16:11 14 Dicembre 2019
Marte

A rischio le missioni su Marte: le radiazioni cosmiche potrebbero essere troppo pericolose

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Grave inattesa notizia per gli amanti delle avventure spaziali. Recenti esperimenti sui topi dimostrerebbero che le radiazioni dello spazio profondo, pur se a bassa intensità, protratte nel tempo potrebbero causare danni gravi alle funzioni neurocognitive anche nell'uomo.

Mentre procedono i preparativi della NASA e delle altre principali agenzie spaziali internazionali (nonchè di privati come SpaceX) per una missione su Marte, emergono nuove preoccupazioni riguardo ai rischi per la salute dei futuri astronauti che potrebbero essere causati dall’esposizione alle radiazioni nello spazio profondo. Fino ad ora gli effetti di tali esposizioni erano stati studiati su cavie sottoposte a dosaggi acuti ma limitati nel tempo, solo recentemente si è riusciti a riprodurre in laboratorio simulazioni realistiche di quelli che sarebbero i dosaggi reali cui gli astronauti sarebbero sottoposti effettivamente nello spazio.

Utilizzando un nuovo sistema di irradiazione di neutroni a basso dosaggio si è scoperto che anche le esposizioni a basso dosaggio come quelle dello spazio profondo sono in grado di produrre gravi complicanze neurocognitive dovute a compromissione della neurotrasmissione. Il problema non pare essere tanto nel dosaggio ma nella continuità dello stesso.

Topi sottoposti ad una esposizione cronica di 6 mesi ad un campo misto di neutroni e fotoni per un basso dosaggio (18 cGy) e una velocità di dosaggio (1 mGy / giorno) hanno evidenziato una riduzione dell'eccitabilità neuronale dell'ippocampo e corticale a lungo termine.

In altre parole nei topi sono state riscontrate gravi disabilità nell’apprendimento, nella memoria e si sono osservati comportamenti scostanti e incongruenti. Gli scienziati sono quindi preoccupati che tali problemi possano riscontrarsi anche nell’uomo anche se è ancora difficile prevedere in che proporzione e quali conseguenze specifiche.

Per quanto tempo gli astronauti verrebbero sottoposti alle radiazioni durante una missione su Marte?

Il problema evidenziato dall’esperimento sui topi è quantomai rilevante se consideriamo che per una missione su Marte andata e ritorno si prevede possano volerci, alle velocità attuali, forse anche due interi anni. Il pianeta stesso non è schermato perchè non è dotato di un campo magnetico adeguato capace di fare scudo alle radiazioni solari e a quelle dello spazio profondo come invece possiede egregiamente il nostro pianeta.

L’esposizione cui gli astronauti sarebbero sottoposti sarebbe quindi sì a bassa intensità ma prolungata per un periodo lunghissimo perchè è vero che la distanza tra Terra e Marte è di ‘soli’ 54,6 milioni di chilometri nel momento di massima vicinanza, ma è anche vero che la distanza massima è di 401 milioni di chilometri e una volta arrivati su Marte si dovrebbe o tornare mentre i due pianeti si allontanano tra loro seguendo le rispettive orbite, oppure attendere la finestra di allineamento successiva che arriva solo una volta ogni 26 mesi.

È prevedibile quindi che a questo punto gli sforzi degli scienziati si dovranno concentrare sui sistemi per schermare l’astronave che dovrà portare i rappresentanti della nostra specie ad esplorare gli altri pianeti attraverso lo spazio profondo.

(Fonti per la redazione dell'articolo: UCI Institute for Clinical and Translational Sciences, NASA Specialized Center of Research, NASA Specialized Center of Research, eneuro.org)

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