattiva in mare, tuttavia, potrebbe risultare non accettabile per i vicini come la Corea del Sud, che già il mese scorso aveva convocato un alto funzionario dell'ambasciata giapponese per farsi spiegare e ricevere garanzie su come sarebbe stata gestita l'acqua di Fukushima.

Le relazioni tra le due nazioni orientali sono già in seria crisi in seguito alla disputa sul risarcimento per i coreani costretti a lavorare nelle fabbriche giapponesi durante seconda guerra mondiale.

Le centrali nucleari costiere scaricano comunemente nell’oceano acqua che contiene trizio, un isotopo di idrogeno che è difficile da separare ed è considerato relativamente innocuo. L’acqua che serve per riscaldare i reattori nelle centrali nucleari integre tuttavia, non viene a contatto diretto con il nocciolo ma raffredda il primo involucro di questi. Le condizioni di raffreddamento a Fukushima dopo il disastro sono state di altro tipo e la cosa che preoccupa non è tanto la quantità dell’acqua da smaltire ma il suo reale livello di inquinamento radioattivo.

Tepco, che affronta anche l'opposizione dei pescatori locali, ha ammesso l'anno scorso che l'acqua nei suoi serbatoi conteneva anche altri contaminanti oltre al trizio.

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