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15:52 24 Agosto 2019
Kyriakos Mitsotakis

Mitsotakis: “Per la riunificazione con Cipro è necessario che la Turchia se ne vada”

© Foto : Menelaos Myrillas / SOOC
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Il neo Primo Ministro della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, sceglie Cipro per la sua prima uscita all’estero e, pur nel solco della linea politica dei predecessori, usa parole forti nei confronti sulla mancata soluzione della questione cipriota.

Il nuovo Primo Ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, in carica dall’8 luglio, in visita ufficiale ieri a Nicosia, conferma i tradizionali buoni rapporti tra Grecia e Cipro e parla di cooperazione in campo energetico e sviluppo ma non manca di usare toni forti nei confronti dell’annosa questione dell’occupazione di Cipro da parte della Turchia e non risparmia accuse di violazioni nella Zee – la Zona Economica Esclusiva cipriota sempre da parte di Ankara.

“E’ necessario porre fine all’occupazione turca della parte nord di Cipro. Si tratta di una priorità assoluta per la Grecia poiché la riunificazione senza l’abbandono dell’isola da parte delle truppe di Ankara sarebbe inconcepibile”

Il Presidente cipriota, dal canto suo, – Nikos Anastasiades, in carica dal 2013 – ha ribadito che è necessario riavviare i negoziati sulla questione dell’occupazione ma che questo richiede il contributo attivo della controparte turca, senza il quale non è possibile ottenere la fine delle attività illegali che avvengono all’interno della Zee. Secondo il Presidente cipriota l’unica soluzione valida non potrebbe essere che quella di arrivare ad una risoluzione basata sui principi di ONU, UE e Consiglio di Sicurezza, superando il sistema obsoleto dell’Esercito occupante.

Per capire l'importanza ed il contesto in cui si sviluppa questa notizia è necessario fare un passo indietro.

La questione cipriota

Cipro è sempre stata una società multietnica con due gruppi prevalenti – i greci, prevalentemente autoctoni, di religione cristiano-ortodossa e maggioritari – e una minoranza di lingua turca, religione musulmana erede di diverse ondate migratorie a seguito del periodo di conquista ottomana. Dopo il Congresso di Berlino nel 1878, l’isola passò sotto il controllo della Gran Bretagna che la utilizzò prevalentemente come base militare e commerciale capace di controllare tutto il quadrante orientale del Mediterraneo. Il processo di decolonizzazione non iniziò che dopo la Seconda Guerra Mondiale. Più che l’indipendenza Cipro sembrò da subito più orientata a chiedere una riunificazione (Enosis) con quella che, ancora oggi, per molti è la ‘Grande Madre Grecia’. D’altra parte la stessa Creta aveva in precedenza percorso la stessa strada dopo aver ottenuto l’indipendenza dall’Impero Ottomano. Turchia e Gran Bretagna si opposero all’Enosis nonostante la Grecia pose la questione dell’autodeterminazione del popolo cipriota anche alla Nazioni Unite.

Con il crescere delle tensioni tra gli indipendentisti ciprioti, (EOKA - Organizzazione Nazionale dei Combattenti Ciprioti) – osteggiati sia da britannici che da turchi che vedevano nell’indipendenza cipriota un passo intermedio per la riunificazione con la Grecia – e l’Organizzazione di Resistenza Turca (TMT), anch’essa entrata in azione, il Paese si trovò sull’orlo della guerra vivile. Nel dicembre del 1958 le ‘maderepatrie’ quindi (Grecia e Turchia), furono costrette a trovare un compromesso attraverso quello che è conosciuto come il ‘Trattato di Zurigo del 1959’. Un compromesso che però lasciava molti scontenti con una nazione formalmente indipendente ma con una parte che ambiva a tornare alla Grecia, un’altra che voleva invece la Turchia. Le basi di Akrotiri e Dhekelia naturalmente rimasero saldamente nelle mani della Gran Bretagna e le antenne americane sul Monte Olimpo. Ne seguì di fatto una guerra civile nel 1964, con tanto di invio di Caschi Blu dell’ONU per redimere la questione, poi un colpo di Stato greco nel 1973 e il conseguente intervento turco (dopo consultazione con la Gran Bretagna). L’azione turca, giustificata formalmente con la necessità di venire in soccorso della propria minoranza, si concretizzò alla fine in una vera e propria invasione con un terzo dell’intero territorio cipriota occupato e oltre 100mila residenti di etnia greca cacciati dalle proprie terre. Nell’operazione pare abbiano perso la vita anche almeno 300 uomini della Guardia Nazionale cipriota. Allo stato attuale la situazione non è ancora risolta e l’isola risulta de facto divisa in una Repubblica di Cipro, creco-cipriota, membro della UE e riconosciuta dalla comunità internazionale, ed una autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solamente dalla Turchia.

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