11:51 15 Novembre 2019

Relazioni “libere”: meglio per gli uomini o per le donne?

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Una ricerca contraddice le più comuni teorie psicologiche ed evolutive e ribalta le preferenze di uomini e donne riguardo al cambio dei partner sessuali.

Secondo le opinioni più diffuse dal punto di vista evolutivo le donne tendono a stabilire relazioni amorose stabili e forti, mentre gli uomini preferiscono cambiare frequentemente partner. Ma una nuova ricerca mette in dubbio questo fatto.

Nel corso di alcuni decenni i ricercato nell’ambito del comportamento sessuale dell’essere umano e degli altri animali si sono basati sui principi di Bateman, formulati nella metà del XX secolo.

Secondo questo principi, agli esemplari di sesso maschile converrebbe avere una grande quantità di partner sessuali, mentre le femmine raggiungerebbero un successo riproduttivo maggiore accoppiandosi con una piccola quantità di maschi e mantenendo le relazioni più a lungo.

Tuttavia negli ultimi anni i principi di Bateman hanno ricevuto numerose critiche. Contro questo “dogma” si sono schierati anche due ricercatori della University of California e dell’Istituto di Antropologia Evolutiva Max Planck, che hanno studiato il comportamento sessuale dei membri della comunità di Pimbwe, nella Tanzania occidentale. Gli esiti della ricerca sono riportati da Phys.org.

In questa comunità il matrimonio è molto più libero rispetto ai tradizionali valori occidentali e permette il cambio regolare dei partner. Gli scienziati nel giro di 20 anni hanno raccolto e analizzato i dati sui matrimoni, i divorzi, le nascite e le morti di circa 2000 persone. Gli esiti dello studio rivelano qualcosa di strano.

È risultato che i figli delle donne che si erano sposate molte volte sopravvivevano di più rispetto ai figli delle donne che si erano sposate meno volte. Allo stesso tempo, però, gli uomini che si sposavano diverse volte avevano meno figli sopravvissuti rispetto a quelli “monogami”. Questi risultati contraddicono apertamente i principi di Bateman.

I ricercatori non possono ancora spiegare questi dati, ma ritengono che le strategie di riproduzione dell’essere umano siano molto più complesse di come si supponesse ai tempi di Bateman. Inoltre, secondo i ricercatori, queste strategie sono determinate non tanto da fattori evolutivi quanto da quelli sociali.

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