02:08 17 Novembre 2019
Il ponte di Crimea attraverso lo Stretto di Kerch

Petroliera russa bloccata da Ucraina

© Sputnik . Konstantin Mihalchevsky
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La petroliera russa Neyma è stata bloccata dal Servizio di sicurezza ucraino. La motivazione sarebbe legata alla vicenda del novembre scorso nello stretto di Kerch.

Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha fermato la petroliera russa Neyma per aver bloccato le navi ucraine nello Stretto di Kerch lo scorso novembre. Lo ha dichiarato l’ufficio stampa dell’organizzazione.

Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina sta ora preparando il ricorso per l’arresto.

La vicenda dello Stretto di Kerch

Il 25 novembre 2018 le cannoniere Berdyansk e Nikopol e il rimorchiatore Yany Kapu, tutti e tre ucraini, hanno attraversato il confine marittimo russo. Secondo il servizio di sicurezza federale della Russia (FSB), le navi erano salpate verso lo stretto di Kerch, un accesso al Mar d'Azov.

Proprio nello stretto di Kerch le tre navi sono state sequestrate dalla Russia a causa della mancata risposta alla richiesta legittima di fermarsi e in seguito alle manovre pericolose che avevano effettuato per diverse ore.

A bordo delle navi si trovavano 24 militari, di cui due agenti del Servizio di sicurezza dell’Ucraina. Il tribunale ne ha decretato l’arresto accusandoli di violazione dei confini.

Il presidente russo Vladimir Putin ha valutato le azioni delle autorità ucraine come una provocazione alla vigilia delle elezioni del presidente dell’Ucraina.

A inizio aprile 2019 la rappresentante permanente degli USA presso la NATO Kay Bailey Hutchison ha dichiarato che l’alleanza aveva intenzione di prendere un “pacchetto di misure” sul Mar Nero per “garantire il passaggio sicuro delle navi ucraine attraverso lo Stretto di Kerch”. Mosca ha criticato questa decisione.

Il caso dei marinai arrestati

Il 25 giugno Mosca ha inviato al Tribunale internazionale per il diritto marittimo e all’Ambasciata di Ucraina delle note in cui si offriva di andare incontro a Kiev “nel rispetto della legislazione penale-processuale” mantenendo però aperto il processo penale rispetto ai marinai arrestati.

La Russia ha proposto quindi di liberare i marinai in cambio di una garanzia scritta che gli stessi in futuro parteciperanno alle indagini e le prove materiali, cioè le navi, non saranno distrutte.

In risposta il ministro degli Affari Esteri ucraino Pavel Klimkin ha chiesto a Mosca di eseguire immediatamente il verdetto del tribunale e liberare i detenuti.

Il Ministero degli Esteri russo ha definito un paradosso il rifiuto, da parte degli ucraini, a discutere della liberazione dei loro concittadini.

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