03:01 14 Novembre 2019
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Più oro e meno dollari: Russia riduce investimenti in obbligazioni Usa

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Mentre la Cina minaccia di svendere il debito pubblico americano in caso di recrudescenza nella guerra commerciale con Washington, la Russia riduce già gli investimenti in obbligazioni degli Stati Uniti di un altro miliardo di dollari. Nel contempo aumenta le riserve d’oro per sentirsi più al sicuro.

A giugno, fa sapere lo stesso Dipartimento del Tesoro americano, la Russia ha investito 10,8 miliardi di dollari in obbligazioni statunitensi, continuando la tendenza al ribasso. Il volume degli investimenti in obbligazioni a lungo termine è stato di 5,296 miliardi di dollari, in obbligazioni a breve termine - 5,552 miliardi.

Per fare un confronto, a maggio questo importo complessivo era di 12 miliardi. L'investimento massimo della Russia nel debito pubblico degli Stati Uniti era stato nell'ottobre del 2010 con ben 176,3 miliardi.

Per tutto il 2018, la Russia ha ridotto significativamente gli investimenti in titoli americani ed è scesa al di sotto dei primi 30 detentori di debito pubblico USA. Il maggiore acquirente di titoli di Stato Usa nel mese di giugno è stato il Giappone, seguito da Cina e Regno Unito.

Parallelamente, nei primi tre mesi di quest’anno, la Federazione russa aveva acquistato altre 55 tonnellate d’oro portando le sue riserve a 2168 tonnellate nonché aveva introdotto la legge che abolisce l’IVA sull’acquisto di metalli preziosi da parte dei privati. Segno probabile che il Governo intende stimolare l’acquisto di beni rifugio da parte dei cittadini.

Sono in molti a chiedersi se questi movimenti siano fluttuazioni determinate da condizioni puramente di mercato oppure tutto sia riconducibile ad una precisa strategia difensiva che sia Russia che Cina starebbero mettendo in atto nei confronti della rampante politica economica internazionale messa dell’amministrazione Trump. Ricordiamo che lo stesso Segretario del Tesoro americano Stephen Mnuchin si era formalmente lamentato pochi giorni fa con il Governo cinese accusando Pechino di “manipolazione del tasso di cambio” al fine di riequilibrare la bilancia dei pagamenti a proprio favore. Pechino da parte sua, per voce del suo Ministero degli Esteri aveva risposto che la Cina in caso di guerra commerciale è pronta ad “andare fino in fondo, anche se alcuni sottovalutano ciò di cui siamo capaci per difenderci”. Dopo queste parole in molti hanno iniziato a riflettere sul fatto che, in caso di guerra economica vera e propria, la Cina sarebbe forse anche disposta a svendere le sue obbligazioni americane anche a costo di mandare nel panico i mercati e creare un effetto a catena che penalizzerebbe i suoi stessi investimenti pur di non darsi vinta. Dall’altra parte l’enorme debito USA (oltre 243 trilioni di dollari), abbinato alla spregiudicatezza in materia di economia politica internazionale, lascia pensare che l’intero sistema potrebbe non essere affidabile nel lungo periodo e quindi, in questo senso, la Russia starebbe iniziando a mettere le mani avanti alleggerendosi man mano di investimenti in carta per trasformarli in investimenti in metallo.

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