01:24 11 Dicembre 2019
Boris Johnson

Brexit, Camera boccia la mozione di Boris Johnson per elezioni anticipate

© REUTERS / DYLAN MARTINEZ
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Il premier britannico e la sua maggioranza sono stati battuti per la seconda volta alla Camera dei Comuni sulla mozione per indire nuove elezioni politiche il prossimo 15 ottobre.

Il governo avrebbe dovuto ottenere i due terzi dei voti parlamentari per far indire nuove elezioni ma è stato battuto dopo che non è riuscito a raggiungere il quorum minimo previsto.

Sono stati 293 i Lord a votare a favore della mozione di BoJo, con 46 voti contrari e un altissimo numero di astenuti. A pesare maggiormente è stato il no dei Laburisti di Jeremy Corbyn, che sono si sono trincerati sulle proprie posizioni.

L'ipotesi di nuove elezioni non è tuttavia da considerarsi totalmente tramontata. Con le opposizioni del 'Remain' che si sono quasi assicurate, a meno di colpi di scena, di evitare un'uscita dall'UE senza accordo, uno scenario di votazioni anticipate a novembre sembra tutt'altro che improbabile.

BoJo vola nei sondaggi. Male Farage.

In questo senso è sicuramente da sottolineare l'inaspettato balzo in avanti compiuto da Johnson in termini elettorali, a dispetto delle polemiche delle polemiche delle ultime settimane.

Come riportato dal Telegraph, il leader dei Tory avrebbe guadagnato circa 3 punti, attestandosi al 35% dei consensi, distanziando sensibilmente le altre forze politiche, primi su tutti i Laburisti (25%). 

Tra le altre forze politiche si registra un forte calo da parte del Brexit Party di uno degli artefici della mozione per l'uscita del Regno Unito dall'UE, Nigel Farage, che secondo i sondaggisti avrebbe perso ben 3 punti percentuali, calando fino al 13%; sostanzialmente stabili i Liberaldemocratici, fermi al 17%.

La regina ha firmato la legge anti no-deal

Nella giornata di ieri, inoltre, si è consumata la definitiva approvazione della legge anti no-deal, firmata in ultima istanza dalla regina Elisabetta II, dopo essere stata approvata dal Parlamento nei giorni scorsi.

Si tratta di un passo fondamentale nell'iter legislativo previsto dall'ordinamento britannico, sostanzialmente equiparabile alla firma del Presidente della Repubblica italiano sulle leggi nostrane.

La nuova norma, da oggi ufficialmente in vigore, impone al primo ministro di richiedere un rinvio sulla Brexit oltre la data del 31 ottobre in caso di mancato accordo con Bruxelles.

Parlamento chiuso per 5 settimane

Dalla fine della seduta di ieri e fino al 14 ottobre prossimo il Parlamento britannico sospenderà i suoi lavori, in adempienza alla mozione voluta da Boris Johnson e firmata negli ultimi giorni di agosto dalla regina.

Ad annunciarlo ufficialmente è stato il portavoce di Downing Street, confermando ancora una volta che il premier non ha alcuna intenzione di chiedere un rinvio della Brexit a Bruxelles:

"La Gran Bretagna uscirà dall'Ue il 31 ottobre, ma un nuovo accordo è ancora possibile: l'ultimo momento utile per sancirlo sarà il Consiglio europeo del 17-18 ottobre".

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