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20:12 22 Settembre 2019
Taiwan, posizione sulla mappa

Cina-USA, relazioni peggiorano ancora: il caso degli F16 americani venduti a Taiwan

© Sputnik / Alessio Trovato
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Dopo la guerra commerciale, il caso delle isole Spratly contese, il sostegno americano alle proteste di Hong Kong, ora si apre un nuovo fronte nelle tensioni tra Cina e Stati Uniti: il caso della fornitura militare di Washington a Taiwan.

La Cina ha chiesto formalmente agli Stati Uniti di annullare tutte le vendite militari a Taiwan, altrimenti non esiterà ad applicare ritorsioni. Questo è l’avvertimento del portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang:

"Gli Stati Uniti dovranno sopportare tutte le conseguenze scatenate dalle vendite di queste forniture militari. La Cina adotterà tutte le misure necessarie per difendere i propri interessi a seconda dello sviluppo della situazione".

L'avvertimento suona come una possibilità di ulteriori recrudescenze nelle già deteriorate relazioni tra Stati Uniti e Cina dopo il caso delle proteste cinesi per il passaggio in acque considerate territoriali delle navi da guerra americane presso le isole contese Spratly nel Mar Cinese Meridionale, la notoria guerra commerciale e il sostegno americano ai manifestanti di Hong Kong.

La presa di posizione è una reazione alla decisione della Casa Bianca avvenuta nel fine settimana di dare il via libera alla vendita di ulteriori 66 aerei da combattimento F-16. Questo è già il secondo importante accordo sugli armamenti con Taiwan approvato da Washington da luglio, quando gli Stati Uniti autorizzarono la vendita di oltre 100 carri armati M1A2T Abrams e missili terra-aria.

Pechino, che considera Taiwan suo territorio, ha quindi reagito alla mossa e avvertito che ci saranno ritorsioni contro ciò che ritiene violi l’annosa, pur se controversa a livello internazionale, “politica della Cina unica". Il Governo di Taipei (la capitale dell’isola anche conosciuta come ‘Formosa’) non è tuttavia riconosciuto formalmente neppure dagli Stati Uniti e dagli altri componenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina considera l’isola come propria provincia e ufficialmente la chiama ‘provincia separatista di Taiwan’.

Il portavoce della diplomazia cinese non ha però specificato i passi esatti che Pechino intende intraprendere come ritorsione nei confronti degli USA. In precedenza si era limitato a dire che il paese avrebbe tagliato i legami con tutte le società statunitensi che vendevano armi a Taiwan vietandogli di fare affari in Cina.

Dopo che alcuni importanti politici americani avevano apertamente appoggiato le manifestazioni di protesta ad Hong Kong (vedi anche Hillary Clinton e la sarcastica reazione di alcuni media cinesi), la Cina aveva risposto affermando che tale sostegno non sarebbe altro che una prova a dimostrazione del coinvolgimento americano nell’incitare le rivolte. La scorsa settimana, la Cina aveva anche respinto la richiesta della Marina statunitense di attracco per due sue navi nel porto di Hong Kong. Il Presidente Trump aveva da parte sua avvertito che la questione della ex colonia britannica si sarebbe dovuta risolvere senza alcun uso della forza da parte di Pechino altrimenti questo avrebbe inficiato ancora più negativamente sulle future trattative tra i due Paesi.

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