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14:28 20 Settembre 2019
Medicine

La multipillola "stupefacente" che previene infarti e malattie cardiovascolari

© Fotolia / Mrallen
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I soggetti che hanno assunto la pillola, contenente quattro diversi tipi di sostanze stupefacenti, hanno quasi dimezzato il rischio di infarti e malattie cardiovascolari.

Un gruppo di ricercatori della Tehran University of Medical Sciences ha pubblicato uno studio che dimostrerebbe come l'assunzione di una multipillola a base di quattro differenti tipi di droghe sarebbe in grado di ridurre il rischio di subire infarti e di contrarre malattie cardiovascolari ben del 34%.

A prendere parte all'esperimento sono stati oltre 6841 volontari provenienti da diversi villaggi del nord dell'Iran. I pazienti sono stati quindi suddivisi in maniera casuale in due gruppi, con il primo formato soltanto da soggetti a cui erano stati date delle raccomandazioni generali sull'alimentazione e su uno stile di vita sano da seguire per non ammalarsi. Ai membri del secondo gruppo è stata invece anche prescritta l'assunzione giornaliera della multipillola.

Al termine del periodo di sperimentazione, che ha avuto una durata complessiva di 5 anni, solo 202 persone facenti parte del gruppo a cui era stata prescritta la pillola erano state vittime di infarto o avevano contratto una malattia cardiovascolare contro le 301 dell'altro. 

“In precedenza c'erano dubbi sul fatto che una multipillola potesse risultare efficace se somministrata a soggetti che non hanno mai sofferto di patologie cardiovascolari, ma questo studio dimostra che un approccio simile porta a risultati molto positivi in termini di prevenzione di tali patologie anche con popolazioni ad alto rischio come quella iraniana", ha dichiarato il professor Neil Thomas dell'Università di Birmingham, anche lui coinvolto nel progetto.

“La nostra ricerca ha mostrato che la multipillola è in grado di prevenire patologie cardiovascolari e infarti in un Paese in via di sviluppo. Questa ricerca è un importante passo avanti nel campo della ricerca per la prevenzione delle malattie cardiache", gli ha fatto eco il professor Reza Malekzadeh, della Tehran University of Medical Sciences.

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