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11:18 22 Agosto 2019

Google ci manipola con gli algoritmi: meccanismo e conseguenze politiche

© AP Photo / Alastair Grant
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Un dipendente di Google ha confermato che l'azienda è schierata a sinistra. Sputnik ha chiesto a un esperto come funzionano gli algoritmi e quali possono essere le conseguenze politiche.

Un dipendente di Google, Greg Coppola, ha ammesso che l’azienda applica preconcetti politici, nonostante le dichiarazioni “imbarazzanti” dei capo dell’organizzazione sulla sua neutralità. Coppola dice di lavorare da Google a New York dal 2014 e ha comunicato a Project Veritas che nell’azienda c’è “una piccola quantità” di persone il cui lavoro è dedicato a promuovere determinate fonti di informazione con orientamento politico di sinistra, come la CNN e The New York Times.

Inoltre Coppola sostiene che in sostanza Google sia affiliata al Partito Democratico. “Gli algoritmi non si scrivono da soli”, ha spiegato. “Vediamo che la tecnologia utilizza il proprio potere per manipolare le persone. Vogliamo permettere alle più grandi aziende tecnologiche di decidere chi vincerà le elezioni?”, ha detto Coppola riferendosi alle prossime elezioni presidenziali che si svolgeranno negli USA nel 2020.

Sputnik ha intervistato Petri Krohn, analista finlandese specializzato nel campo della sicurezza informatica, per chiarire la questione.

- In un’intervista recente l’ingegnere-programmatore Greg Coppola, che sarebbe da Google dal 2014, ha dichiarato che nell’azienda “una piccola quantità” di persone lavora per promuovere determinati siti di informazione rispetto ad altri; inoltre ha detto che Google preferisce i media di sinistra, come la CNN e The New York Times. Cosa ne pensa?

- Google riceve informazioni relative a quali link seleziona l’utente tra i risultati della ricerca. Se la maggior parte degli utenti Google appartiene ai democratici o preferisce la CNN, gli algoritmi di Google imparano a promuovere la CNN nei risultati della ricerca. Inizialmente gli stessi algoritmi sono neutrali. È importante come sono collocati. Su internet ci possono essere temi collegati, ma concorrenti l’uno all’altro. Qualcuno deve comunque scegliere i nodi alla radice delle reti di fiducia di Google. Ritengo che Google conferisca a siti come il New York Times o il Washington Post una posizione più alta.

Lo strumento più potente è la lista nera, i siti web finiscono nella lista nera in base a criteri politici casuali. Tutto quello che può essere legato a “famosi diffusori di odio” o al “governo russo” riceverà una posizione più bassa nella classifica.

La censura di Google non si limita ai conservatori di destra. Il pubblico di siti di sinistra come il World Socialist Web Site si è ridotto bruscamente per via dei divieti e dello shadow-ban.

- In che modo i siti e i media conservatori possono contrastare questo fenomeno? E in generale è possibile farlo?

- I siti di informazione alternativi e gli attivisti che sono contro l’establishment devono utilizzare diverse piattaforme indipendenti per pubblicare, promuovere e cercare i propri articoli.

Si sentono piuttosto spesso consigli come quello di “uscire da Facebook”, “passare a VKontakte”, “utilizzare la ricerca su DuckDuckGo o Yandex”. Sono cattivi consigli. Alla fine questo porta alla frammentazione della comunità. Il risultato finale è lo stesso di quello di una dichiarazione centrale sul Russiagate che dice: la Russia vuole distruggere la democrazia americana seminando zizzania. Sta già accadendo. I conservatori si recano ai propri ripari protetti dai muri di internet, senza alcun tentativo di raggiungere un consenso.

- Greg Coppola ha detto: “Sono molto preoccupato dal fatto che giganti tecnologici e grossi media si fondano con i partiti politici, con il Partito Democratico. So come funzionano gli algoritmi”. Cosa pensa di questo?

- La parzialità non si limita alle aziende tecnologiche. I democratici americani sono diventati la voce dell’establishment e dell’élite. Il presidente Trump e i suoi sostenitori conservatori rappresentano le grandi masse della società. La sua elezione dimostra che tra le masse e l’élite con i suoi media c’è una grossa spaccatura. Sono molto pochi i giornali o i media importanti ad aver sostenuto la candidatura di Trump alla carica di presidente. La stessa situazione si è presentata nel Regno Unito. Non c’è neanche un giornale, compreso il giornale laborista, che abbia appoggiato la candidatura di Jeremy Corbyn a leader del Partito Laborista. Ma lui è stato comunque eletto dalla grande maggioranza degli elettori laboristi.

I motori di ricerca come Google rispecchieranno i principali punti di vista dell’establishment. La stessa cosa riguarda i siti come Wikipedia.

Gli articoli di Wikipedia sono probabilmente scorretti sulle questioni discutibili, ma riflettono fedelmente e ripetono fedelmente quello che dicono su questo tema le fonti tradizionali.

- Lei ha mai avuto problemi cercando un articolo che le serviva su Google?

- Ho appena notato che Google ha iniziato a bloccare l’accesso a Sputnik nei risultati della ricerca. Se l’articolo è stato ripubblicato da un’alta pagina web, diventa quasi impossibile trovare l’originale con la ricerca su Google.

- Dopo le elezioni del 2016, il presidente Trump ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di svolgere un’indagine rispetto ai preconcetti degli algoritmi di ricerca di Google. Secondo lei si riuscirà a correggere la situazione prima entro le elezioni del 2020?

- Le dichiarazioni sulle interferenze nelle elezioni sono sempre loro stesse interferenze nelle elezioni. L’unica cosa che fanno è disseminare la sfiducia nel processo delle elezioni. È probabile che nei prossimi anni vedremo un aumento del numero di attacchi alle elezioni in generale e alle elezioni presidenziali negli USA.

- Se durante le indagini si riuscirà a dimostrare che gli algoritmi di ricerca di Google non sono imparziali, secondo Lei quali potrebbero essere le conseguenze/le penali nei confronti dei gigante dell’IT?

 - Trump può dichiarare guerra a Google, ma in tal caso gli toccherà “uccidere 10 milioni di persone”. In realtà io non credo che il sostegno ai democratici o la posizione contro Trump rappresentino un qualsivoglia rischio finanziario per Google. Trump non è così forte da lanciare una sfida ai giganti tecnologici o ai media più importanti.

Ma la presa di partito di Google non è solo un problema americano. Google è il leader mondiale tra le reti di ricerca. Probabilmente qualsiasi parzialità avrà conseguenze negative più gravi fuori dagli Stati Uniti che dentro al paese.

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Tags:
Russiagate, elezioni presidenziali, Google
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