14:24 09 Agosto 2020
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Il presidente iraniano ha concesso alle autorità altri due mesi per salvare il Trattato di Vienna sulla non proliferazione degli armamenti nucleari siglato nel 2015.

Hassan Rouhani ha dato 60 giorni di tempo a Bruxelles per trovare un accordo di natura diplomatica che salvi il Trattato di Vienna del 2015 sulla non proliferazione degli armamenti nucleari.

Il leader iraniano ha avvertito che l'Iran in questo periodo di tempo continuerà a perseguire la via diplomatica, senza tuttavia rinunciare ai propri programmi legati allo sfruttamento dell'energia atomica.

Il presidente ha spiegato che in questi giorni sono stati fatti alcuni passi avanti nelle trattative con l'UE, che aumentano le speranze di un esito positivo del confronto diplomatico tra l'Iran e le potenze occidentali, che secondo lo stesso Rouhani ha già causato troppe tensioni nella regione.

"Penso che sia altamente improbabile il raggiungimento di un accordo con l'Europa oggi o domani. L'Europa ha altri due mesi per adempiere ai propri obblighi", ha dichiarato Rouhani in un'intervista alla TV di stato, chiarendo che "i colloqui tra l'Iran e i Paesi europei stanno andando avanti ma siamo ancora lontani da una conclusione".

L'origine delle tensioni sul nucleare

Teheran ha dichiarato la propria uscita dall'accordo sul nucleare il 7 luglio scorso, una volta scaduto l'ultimatum di 60 giorni dato all'UE, annunciando contestualmente un programma di progressivo arricchimento dell'uranio.

L'accordo era stato siglato nel 2015 tra l'Iran e il cosiddetto sestetto, formato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania.

Con tale intesa l'Iran aveva di fatto accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. 

Per i successivi quindici anni l'Iran avrebbe potuto arricchire l'uranio solo al 3,67%. In cambio dell'accordo l'Iran ha ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel 2018, tuttavia, gli USA avevano annunciato la propria uscita unilaterale dal trattato, ripristinando le sanzioni verso l'Iran e scatenando così le ire da parte di Teheran.

Negli ultimi due mesi l'Iran ha ripetuto più volte le condizioni per tornare a rispettare l'intesa, chiedendo a più passi concreti dall'Europa nell'accordo sul nucleare, oltre all'intercessione da parte di Bruxelles per portare all'annullamento delle sanzioni imposte da Washington.

In queste ore la Francia avrebbe proposto l'apertura di una linea di credito all'Iran da 15 miliardi di dollari, in cambio dello stop al disimpegno dall'accordo sul nucleare.

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