23:16 12 Dicembre 2019

Le conseguenze di una potenziale guerra nucleare sono sopravvalutate – uno studio

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Una ricerca svolta in America sugli effetti sull’ambiente di una potenziale guerra atomica potrebbe essere una nuova fonte di speranza per gli abitanti della Terra.

Una guerra nucleare potrebbe uccidere un’enorme quantità di persone. Inoltre potrebbe causare danni inimmaginabili alla natura e trasformare l’esistenza di quanti resterebbe dell’umanità in una lotta per la sopravvivenza. Durante la guerra fredda si calcolò che centinaia di milioni di persone sarebbero morti nel caso di uno scambio di attacchi missilistici. Si ritiene che la polvere, la fuliggine e i detriti emessi nell’atmosfera potrebbero coprire il Sole, costringendo la Terra in un lungo inverno. Questo porterebbe a morire di fame miliardi di persone.

Tuttavia le stime del numero delle vittime sono molto diverse. Alcuni scienziati più pessimisti sono convinti che anche una guerra relativamente piccola tra stati come l’India e il Pakistan potrebbe portare alla morte di quasi un terzo della popolazione terrestre per via della mancanza di cibo. L’organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) teme che un conflitto nucleare tra questi due paesi potrebbe far ridurre la produzione di prodotti alimentari in Cina e USA così tanto che la fame raggiungerebbe circa due miliardi di persone. Ma una nuova ricerca, i cui esiti sono stati esposti su Science Daily, ha un po’ ammorbidito questo scenario apocalittico, anche se le conseguenze di una potenziale guerra atomica restano catastrofiche.

Per capire cosa succederebbe in un inverno nucleare, come viene spesso indicato il periodo successivo a un’ipotetica guerra nucleare, un team di studiosi dell’Università del Colorado ha analizzato le conseguenze dei giganteschi incendi boschivi avvenuti nella Columbia Britannica nel 2017, a causa dei quali nella stratosfera è stata rilasciata una scia di fumo paragonabile a quella dell’eruzione di un vulcano di dimensioni moderate, che si è conservata per nove mesi. 

“Abbiamo messo a confronto le osservazioni con dei calcoli simulatori. Questo ci ha fatto capire perché la scia di fumo si sia alzata così in alto e si sia mantenuta così a lungo. I risultati possono essere applicati ai calcoli relativi alle emissioni delle eruzioni vulcaniche o alle esplosioni nucleari”, ha detto una degli autori dello studio, Karen Rosenlof.

Gli incendi hanno dato agli scienziati la rara opportunità di osservare enormi colonne di fumo mentre si alzano in cielo. È proprio questo che accadrebbe se le città fossero in fiamme a causa di una guerra nucleare. Il fumo si è comportato come ci si aspettava prima, ma si è trattenuto nella stratosfera notevolmente meno a lungo di quanto si pensasse.

Questo dà motivo di pensare che le valutazioni fatte in precedenza sulla durata dell’inverno nucleare fossero sopravvelutate e che il suo effetto raffreddante potrebbe durare non così a lungo come sostengono i modelli esistenti.

“Il gruppo ha scoperto che la durata della vista del fumo organico nella stratosfera secondo gli autori del lavoro è stata del 40% inferiore a quello che era stato calcolato in base al modello standard”, ha dichiarato uno degli autori della ricerca, Brian Toon.

Sono ancora in corso ricerche per confermare le presupposizioni degli scienziati.

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