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08:50 13 Novembre 2019
Bandiera Israele

Israele bombarda 3 Paesi in due giorni – reazioni in Iran, Iraq, Libano e Siria

© AFP 2019 / Jalaa Marey
Mondo
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Libano, Iraq e Iran hanno dichiarato che le recenti aggressioni israeliane sarebbero da intendere come un atto di guerra vero e proprio dopo gli attacchi a Libano, Siria e Iraq nel fine settimana, promettendo gravi ritorsioni nel caso le violenze dovessero continuare.

Due attacchi di droni kamikaze domenica alla periferia sud di Beirut e uno contro la milizia palestinese nella Valle della Bekaa lunedì mattina assomigliano a "una dichiarazione di guerra", ha detto il presidente libanese Michel Aoun al coordinatore speciale delle Nazioni Unite ieri, lunedì 26 agosto, aggiungendo che l'aggressività "ci consente di ricorrere al diritto alla difesa della nostra sovranità".

La comunità internazionale deve respingere la "palese violazione" di Israele della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che ha posto fine alla guerra del 2006 tra Libano e Israele, questa la richiesta del Primo Ministro Saad al-Hariri agli ambasciatori dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU. "Qualsiasi escalation potrebbe trasformarsi in un vortice di violenza in tutta la regione mediorientale di cui nessuno sarebbe mai in grado di prevedere l'estensione", queste le sue parole.

E tutti i droni israeliani che sorvolano il Libano verranno abbattuti in volo, ha avvertito Tel Aviv il segretario generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah: "Hezbollah non tollererà più droni israeliani che penetrino nello spazio aereo libanese".

Ma il Libano non è stata l'unica nazione ad avere qualcosa da lamentare nei confronti di Israele. La Fatah Coalition, un consistente blocco parlamentare iracheno, ha richiesto alle truppe statunitensi di lasciare il Paese dopo che una serie di attacchi aerei israeliani erano stati indirizzati contro le milizie sciite alleate dell'Iran note come ‘Unità di Mobilitazione Popolare’.

Secondo la coalizione Fatah gli Stati Uniti sarebbero "pienamente responsabili" degli attacchi israeliani, che rappresenterebbero "una dichiarazione di guerra contro l'Iraq e il suo popolo", avevano dichiarato ieri dopo che un altro attacco con droni aveva ucciso un comandante della UMP nel città di al-Qaim. Le truppe statunitensi, insiste la coalizione, "non sono più necessarie" in Iraq.

Infine in Siria, missili israeliani avrebbero attaccato diversi obiettivi poco fuori Damasco durante il fine settimana facendo almeno due vittime in quello che secondo le autorità israeliane sarebbe stato un attacco preventivo contro “droni killer iraniani in preparazione contro Israele”.

"Israele pagherà un prezzo elevato per le sue azioni", ha detto ieri ai giornalisti Ali Rabiei, portavoce del presidente iraniano Hassan Rouhani, definendo i bombardamenti "macchie nere sui precedenti di questo regime". Ha elogiato poi le parole dei suoi alleati regionali, osservando che "inviano un chiaro e severo messaggio al regime sionista che i suoi sfacciati atti di aggressione non rimarranno senza risposta".

Israele ha intensificato i suoi assalti contro i nemici regionali mentre il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si dirige verso quelle che parrebbero essere sicure rielezioni. Netanyahu ha avvertito che le ritorsioni di Hezbollah comporteranno attacchi allo stato libanese nel suo insieme ed ha egli stesso confermato di aver dato mano libera alle forze di difesa israeliane per “contrastare i piani dell’Iran”.

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