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08:45 16 Settembre 2019
Fayez Sarraj, Libyan Prime Minister (File)

Fayez al-Sarraj: la guerra in Libia finirà dopo la sconfitta di Haftar

© AP Photo / Abdeljalil Bounhar
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Il Presidente del Consiglio Presidenziale libico Fayez al-Sarraj ha concesso un’intervista esclusiva a Sputnik e condiviso la sua visione sulla guerra nel paese, sulla sua fine, sulle elezioni e sul ruolo della Russia.

Quattro mesi fa il comandante dell’Esercito Nazionale Libico dell’est del paese Khalifa Haftar ha ordinato alle sue forze armate di iniziare un attacco contro Tripoli con il pretesto di “liberarla dai terroristi”. L’operazione fu annunciata come rapida, Haftar supponeva che sarebbe riuscito a conquistare la capitale in poco tempo. Tuttavia i gruppi armati fedeli al Governo di Accordo Nazionale della Libia a Tripoli sono riusciti non solo a fermare gli attacchi dei concittadini dall’est, ma anche a ripristinare il proprio controllo sulla città di Garian, di grande importanza strategica. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, ad oggi negli scontri a Tripoli sono morte quasi 1050 persone e sono rimaste ferite più di 5500, mentre sono in migliaia ad aver perso la propria dimora. Sia il comando dell’Esercito Nazionale Libico che il Governo di Accordo Nazionale hanno proposto iniziative per regolare il conflitto, escludendo tuttavia la partecipazione della parte avversaria.

Il Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia Fayez al-Sarraj ha concesso un’intervista esclusiva al corrispondente di Sputnik al Cairo Rafael Daminov e ha condiviso la propria opinione sulla fine della guerra, raccontato dei piani di svolgimento delle elezioni, della vita della popolazione a Tripoli e del ruolo che potrebbe avere Mosca in una risoluzione della crisi attuale nel paese, che sta attraversando un conflitto civile.

– Le azioni di guerra nei pressi di Tripoli stanno continuando già da 4 mesi. Qualcuno degli stati influenti del mondo si è mai rivolto a Lei proponendo di fare da intermediario per risolvere la crisi? Ci sono i presupposti per la fine di questa guerra?

– Sì, la guerra continua già da 4 mesi, dal 4 aprile, la data del tentativo di colpo di stato, del tentativo di prendere il potere. L’aggressore (le forze armate del comandante dell’Esercito Nazionale Libico Khalifa Haftar, ndr), avendo accumulato per molti anni un’enorme quantità di armi, ha pensato che la guerra sarebbe stata una passeggiata, che i soldati sarebbero entrati a Tripoli nel giro di 24 ore. Non ci sono forze intermediarie di alcun tipo che facilitino una fine di questa guerra. Ci sono dichiarazioni e messaggi da una serie di leader di stati che esortano a fermare le azioni di guerra e tornare sulla via di una risoluzione politica.

Noi non abbiamo attaccato nessuno e la richiesta di terminare le azioni di guerra deve essere rivolta all’aggressore. Noi realizziamo il nostro legittimo diritto sovrano a difendere la nostra patria e la nostra città, e anche le speranze dei libici di costruire uno stato civile e democratico, il diritto di rispondere all’aggressione ingiustificata, durante la quale sono compiute violazioni che il diritto internazionale classifica come crimini di guerra. Secondo la legge non siamo noi a dover interrompere le azioni di guerra, ma è l’aggressore a dover tornare alle posizioni dalle quali ha iniziato il suo attacco.

I segni della fine della guerra si delineano man mano che le nostre forze avanzano. La guerra finirà dopo la sconfitta delle forze dell’aggressore. Perché i libici possano tornare sulla via della rappacificazione, che l’aggressore voleva ostacolare. In questo contesto, i cittadini di tutte le regioni della Libia hanno proposto un’iniziativa per uscire dalla crisi attuale e raggiungere una situazione politica stabile. Si tratta in primo luogo della convocazione di un forum nazionale coordinato da una missione ONU, e la condizione per parteciparvi consiste nella fede in una risoluzione pacifica e democratica, nello stato civile, nell’inammissibilità di uno stato militare. Questo forum deve facilitare lo svolgimento delle elezioni parlamentari e statali prima della fine dell’anno.

– Come vivono ora gli abitanti di Tripoli? La guerra ha provocato una crisi umanitaria nella città?

– La capitale vive la sua vita normale, il Ministero dell’Interno svolge con successo il piano per la difesa dei cittadino, come anche dei beni statali e privati. Tuttavia si verifica uno spostamento dei cittadini delle zone degli sconti nei sobborghi di Tripoli. Le istituzioni statali stanno lavorando per garantire la soddisfazione dei bisogni di chi è costretto a spostarsi.

– All’inizio del mese in corso i media hanno diffuso la notizia sull’arresto a Tripoli di due cittadini russi accusati di aver tentato di influenzare le future elezioni. Il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna notifica relativa alla vicenda da parte dei colleghi libici. Potrebbe parlarci dei motivi del loro arresto e di quello che li attende nel prossimo futuro?

– Ci hanno informati di questo e ora gli organi competenti stanno svolgendo un’indagine, aspettiamo che finisca. Se sarà dimostrato che (i cittadini russi arrestati, ndr) non sono coinvolti in quello di cui li si accusa, saranno liberati. Ma se non è cosi dovranno presentarsi di fronte a un tribunale di giustizia. In ogni caso noi esortiamo a un trattamento corretto e umano degli imputati, che non sono colpevoli fino a che non è dimostrato il loro coinvolgimento nel crimine.

– Si programmano visite di pubblici ufficiali libici a Mosca o siete voi ad aspettare l’arrivo di diplomatici russi?

Le visite dei pubblici ufficiali libici in Russia non si sono mai interrotte. Siamo uniti con la Russia da legami di amicizia e collaborazione. Ambiamo allo sviluppo e alla realizzazione degli accordi già raggiunti, così come il loro aggiornamento rispetto alle esigenze attuali.

Speriamo che la Russia avrà un ruolo positivo nella risoluzione della crisi in Libia. La Russia è un grande stato, e i grandi stati sono responsabili per il mantenimento della pace e della sicurezza sul pianeta. Questa responsabilità la obbliga a schierarsi contro qualsiasi aggressione e a essere pronta a intervenire per il raggiungimento della pace legittima.

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