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07:52 13 Novembre 2019
Riconoscimento facciale

Riconoscimento facciale: le nuove norme europee e non solo

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Recentemente il Financial Times ha riportato, citando alcuni funzionari europei, che sarebbe stata approvata una rigida legislazione volta a prevenire “l’uso indiscriminato delle tecnologie di riconoscimento facciale” da parte di società ed enti vari.

Le nuove norme conferiranno ai cittadini europei il diritto di sapere quando sono impiegati i dati derivanti dal riconoscimento del loro volto, con tutte le eccezioni del caso.

Naturalmente l’iniziativa rientra in un progetto di riforma voluto dalla neo-presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nei suoi primi 100 giorni di mandato.

Tale iniziativa, inoltre, è frutto di una precedente decisione della Commissione mirata a creare un Gruppo di Esperti di Alto Livello che operi per regolamentare l’intelligenza artificiale (IA). A giugno il Gruppo ha affermato che “le nuove regole devono stabilire in maniera chiara se la tecnologia stia tenendo traccia di soggetti ben precisi o se invece stia controllando grandi gruppi di persone in maniera indiscriminata”.

È stato legiferato che “debbono essere sviluppati provvedimenti pratici che permettano di rilasciare un permesso chiaro e verificato all'operazione di identificazione automatica da parte dell’IA e di altre tecnologie equivalenti”.

Il tuo viso è unico? Non più!

Il riconoscimento facciale sta davvero diventando una tecnologia sempre più comune. Il nostro viso diventa la password che sblocca lo smartphone, apre la porta del nostro ufficio o ci fa entrare nel nostro conto corrente. Ma questa tecnologia ha anche il potere di tenere traccia di tutti i nostri movimenti.

La prospettiva di vivere in un mondo in cui le macchine sono in grado di seguire ogni nostro movimento preoccupa molte persone, poiché è una grande invasione della privacy. Potenzialmente limita la libertà di un soggetto perché non è solo la polizia ad avere accesso al riconoscimento facciale, ma anche i negozi i quali ti identificheranno quando entri per vedere cosa compri e capire le tue preferenze d’acquisto. La cosa peggiore è che i tuoi dati sensibili possono finire nelle mani di malintenzionati.

Applicazioni come FindFace, FaceSix o FaceFirst sono state create grazie alle capacità dei computer moderni, ed è proprio la tecnologia l’applicazione più importante dell’IA.

I volti su Twitter, Facebook e sugli altri social media sono “riconoscibili” e possono essere correlati con i volti che si vedono sulle strade tutti i giorni. Le nostre vite sono sempre più controllate e per molti questo è inquietante.

L’Europa vuole legiferare

Interrogata riguardo al rapporto del Financial Times, la Commissione europea ha confermato che stava cercando approcci “antropocentrici e di stampo europeo” all'intelligenza artificiale.

“Non commenteremo nessun documento eventualmente fuoriuscito. In generale direi che è stata affrontata la questione della necessità di promuovere un’intelligenza artificiale antropocentrica e di stampo europeo”, si è così espressa Natasha Bertaud, portavoce della Commissione.

Bertaud, inoltre, ha ricordato che a giugno “il Gruppo di Esperti di Alto Livello creato dalla Commissione ha emesso una serie di raccomandazioni e consigliato la Commissione di considerare la necessità di nuove norme in particolare riguardo al riconoscimento facciale”.

Stando a Bertaud i provvedimenti sono in fase di prova. La Commissione deve ancora decidere i prossimi passi e il Parlamento discutere la questione.

Normative vigenti in UE e negli USA

Alexandr Minin, AD della NtechLab, società leader nel settore del riconoscimento facciale con sede a Mosca, ritiene che il comparto “necessiti di normative chiare e rigide, questo è indubbio”. Tuttavia, pensa che la questione sia “spinosa” viste le grandi differenze che intercorrono tra le normative vigenti negli USA e in Europa.

“Negli USA, ad esempio, gli appalti sono sempre stati molto flessibili. Gli USA sono entrati troppo presto nel mercato senza individuare uno standard di qualità. Ci potrebbero essere falsi allarmi o errori nei sistemi attualmente installati. Sono le persone a farne le spese. Per questo, gli USA hanno bisogno di una normativa più stringente”, ha affermato Minin.

L’Unione europea, di converso, “è troppo normata al momento”. Infatti, il riconoscimento facciale potrebbe migliorare la sicurezza messa a repentaglio dai flussi migratori e contribuire agli sforzi delle forze di polizia, secondo Minin.

“Non c’è alcun modo di proibire o evitare il riconoscimento facciale. Le città europee conserveranno le proprie dimensioni, ma la loro popolazione si moltiplicherà di 4 o 5 volte. La qualità della vita sarà maggiore di quella odierna. Avremo bisogno di sistemi di sicurezza altamente normati per assicurarsi che siano nelle mani giuste. Il viso registrato è solamente un’immagine digitale. Diventa uno strumento potente quando si scannerizza e registra la foto della carta d’identità di una persona e si cerca di abbinare le due cose. Senza indicizzazione, non sarebbero dati interessati”, spiega l’esperto.

Minin ha osservato che l’Unione europea dispone già del GDPR e ha aggiunto che NtechLab (passata da una start-up russa fondata da due giovani moscovita a un leader del settore) rispetta questa normativa e non ha mai avuto problemi.

FindFace, il nuovo servizio di NTechLab, può essere utilizzato nei sistemi di sicurezza per individuare persone in una lista di ricercati, ad esempio.
FindFace, il nuovo servizio di NTechLab, può essere utilizzato nei sistemi di sicurezza per individuare persone in una lista di ricercati, ad esempio.

Tuttavia, di recente si è verificato uno scandalo: l’autorità nazionale svedese per la protezione dei dati ha comminato una sanzione ai sensi del GDPR nei confronti della scuola superiore Anderstorp nella cittadina di Skelleftea poiché la suddetta scuola aveva installato una telecamera per il riconoscimento facciale per un periodo di prova all’interno di un’aula con l’intento di facilitare la procedura di appello. I genitori avevano dato il loro consenso così come gli studenti ma l’organismo di controllo ha stabilito che “il riconoscimento facciale messo in campo dalla scuola violava il GDPR poiché processava i dati raccolti in maniera troppo invasiva ed elaborava dati personali senza una valida ragione”. I parenti, dunque, fidandosi della scuola, “non potevano dare in maniera libera il proprio consenso”.

Secondo il Financial Times, sono state avviate indagini anche in seguito ai rilevamenti circa l’uso del riconoscimento facciale per monitorare le folle di persone in aree congestionate come la stazione King’s Cross di Londra.

Potenziali beneficiari: polizia e aziende

La tecnologia nel frattempo si sta evolvendo: ad esempio, la NtechLab si sta specializzando nel “riconoscimento non solo facciale, ma anche della silhouette”. Stando a quanto afferma Minin, le telecamere ora “riconosceranno” un criminale senza bisogno di vedere la sua faccia e lo seguiranno “cosicché la polizia riuscirà a capire senza alcuno sforzo dov’è diretto”.

“Vediamola da un’altra prospettiva: le forze di polizia costano molto e non hanno valore aggiunto. Quindi, idealmente, il rapporto poliziotti/civili dovrebbe essere più basso possibile. Noi paghiamo per le forze di polizia, quindi cerchiamo di ridurle. Se possono usare gli strumenti giusti, possiamo farlo”, ha affermato Minin.

Un altro campo di sviluppo dell’IA è il tracciamento di attività, secondo l’esperto. I nuovi algoritmi “sono in grado di capire se stai usando il telefono, chattando, fumando, salendo in macchina con o senza un pacco”.

“Verrà usata per migliorare i sistemi di sicurezza rilevando in tempo reale qualsivoglia azione aggressiva, anche nel settore della sanità. Gli ospedali nei Paesi in via di sviluppo ci stanno chiedendo di controllare ciò che avviene nelle loro strutture, di monitorare che i loro pazienti stiano davvero ricevendo le cure. Questa tecnologia può essere utilizzata anche nel settore industriale per controllare che determinati processi vengono attuati in maniera rigida”, continua Minin.

La tecnologia del riconoscimento facciale può anche essere utilizzata per formulare diagnosi mediche, seppur con “restrizioni”, ha affermato l’esperto.

Commissione europea: la normativa sul digitale è prioritaria

La Commissione europea sta pianificando di regolamentare le tecnologie digitali negli interessi dei cittadini europei. Uno dei 6 punti della “Agenda per l’Europa” di von der Leyen si parla di come adeguare i Paesi membri all’era digitale. Von der Leyen auspica anche di rivedere la normativa sulle “implicazioni umane ed etiche dell’intelligenza artificiale” nei suoi primi 100 giorni di mandato.

Diego Naranjo, consigliere politico dell’organizzazione non governativa European Digital Rights, accoglie con favore quest’iniziativa ma è scettico sul fatto che la normativa possa essere messa a punto rapidamente.

“Anche se si partisse da ciò che già è stato fatto dal Gruppo di Esperti di Alto Livello sull’IA, la Commissione dovrebbe provvedere a una serie di lavori interni e di consultazioni pubbliche necessari per formulare una normativa sensata e adeguata sulla questione”, ha affermato Naranjo.

Nicolas Denis, professore di diritto presso l’Università belga di Liege, ritiene che la nuova normativa non tenterà (né dovrebbe tentare) di regolamentare tutti gli aspetti con un unico testo di legge.

“Gli americani ci criticano poiché una normativa onnicomprensiva ora sarebbe troppo precoce. Bene! Il motore legislativo europeo è a diesel, ha bisogno di tempo per scaldarsi… Ma il concetto che serva una normativa unica che copra l’intera questione, come molti richiedono, non è in linea con quello che pensiamo noi. Una normativa onnicomprensiva non è la soluzione”, ha affermato.

Il professore crede che l’UE debba “agire settore per settore poiché ognuno richiede una specifica legislazione”.

Come anche altri esperti, il professore ha osservato che il riconoscimento facciale comporta “rischi individuali e collettivi”, ma anche opportunità, come il suo uso a livello medico (terapie a distanza, analisi dei sintomi, consulenze psicologiche).

“Non dobbiamo privare le nostre società di nuove opportunità. I diritti fondamentali che regolano l’UE sono forti. Non rischiamo di vedere comparire un nuovo despota. L’Europa deve rimanere ferma sui propri principi”, ha concluso.

Protezione dei dati vs Sicurezza

Molte organizzazioni non governative stanno lanciando un segnale d’allarme riguardo l’intelligenza artificiale e, in particolare, sulle operazioni di sorveglianza effettuate tramite riconoscimento facciale.

F. Ebelt, uno degli organizzatori tedeschi della Conferenza di Netzpolitik sulla libertà digitale prevista per settembre, ritiene che la libertà nel mondo digitale sia essenziale e che sia necessario intraprendere delle azioni contro il “sempre maggiore controllo”.

“Al momento il controllo operato da società e autorità pubbliche tramite il riconoscimento facciale non è affatto regolamentato e il controllo pubblico dei cittadini europei sta aumentando molto velocemente. Dev’essere limitato in maniera drastica sperando che non sia già troppo tardi”, ha affermato Ebelt.

In maniera analoga il partito tedesco La Sinistra “invita a osservare i diritti civili e le libertà in Europa, nonché gli standard comuni in maniera di protezione e sicurezza dei dati nei casi di uso commerciale degli stessi”, così si è espressa Cornelia Ernst, MEP di La Sinistra.

“Il Sistema di Informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), il Sistema di Informazione Visti (VIS) e la banca dati delle impronte digitali (EURODAC) raccolgono immagini facciali biometriche. Questi sistemi di informazioni vengono gradualmente dotati di tecnologie per il riconoscimento facciale in grado di effettuare ricerche fotografiche”, ha affermato Ernst.

La MEP ha aggiunto che, però, non si sapeva “quanti immagini di volti siano già state immagazzinate nei database europei SIS II, VIS ed EURODAC e quante di queste siano adatte al confronto fotografico tramite software per l’identificazione di dati soggetti”. Tali questioni, dunque, devono ancora essere risolte dai Paesi membri.

Gilles Lebreton, MEP di Front National e membro della commissione che legifererà sull’uso del riconoscimento facciale, crede che questa tecnologia abbia il potenziale di diventare una “efficace arma contro il crimine e il terrorismo” e che “faccia ben sperare in campo medico”.

© Depositphotos / Ryanking999

“Chiaramente sarà necessario fornire garanzie per evitare eccessi politici, ma la nostra commissione sa come farlo. Per fortuna, la commissione giuridica sfugge alla morsa dell’estrema sinistra a differenza della LIBE”, ha affermato.

Identificare migranti

L’identificazione dei migranti è un altro settore in cui può essere applicato il riconoscimento facciale.

A maggio 2016 il sistema europeo di riconoscimento dei richiedenti asilo (EURODAC) ha richiesto alla Commissione europea di poter raccogliere più informazioni rispetto alle sole impronte.

Gli arrivi massicci di migranti a partire dal 2015 hanno preso alla sprovvista le autorità di molti Paesi. Decine di migliaia di migranti rimangono invisibili in Europa e questo facilita il soggiorno irregolare all'interno dell’UE.

EURODAC vorrebbe migliorare la sua capacità di confronto delle impronte e ha richiesto alla Commissione il permesso di immagazzinare altri parametri biometrici come il riconoscimento facciale.

Ma il timore di mettere a repentaglio la privacy di queste persone ha paralizzato l’Unione europea. Un portavoce della Commissione ha dichiarato che “sono in corso dibattiti sull’applicazione del riconoscimento facciale”.

Theo Francken, ex segretario di Stato belga all'immigrazione, ha sostenuto che “la raccolta di dati biometrici e l’utilizzo del riconoscimento facciale sono due elementi chiave per rendere più professionale il lavoro di EURODAC”.

Infine, ha concluso che “c’è la volontà di dare la possibilità a tutti i clandestini di entrare in Europa e di rendere i controlli tanto più inefficienti possibile”. Si è detto, inoltre, scettico sul fatto che von der Leyen fosse la persona giusta per cambiare la situazione e per impiegare il riconoscimento facciale a tali fini.

I punti di vista e le opinioni espresse in quest’articolo non sono necessariamente in linea con quelle di Sputnik.

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