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12:40 22 Settembre 2019
Il vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez insieme al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

Il Venezuela potrebbe ospitare missili russi

© Sputnik . Ekaterina Chesnokova
Mondo
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Caracas potrebbe permettere l'installazione di missili russi sul suo territorio, in funzione di contrasto alla politica aggressiva di Washington, dichiara un parlamentare russo.

Secondo Alexander Sherin, vicepresidente del Comitato di Difesa della Duma di Stato, man mano che aumentano le minacce da parte degli USA contro il presidente Maduro, l'alleanza fra Venezuela e Russia si rafforza al punto che se Mosca proponesse l'installazione di suoi missili sul territorio venezuelano, "Caracas lo accetterebbe con soddisfazione". 

La presenza di missili russi potrebbe essere vista come un importante sostegno dal governo di Maduro, dopo il periodo travagliato dovuto all'autoproclamazione di Guaidò e alle sanzioni imposte da Washington.

Mentre gli USA studiano la possibilità di posizionarsi militarmente in Asia, la Russia potrebbe guardare nuovamente a un posizionamento strategico nella zona del Caribe. Secondo Sherin si tratterebbe di una misura "molto dura, ma efficace". 

Rispondendo a una dichiarazione del segretario USA per la Difesa, Mike Esper, sulla necessità di collocare delle basi missilistiche in Asia, Sherin aveva dichiarato che "durante tutta la loro storia, gli USA e i loro leader hanno mostrato quando con loro sia impossibile parlare il linguaggio della ragione e dell'impegno. Purtroppo gli USA conoscono solo il linguaggio della forza, la forza bruta, l'unico linguaggio che riescono a parlare". 

L'installazione di un sistema missilistico S-400 o di Bastion e Iskander in Venezuela, renderebbe le capacità della Russia di dieci volte rispetto alla NATO e "moltiplicherebbe per zero decine di sforzi e di milioni di dollari investiti nel sistema di difesa antimissile", ha dichiarato il deputato a Sputnik. 

Inoltre "farebbe passare la voglia" agli Usa di interferire negli affari interni del Venezuela e di "cambiare da Washington i dirigenti del paese sud americano", ha concluso Sherin.

La crisi in Venezuela

La crisi politica in Venezuela è peggiorata dopo il 23 gennaio il capo dell'Assemblea nazionale Juan Guaidó si è autonominato "presidente a interim" del paese.

Guaidó è stato immediatamente riconosciuto dal leader americano, Donald Trump, al quale si sono uniti circa 50 paesi, metà dei quali europei.

Russia, Cina, Cuba, Bolivia, Iran e Turchia, tra le altre nazioni, continuano a sostenere l'ordine costituzionale e il governo del presidente Nicolás Maduro che ha iniziato il suo secondo mandato il 10 gennaio.

 

 

Tags:
USA, Venezuela, Russia
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