23:49 15 Novembre 2019
Borsa di Shanghai

I tweet di Trump affossano i mercati e scatenano la corsa all’oro in Asia

© REUTERS / Jason Lee
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Mentre Trump minacciava via Twitter inasprimenti e dazi commerciali, facendo però intravedere via social spiragli per le trattative, i mercati asiatici agivano di conseguenza e prendevano i dovuti provvedimenti concreti per mettersi al riparo da eventuali escalation.

I mercati asiatici stanno ancora cercando di riprendersi dopo le trombe di guerra suonate venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump via Twitter. Il tycoon, in una serie di ben 4 tweet consecutivi a stretto giro sul tema, aveva scritto sul social che avrebbe reagito aumentando nuovamente le tariffe sui beni cinesi nel caso di ritorsioni da parte del Paese asiatico alle sanzioni USA già preannunciate.

​Poche righe sul social sono bastate ad innescare una reazione a catena in tutto il pianeta.

L'ASX 200 australiano è stato il primo indice borsistico importante ad essere colpito, scendendo dell'1,27%. A seguire il Nikkei giapponese si è rivelato in calo del 2,17% e il KOSPI coreano sotto di quasi un punto e mezzo percentuale. In chiusura la borsa di Shangai era in ribasso dell’1,17% e Hong Kong, scossa anche dai ben noti problemi interni, era sotto del 2,21%.

​E mentre le borse affondavano, il valore dell’oro saliva al massimo dagli ultimi sei anni grazie agli investitori in preda al panico alla ricerca di beni rifugio sicuri dove mettere al riparo i propri investimenti.

Questa mattina (lunedì, 26 agosto) l'oro era attestato intorno ai 1.550 dollari l’oncia - il valore più alto da aprile 2013, a +20% per l’anno in corso (un'oncia troy equivale a poco più di 31 grammi).

Ma chi compra tanto oro?

L’impennata del prezzo è ovviamente dovuta alla crescente domanda. Ma chi sono i principali compratori al momento? A parte coloro che questa corsa all'oro l'hanno di fatto provocata e che per tali motivi non possono che rimanere tra gli indiziati, e a parte la Russia che sappiamo già a inizio anno aveva aumentato le sue riserve federali e in seguito abolito l’IVA sull’acquisto dei metalli preziosi da parte dei privati proprio per incentivare il risparmio in beni rifugio, ad aumentare le richieste dell’ambito metallo è ben probabile che siano proprio i grandi Paesi asiatici primi tra tutti la Cina, dove più che altrove si teme che la guerra improntata da Trump sia non solo ‘virtuale e social’ ma anche reale e dalle conseguenze commerciali nefaste. In secondo luogo si sospetta l’India, dove il prezzo dell’oro oggi raggiungeva le 39.270 rupie (circa 546 dollari) per 10 grammi e registrava un balzo particolarmente notevole rispetto all’ultima quotazione di almeno 500 rupie inferiore.

Fatto il danno, ammesso che l’intero effetto fosse stato casuale e non pianificato, lo stesso Presidente americano oggi twittava un segnale di pace e distensione:

​"Ho grande rispetto per il fatto che il Presidente Xi e i suoi collaboratori vogliano trovare una soluzione tranquilla. Sono molto impressionato dal fatto che vogliano uscire da questa situazione e che stiano esponendo i fatti in maniera molto accurata. Questo è il motivo per cui [Xi] è un grande leader che rappresenta un grande Paese. I negoziati continuano!", ha scritto Trump.

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