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20:40 22 Agosto 2019
Un embrione umano

Embrioni ibridi uomo-animale in Giappone: risultati imprevedibili secondo studiosi russi

© AP Photo / Fred Ernst, File
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Approvati in Giappone gli esperimenti per creare embrioni ibridi di esseri umani e animali in cui coltivare organi da trapianto. Sputnik ha chiesto agli esperti quali sono le possibili difficoltà.

Come riporta il giornale Asahi, al momento attuale i ricercatori giapponesi stanno conducendo degli esperimenti sui piccoli roditori, ma se otterranno un esito positivo hanno in programma di avviare la creazione di chimere uomo-maiale. Nell’embrione dell’animale verrà introdotto un particolare gene umano responsabile della formazione, per esempio, del pancreas, e contemporaneamente il gene dell’animale responsabile dello stesso organo verrà “spento”.

Lo studio dà grandi speranze sulla possibile risoluzione del problema della mancanza di organi per le persone con necessità di trapianti. Ma quali particolarità hanno questi esperimenti e con quali difficoltà avranno a che fare gli studiosi giapponesi? Sputnik ha chiesto di rispondere agli esperti russi.

I rischi del procedimento

Il direttore del laboratorio di genetica delle cellule staminali Centro scientifico medico-genetico Accademico N. Bochkov, il dottore di ricerca in scienze biologiche, il prof. Dmitrij Goldstein, ha commentato il progetto del biologo giapponese Hiromitsu Nakauchi.

“Gli autori del metodo hanno in programma di coltivare gli organi umani nell’organismo degli animali, per esempio dei maiali, a partire dalle cellule staminali (iPS, cellule staminali indotte, ndr) prelevate direttamente dal paziente. Questo è pienamente ammissibile dal punto di vista dell’etica e contemporaneamente può risolvere la questione dell’incompatibilità immunologica, in quanto al paziente viene trapiantato un organo che è fatto delle sue stesse cellule. Tuttavia non sarà facile ottenere che l’organo, coltivato con le cellule dell’animale e dell’uomo, si formi correttamente e funzioni in modo opportuno. Un alto contenuto delle cellule dell’animale nell’organo umano ottenuto può portare a infiammazioni croniche”, ha spiegato il professore.

Condivide queste preoccupazioni anche il dott. Sergej Gote, accademico dell’Accademia Russa delle Scienze e direttore del Centro nazionale di ricerca medica sulla trapiantologia e sugli organi artificiali Accademico Shumakov.

“Quello che provano a fare i ricercatori giapponesi si chiama xenotrapianto. L’ostacolo principale nell’utilizzo di questo metodo è il rischio di infezioni: c’è una probabilità che nell’organismo del paziente finiscano dei virus animali. Con l’autotrapianto questo rischio non c’è in quanto è una persona a fare da donatore per sé stesso o per un altro essere umano”, ha detto il dott. Gote.

Le preoccupazioni di carattere etico

Prima di approvare la richiesta del dott. Nakauchi il governo giapponese ha esaminato gli aspetti sociali ed etici del procedimento. La dirigenza del paese è giunta alla conclusione che queste ricerche possono essere svolte a patto che gli scienziati agiscano in modo di prevenire la nascita di un essere ambiguo che dal punto di vista genetico può essere parzialmente umano.

Infatti alcuni esperti hanno espresso preoccupazioni a riguardo del fatto che le cellule umane potrebbero non solo formare l’organo necessario, ma anche influenzare lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso centrale dell’animale da laboratorio. In parole povere si teme che le creature nate sarebbero delle vere e proprie chimere in grado di riflettere, provare emozioni e altro. In risposta il biologo giapponese ha promesso di interrompere l’esperimento nel caso in cui la quantità di cellule umane nel cervello degli embrioni superi il 30%. Ma sono ancora molti gli esperti a esprimere dubbi sulle conseguenze imprevedibili di questi esperimenti.

“Nessuno può prevedere il risultato definitivo di questi esperimenti. Cosa sarà di una persona che porta in sé sia i geni di un animale che i geni di una persona? L’animale potrà ottenere delle capacità umane? Viene alla mente il famoso romanzo di Herbert Wells, ‘L'isola del dottor Moreau’, dove un dottore dava agli animali l’aspetto umano. Ovviamente si tratta di fantascienza, ma è chiaro che le tecnologie genetiche hanno un grande futuro e non sappiamo ancora fino in fondo dove ci possono portare. Per questa ragione queste ricerche sono tenute sotto controllo e in alcuni paesi sono completamente vietate. La scienza non si ferma, ma l’etica umana ci aiuta a definire il limite oltre al quale è pericoloso andare”, ha commentato il dott. Gote.

La ricerca di organi da trapianto

L’idea di utilizzare come donatori di organi non altri esseri umani, ma animali, non è nuova. Uno degli esempi più famosi è il caso di Stephanie Beauclair, a cui nel 1984 fu trapiantato il cuore di un babbuino. 21 anni dopo la ragazza è morta per rigetto di trapianto.

Esistono startup biomediche che operano in questo settore con i maiali e con i primati. Il dott. George Church, specialista in genetica, nel 2015 ha fondato la startup eGenesis per “creare una fonte alternativa di organi, tessuti e cellule sicuri ed efficaci compatibili con l’uomo”.

Il futuro dei trapianti

In ogni modo il dott. Goldstein sottolinea che in caso di esito positivo sarà difficile che il metodo di creazione di organi con l’ausilio delle cellule animali trovi ampia applicazione in medicina per via degli alti costi.

“Durante il lavoro con gli embrioni degli animali è necessaria l’attività manuale di personale altamente qualificato, gli animali devono essere tenuti per lungo tempo nel rispetto delle norme di buona fabbricazione (NBF). Tutto questo si rifletterà sicuramente sul costo delle cure. Il trapianto di questi organi in futuro potrà essere effettuato non solo allo scopo di cura, ma anche per prolungare la durata della vita. A causa dei costi alti questo metodo sarà accessibile solo ai rappresentanti degli strati sociali più benestanti”, spiega il professore.

Fino a tempi recenti nella comunità scientifica vigeva il divieto ufficiale sulla clonazione e l’ibridazione degli esseri umani. Tuttavia anche nei confronti della fecondazione assistita è stato per anni diffuso un atteggiamento diffidente e sono con la nascita del primo bambino “in provetta” la tecnologia ha ottenuto uno status ufficiale. La scienza non può svilupparsi senza esperimenti e resta solo da sperare che i biologi potranno trovare il modo di salvare la vita delle persone senza provocare danni agli animali.

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Ricerca scientifica, Medicina
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