11:15 09 Dicembre 2019
Boris Johnson

Boris Johnson: "Elezioni se opposizioni bloccano Brexit senza accordo"

© AFP 2019 / Adrian Dennis
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Il premier britannico è pronto a far indire nuove elezioni già per il 14 ottobre se i Tory ribelli faranno passare il disegno di legge per bloccare la Brexit senza accordo.

Boris Johnson non ci sta e va all'attacco dei Tory ribelli, dopo che negli ultimi giorni questi ultimi avevano preparato il campo per la discussione a Westminster di un disegno di legge lampo blocca-Brexit, per evitare l'uscita senza accordo del Regno Unito dall'UE entro il 31 ottobre tanto voluta dal premier.

Il premier britannico, nel caso in cui si votasse per rinviare la Brexit, avrebbe incaricato i suoi ministri di preparare una contromozione da presentare in Parlamento mercoledì per indire nuove elezioni politiche per il prossimo 14 di ottobre. 

Perché a Johnson servirebbero nuove elezioni politiche?

Una misura che non sarebbe la prima scelta di Johnson, come fa sapere l'Indipendent, ma che risulterebbe forzata qualora i sostenitori del 'Remain' riuscissero davvero a mettere insieme i numeri per prorogare al 31 gennaio il termine ultimo della Brexit prima della sospensione del Parlamento, fissata per l'11 settembre.

Un'ipotesi quanto mai da evitare per i sostenitori del 'Leave', quella del rinvio, considerato che nel caso in cui la data del 31 gennaio fosse poi respinta dall'UE Johnson si troverebbe costretto ad accettare un'altra scadenza, imposta questa volta direttamente da Bruxelles.

Il premier si troverebbe, cioè, a fare i conti con una deadline spostata ancora più avanti nel tempo, a meno che la Camera dei Comuni non trovi a sua volta i numeri per respingere la nuova scadenza di Bruxelles. Una circostanza assai poco probabile considerate l'attuale composizione del Parlamento e la situazione ad oggi.

Ed ecco dunque spiegati i motivi della concreta possibilità paventata da The Boris di richiamare i britannici alle urne il 14 ottobre, nella convinzione di poter riempire il parlamento di Lord fedeli alla causa del 'Leave', evitando dunque ulteriori intoppi.

In questo modo il vincitore delle elezioni avrebbe inoltre tutto il tempo per presentarsi il 17 ottobre a Bruxelles al summit cruciale in programma con l'UE per strappare un accordo vantaggioso per l'uscita del Regno Unito due settimane dopo, il 31 ottobre.

La priorità del 31 ottobre

L'unica data che conta davvero, per Johnson: il 31 ottobre, entro il quale il premier è determinato a portare fuori il Regno Unito dall'UE, costi quel che costi, come confermato dal diretto interessato in due Tweet postati questa mattina, dove Bojo ha lanciato anche l'hashtag #LeaveOct31.

"Lasceremo l'UE il 31 ottobre, investiremo più soldi nella nostra economia", ha scritto Johnson.

​"Jeremy Corbyn vuole cancellare il referendum e discutere la Brexit per anni. Sono determinato a portare fuori il nostro Paese dall'UE entro il 31 ottobre", ha twittato Johnson, non risparmiando una frecciatina al suo rivale Jeremy Corbyn, accusato dal premier di voler discutere la Brexit per anni.

​Cosa succederà ora

Dopo un referendum vinto dal sì nel 2016, queste settimane saranno con tutta probabilità quelle decisive per l'uscita del Regno Unito dall'UE.

Il 17 ottobre è previsto l'ultimo summit a Bruxelles per cercare di negoziare gli accordi sulla Brexit. Già oggi però capiremo di più se, come sembra, le opposizioni presenteranno la mozione per la proroga, allora potrebbe realizzarsi lo scenario di nuove elezioni politiche per il 14 ottobre. 

In ogni caso dall'11 settembre il Parlamento britannico sarà sospeso, come previsto dalla misura, fortemente contestata, approvata dalla regina Elisabetta II la scorsa settimana.

Qualora non venisse approvata la proroga fino al 31 gennaio, come voluto dalle opposizioni, la Brexit diverrà del tutto effettiva a decorrere dal 31 ottobre prossimo.

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