22:36 12 Dicembre 2019

Riscaldamento globale e fusione dei ghiacci, previsioni allarmanti per il futuro

© Sputnik . Giuseppe Maffia
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Luglio 2019 è stato un mese di fuoco, ondate di calore anomalo si sono abbattute sul Mediterraneo facendo salire la temperatura sopra i 40 gradi in Francia e in Italia. Il riscaldamento globale e la fusione dei ghiacci in atto da decenni raggiungono oggi numeri allarmanti. Le previsioni degli esperti per il futuro non sono rosee.

“Un caldo africano”, sono state definite così le ondate di calore che hanno caratterizzato il mese di luglio in Italia. Il riscaldamento globale, dovuto alle attività dell’uomo, e la fusione dei ghiacci sono un fenomeno di cui si parla molto ma che i politici non sembrano prendere realmente sul serio.

L’estate di quest’anno? C’è il rischio che sia solo l’inizio di stagioni estive future ancora più torride, le ondate di calore secondo gli esperti, infatti, potrebbero essere ancora più frequenti e durature. La fusione dei ghiacci, invece, provocando l’innalzamento del livello dei mari, potrebbe far scomparire intere città, anche in Italia. Come diminuire il riscaldamento globale e la fusione dei ghiacci? Che cosa si può fare nel proprio piccolo per il futuro del pianeta? Ne abbiamo parlato con Gianmaria Sannino, climatologo, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’Enea (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

— A luglio in Italia sono state registrate temperature davvero alte, un caldo anomalo. Gianmaria Sannino, a cosa sono dovute queste ondate di caldo africano?

— Sono delle ondate di calore che molto probabilmente sono state agevolate dal riscaldamento globale. Quello che sappiamo e che abbiamo visto dalle proiezioni climatiche è che se la situazione non cambia o se le emissioni di gas serra continueranno al ritmo degli ultimi dieci anni, questo genere di ondate di calore diventeranno via via sempre più frequenti. Le ondate di calore diventeranno di volta in volta sempre più lunghe, quindi con durate che si allungheranno sempre di più fino ad arrivare a periodi lunghi tre mesi e di intensità sempre maggiori.

Queste proiezioni non sono però un futuro già scritto sulla pietra, ma è un futuro che dipende dal modello economico che vogliamo applicare: se lo sviluppo economico è basato sempre sul carbone, sui gas naturali e quindi sui combustibili fossili, questo è quello a cui andremo incontro. Parliamo di estati sempre più simili a quella del 2003 nel cuore della Francia ed in Italia che durò più di un mese quando ci furono anche diverse vittime. Ecco quella del 2003 è l'ondata di calore che dobbiamo avere in mente ed è quella che in pratica avremo ogni anno dal 2080 in poi se le cose non cambiano e se non modifichiamo il nostro stile di vita.

— Ma cosa si rischia veramente con il cambiamento climatico oltre alle ondate di calore?

— A seconda di dove ci troviamo nel nostro pianeta gli effetti del cambiamento climatico saranno molto differenti: le isole del Pacifico e dell'oceano Indiano soffrono e soffriranno sempre di più dell'innalzamento del livello del mare, poiché le temperature sempre più elevate favoriscono la fusione dei ghiacci della Groenlandia o dell'Antartide. Quest'anno abbiamo assistito ad un picco di fusione dei ghiacci della Groenlandia che non si era mai registrato prima: più del 60% della superficie della Groenlandia è stata interessata dalla fusione dei ghiacci.

Bisogna poi parlare della riduzione della biodiversità, l'innalzamento del livello del mare non dipende soltanto da quanto ghiaccio si fonde: per semplificare dobbiamo immaginare che il livello del mare crescerà a qui al 2100 sempre di più per via della fusione dei ghiacci per un 50%, mentre il restante 50% dipende dall'espansione termica.

— Cioè?

— I mari hanno già accumulato una quantità di calore, basti pensare che tutto il calore in eccesso che si è venuto a sviluppare dal 1860 ad oggi per il 93% è stato assorbito dagli oceani e solo per il 7% è stato assorbito dall'atmosfera che si è tradotto con l'aumento di 1 grado in media su tutta la Terra. Questo assorbimento degli oceani non è per così dire gratis, ma viene poi trasformato in una espansione termica. Quindi una delle variabili più sensibili al cambiamento climatico è proprio il livello del mare.

Proprio perché i mari e gli oceani hanno una capacità molto più elevata di assorbire calore rispetto all'atmosfera si traduce in un innalzamento del livello del mare. Questa variabile è uno degli indicatori dei cambiamenti climatici ed una di quelle da monitorare con maggiore attenzione.

— Quindi parliamo del rischio che vengano cancellate delle isole o delle città a ridosso del mare?

— Assolutamente sì, il rischio non è solo per le piccole isole del Pacifico o dell'oceano Indiano. In alcune isole la popolazione sta già progettando di abbandonare le proprie abitazioni poiché ormai la situazione è altamente compromessa. L'Italia è una di quelle regioni del Mondo particolarmente soggetta a questo problema e più di 40 zone sul nostro territorio lo dovranno affrontare con la necessità di un adattamento ad hoc.

— Lei diceva che se non cambiamo lo stile di vita le cose peggioreranno, ecco, ma ognuno di noi cosa può fare?

— Ognuno di noi deve pretendere che l'energia elettrica venga prodotta dalle energie rinnovabili poiché sappiamo che il grosso delle emissioni è dovuto al modo di produrre energia. Bisognerebbe chiedere ai nostri politici una visione più aperta e a lungo termine. Ci sono però anche delle azioni concrete che possiamo fare ogni giorno come la riduzione dei consumi, come farsi delle docce più brevi e spegnere la luce quando non è strettamente necessario. Dovremmo inoltre ridurre nella nostra dieta l'utilizzo di carne perché se è vero che la produzione di energia crea grandi emissioni di gas serra, anche l'agricoltura e l'allevamento del bestiame contribuiscono al problema. Quello che noi possiamo fare tutti i giorni è ridurre in maniera sistematica l'uso di carne ed essere anche un po' più coscienziosi nell'utilizzo delle nostre case. 

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Intervista, Riscaldamento globale, Riscaldamento
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