22:39 21 Novembre 2019

Parola agli psicologi: come combattere il burnout?

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Viviamo una vita che non è la nostra, ci sentiamo come un criceto sulla ruota e siamo sfiniti: è la sindrome da bornout. Cosa la causa e come uscirne?

Gli esperti ci dicono che il burnout può verificarsi non solo sul lavoro, ma anche nelle relazioni familiari e d’amicizia. Ma cos'è la sindrome da burnout, cosa la provoca e come affrontarla nel migliore dei modi?

Perché si resta “scottati” da questa sindrome?

“La sindrome da burnout è una patologia cronica. Si tratta di una sensazione di esaurimento fisico, emotivo e psicologico, molto simile alla malinconia. Quando non si hanno forze, non si ha voglia di niente, non si riesce a far niente, la nostra vita subisce un rallentamento”, ha affermato Kristina Ivanenko, dottoressa in psicologia e business coach.

La dott.ssa Ivanenko ha osservato che si tratta di un processo complesso a più fasi. Durante la prima il soggetto non capisce che qualcosa non va anche se lo percepisce perché è molto stanco e potrebbe dormire tutto il tempo. A un livello molto profondo possono cominciare delle reazioni psicosomatiche, una crisi esistenziale e infine l’apatia e l’impossibilità di fare qualsiasi cosa.

“Gli psicologi ritengono che la ragione principale della sindrome da burnout sia l’incongruenza tra le richieste fatte a un soggetto e le sue possibilità reali”, ha spiegato Viktoria Bartsalkina, dottoressa in psicologia e psicoterapeuta.

I sintomi del burnout si riscontrano non solo in singoli soggetti, ma anche in interi gruppi di persone. In tal senso indicatori importanti sono: aumento dei licenziamenti, frequenti pause sigaretta o caffè, conflittualità tra il personale, atmosfera pesante fra i dipendenti, calo dello spirito d’iniziativa, rabbia verso i dirigenti.

Cosa sentono gli affetti da questa sindrome?

Quando parliamo di sindrome da burnout, significa che un qualche aspetto della vita di un soggetto ha cominciato a prevalere sugli altri, ha spiegato la dott.ssa Bartsalkina. L’esperta ha proposto di rappresentare lo stato di normalità di un soggetto come una sedia le cui gambe costituiscono ognuna un aspetto diverso della vita.

Dunque, in presenza di burnout una di queste gambe (ad esempio, quella della vita professionale) potrebbe proiettarsi negativamente su quelle afferenti alle dimensioni fisica, intellettuale, emotiva, sociale e spirituale del soggetto. Dal momento che è impossibile vivere continuamente provando emozioni negative, la psiche del soggetto le relega a livello del subconscio. Lì queste emozioni non scompaiono, ma persistono e possono trasformarsi in patologie psicosomatiche.

Perciò gli psicologi spesso ricevono soggetti che lamentano insonnia, emicrania frequente, gastrite. In questi casi gli esperti agiscono sulla sindrome da burnout.

Secondo la dott.ssa Ivanenko in presenza di burnout il soggetto si sente come un criceto sulla ruota e non capisce da che cosa sia spinto. È come se la vita gli sfuggisse da sotto le mani.

Come smettere di essere un criceto sulla ruota?

“Anche se la situazione esterna è in generale positiva, non appena si presenta un qualche conflitto, l’attività che svolgiamo perde per noi interesse… In questi casi bisogna fermarsi e riflettere su quale sia il problema o con l’aiuto di uno psicologo o scavando da soli nella propria coscienza”, ha affermato la dott.ssa Ivanenko.

L’esperta ha spiegato che tutti sono in grado di capirlo: se il soggetto è stanco, ha bisogno di farsi forza. Nel caso di burnout, però, ciò che sappiamo e ciò che facciamo davvero non coincidono.

“Per ripristinare l’organismo dobbiamo comunque capire quale sia il problema perché talvolta con il burnout le forze sono così poche che anche piccoli passi come questi sembrano impossibili da realizzare da soli”, ha spiegato.

Se il problema è che il soggetto non si sta muovendo nella direzione che vorrebbe, è necessario cambiare lavoro, cercare in esso nuovi stimoli, cambiare reparto o prendersi una lunga pausa. Tuttavia, va detto che la sindrome da burnout non riguarda solamente l’attività professionale. Anche il “lavoro” di mamma o moglie può portare al burnout anche se questo è un tema quasi tabù, ha precisato la dott.ssa Ivanenko.

La psicologa dice anche che alcune società assumono un coach per combattere il burnout, ma nella pratica si possono presentare delle difficoltà. Se il coach è bravo e lavora sulla coscienza delle persone in maniera costante, nel giro di 6 mesi potrebbe licenziarsi anche il 20% dei dipendenti che capisce di star facendo una cosa che non apprezza.

Si può contribuire anche mantenendo ritmi di lavori normali, non aumentando eccessivamente il carico sui dipendenti, offrendo loro la possibilità di praticare sport, facendo team building o altre attività che possano distrarre temporaneamente dal lavoro.

Per prevenire il burnout ci si può chiedere: cosa sento ora? Perché lo sento? Come mi posso aiutare ad uscire da questa condizione? Questo il consiglio della dott.ssa Bartsaklina.

L’esperta ha, inoltre, osservato che la condizione più difficile è quella di soggetti con poca autostima perché questi non hanno creato nel tempo un rapporto di rispetto verso se stessi.

“In quanto psicoterapeuta mi capita spesso di ricevere soggetti che non hanno mai pensato di prendersi cura di se stessi”, afferma.

Ogni caso è a se stante, aggiunge la psicoterapeuta. Chiaramente in alcuni casi è necessario cambiare lavoro o chiedere il divorzio. Ma è probabile che il soggetto in quella condizione possa non capire a fondo se stesso e le proprie capacità.

“Pretese eccessive potrebbero generare un’incongruenza tra le proprie possibilità e le richieste che ci vengono fatte. Questo è un aspetto che il soggetto deve comprendere e considerare non come una catastrofe, ma come una fase del suo percorso per riprendersi se stesso. Si tratta di acquisire la corretta percezione di sé”, conclude la psicoterapeuta.

Tags:
Psicologia, stress
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