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11:03 21 Agosto 2019

“Voci dall’inferno” e perforazione da parte a parte: le leggende sul pozzo più profondo al mondo

© Sputnik . A. Varfolomeev
Mondo
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Il grandioso progetto scientifico che figura nel Libro del Guinness dei primati, il Pozzo superprofondo di Kola, continua ad alimentare l’immaginazione di giornalisti ed esperti.

Gli scienziati sovietici si posero un obiettivo ambizioso: studiare le rocce più antiche del nostro pianeta e scoprirne i segreti. Per fare ciò, dovettero trivellare più di 12 km in profondità: nessuno ad oggi è mai riuscito a superare questa profondità.

I lavori sul Pozzo superprofondo di Kola nei pressi della cittadina Zapolyarny nell’Oblast di Murmansk continuarono fino al 2008. In quel periodo gli scienziati sovietici fecero moltissime scoperte, riuscirono a confermare praticamente diverse teorie e fecero i conti con l’“inesplorato”. Sputnik Polska ha chiesto di raccontare la sua esperienza di lavoro presso il Pozzo superprofondo di Kola a Sergey Pevzner, direttore del laboratorio di geofisica ed ecologia, nonché direttore del dipartimento di geofisica presso il Centro scientifico-industriale del Pozzo.

“Innanzitutto vorrei osservare che mi trovai per la prima volta presso il Pozzo superprofondo di Kola nell’ottobre del 1992 e cominciai a lavorare in questo posto unico all’inizio del luglio del 1993. Per questo, quello che è successo prima lo so solo da articoli, pubblicazioni e racconti di persone che hanno preso parte al progetto nelle sue fasi iniziali. Ho avuto la fortuna di incontrare alcuni di questi e con altri addirittura di lavorare”, dice Sergey Pevzner.

Corsa allo spazio e al sottosuolo

Come spiega l’interlocutore di Sputnik Polska, con l’avvio dei lavori al Pozzo superprofondo di Kola, l’URSS perseguiva diversi obiettivi. Gli studiosi delle scienze delle terra volevano studiare le rocce più profonde del nostro pianeta e i processi ad esse legati. Inoltre, il governo desiderava naturalmente avere risultati concreti che potessero avere un effetto positivo sullo sviluppo economico e industriale del Paese, come la scoperta di nuovi giacimenti di rame o nickel.

“Dal mio punto di vista, la seconda ragione era più forte. All’inizio degli anni ’60 in URSS e in altri Paesi cominciarono a nascere nuovi progetti su larga scala volti alla ricerca di nuove fonti di materie prime minerarie: l’umanità si approcciò all’esplorazione dei mari e dei fondali. Tecnicamente questo divenne possibile proprio in quel periodo”, osserva Pevzner.

Inoltre, l’esperto tende a comparare l’interesse manifestato da diversi Paesi per lo studio delle profondità del sottosuolo con il concomitante tentativo dell’umanità di esplorare lo spazio.

“Nel 1961 gli USA avviarono l’implementazione del progetto Mohole. Si tentò senza successo di raggiungere trivellando la discontinuità di Mohorovicic, o Moho, che, per quanto ne sappiamo oggi, corrisponde alla linea di demarcazione tra la corteccia e il mantello. La profondità massima di uno dei pozzi trivellati fu di 183 m (da aggiungere alla profondità del fondale marino di 3500 m). Il progetto confermò che la trivellazione nel fondale marino fosse possibile e diede avvio al nuovo programma di trivellazione marina di profondità DSDP, la cui implementazione venne avviata dalla nave di ricerca e trivellazione Glomar Challenger ormai globalmente nota. A queste spedizioni presero parte attiva anche scienziati sovietici”, racconta Pevzner.

Anche l’Unione Sovietica ci mise del suo. Nel 1962 nella Repubblica Socialista Sovietica Kazakha venne avviata la trivellazione di due pozzi superprofondi, Biikzhalsky e Aralsorsky, terminata nel 1971 a una profondità di 6700 m e 6806 m rispettivamente. Nel 1965 fu messo a punto un complesso programma tecnico-scientifico per lo studio della composizione della corteccia terrestre. La trivellazione del Pozzo superprofondo di Kola fu avviata il 24 maggio 1970.

“Quell’anno negli USA, nell’Oklahoma, si approcciarono alla trivellazione del pozzo Baden Unit che in 545 giorni arrivò a misurare 9159 m di profondità e rimase il pozzo più profondo al mondo fino al 1974 quando gli USA completarono la trivellazione di un nuovo pozzo da record, il Berta Rogers, profondo 9583 m (tra il 1973 e il 1974). Questo record fu battuto il 6 giugno 1979 dal Pozzo superprofondo di Kola che raggiunse i 9584 m. Quindi, nel 2019 si celebrano i 40 anni di quel traguardo della scienza e della tecnologia patrie!”, osserva Pevzner.

Volevate trivellare la Terra da parte a parte?

La trivellazione e le ricerche del Pozzo superprofondo di Kola permisero agli esperti di operare sulla base dei nuovi dati ottenuti.

“Le ricerche condotte sul Pozzo superprofondo di Kola permisero per la prima volta di ottenere dati diretti sulla composizione delle aree più profonde dell’antica corteccia terrestre continentale e di crearne sezioni dal punto di vista geologico, geochimico e geofisico. I materiali rinvenuti modificarono in maniera sensibile i precedenti modelli di composizione stratificata della corteccia continentale, dimostrare la presenza in essa di mineralizzazione rocciosa e di fluidi fino alle aree più profonde e cambiarono la percezione tradizionale della natura delle frontiere geofisiche”, spiega Pevzner.

L’esperto confuta la leggenda metropolitana secondo cui gli scienziati sovietici fossero intenzionati a trivellare la Terra da parte a parte.

Il Pozzo superprofondo di Kola

“La missione fondamentale dei programmi di studio delle profondità terrestri sia in URSS sia nel resto del mondo (e in primo luogo negli USA e in Germania) era studiare nel dettaglio la composizione della corteccia terrestre in tutta la sua estensione fino alla discontinuità di Moho. Inoltre, si considerò la possibilità di raggiungere la linea di demarcazione con il martello trivellando quelle aree in cui ciò era fattibile, come gli oceani. In altre parole, si trattava di trivellare da parte a parte la corteccia terrestre, ma non la Terra. In particolare, quest’idea interessava molto gli scienziati americani. Il pozzo superprofondo di Kola non aveva l’obiettivo di raggiungere la discontinuità di Moho perché nella zona in cui si trova il pozzo si stima che quella linea di demarcazione si trovi a una profondità di 35-50 km”, spiega Pevzner.

Trovarono un “inferno con le grida dei peccatori”

I lavori sul Pozzo superprofondo di Kola sono legati a un’altra leggenda metropolitana piuttosto nota. Per molto tempo si è creduto che gli scienziati sovietici fossero riusciti a registrare “le voci dei peccatori dell’inferno” quando raggiunti i 12 km di profondità accesero i microfoni e registrarono strani rumori simili a grida. Sebbene in seguito si appurò che quelle informazioni erano state rilasciate in occasione del Primo d’aprile da un media locale, alcuni ancora ci credono.

“Voci dall’inferno” non è una definizione precisa. E comunque mai nessuno ha calato nel Pozzo superprofondo di Kola un “microfono”: infatti, a una tale profondità per via delle difficili condizioni di pressione e temperatura non tutta la strumentazione geofisica specialistica funziona. Inoltre, in ogni pozzo vi sono rumori (e non solo provocati dalla trivellazione) così come vi sono in ogni punto della corteccia terrestre. Sono provocati non dalle “grida dei peccatori”, ma da processi del tutto naturali, come la creazione di fratture, il movimento dei fluidi, i movimenti più o meno veloci della corteccia terrestre, ecc. Questi rumori vengono registrati da un apposito strumento perché sono poco percettibili. L’analisi di queste registrazioni permette di ottenere molte informazioni preziose sullo stato dell’ambiente geologico circostante il pozzo”, spiega Pevzner.

Il verme della Terra ha inghiottito la colonna di perforazione

Nel settembre del 1984 si verificò un importante incidente presso il Pozzo superprofondo di Kola. A una profondità di 12,066 km la colonna di perforazione improvvisamente rimase bloccata. Fu necessario mettere in moto i sistemi di sollevamento di emergenza. Tuttavia, il componente di perforazione e alcuni km di tubi furono inghiottiti per sempre dalla Terra.

“Questi incidenti si verificano con frequenza regolare anche durante la trivellazione di pozzi relativamente poco profondi e non vi sono grandi spiegazioni scientifiche che si possano fornire tranne concetti base di resistenza meccanica. In parte le complicanze sorte in seguito a tali incidenti possono essere risolte grazie a lavori di emergenza specializzati: sollevamento in toto o spezzato della parte di colonna di perforazione rimasta bloccata, invio di una sonda, ecc. La maggior parte di tali incidenti è stata risolta anche durante la trivellazione del Pozzo superprofondo di Kola. Ma non tutti”, afferma Pevzner.

Non vi sono pozzi analoghi a quello di Kola

Ad oggi nel mondo è stato trivellato un gran numero di pozzi a una profondità di più di 8000 metri. Tre di loro si trovano negli USA: il già menzionato Berta Rogers (9583 m), il Baden Unit (9159 m), lo University (9159 m). Due in Germania, il KTB-Oberpfalz (9901 m) e il KTB-Hauptborung (9100 m). In Austria troviamo il pozzo Zistersdorf a 8553 m di profondità.

Nei territori dell’ex URSS troviamo il pozzo di Saatlinsky (8324 m) sito nell’attuale Azerbaigian e il pozzo Yen-Yakhinsky (8250 m) in Federazione Russa. Tuttavia, come sottolinea il nostro esperto, al mondo non vi sono analoghi al Pozzo superprofondo di Kola e probabilmente non ci saranno nemmeno in futuro: ogni pozzo superprofondo è un progetto unico per posizione geologica e composizione.

“Purtroppo, al momento il nostro Paese non si occupa di progetti di trivellazione superprofonda che perseguano obiettivi scientifici. L’unico progetto completamente realizzato in Federazione Russa è il già menzionato Yen-Yakhinsky i cui lavori si sono svolti dal 2000 al 2006. Con diverso grado di successo furono portati a termine (o interrotti) anche altri progetti avviati già ai tempi dell’URSS. Si tratta del pozzo superprofondo dell’Ural che venne trivellato tra il 1985 e il 2005 a una profondità di 6100 m (il progetto prevedeva di studiare il sottosuolo a una profondità di 15 m); il pozzo superprofondo di Tyumen i cui lavori si svolsero tra il 1987 e il 1996 e che raggiunge una profondità di 7502 m (se ne prevedevano 8000)”, conclude Pevzner.

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