Widgets Magazine
06:39 26 Agosto 2019
L'AlzheimerDecima Assise, who has Alzheimer's disease, and Harry Lomping walk the halls, Friday, Nov. 6, 2015, at The Easton Home in Easton, Pa

Perché le donne sono più a rischio Alzheimer degli uomini?

© Depositphotos / Depositphotos / CLIPAREA / 100502500 © AP Photo / Matt Rourke
1 / 2
Mondo
URL abbreviato
0 50

Già dal 2014 una ricerca americana metteva in luce che le donne hanno più probabilità degli uomini di ammalarsi di Alzheimer. Da allora sono state formulate innumerevoli teorie dal mondo accademico per spiegare il fenomeno. Oggi dalla Conferenza sull’Alzheimer in corso a Los Angeles arriva una nuova teoria.

La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, meglio conosciuta semplicemente come Alzheimer, è una forma piuttosto comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante che colpisce generalmente a partire dai 65 anni in poi. L’incidenza è progressiva con l’età, se infatti tra i 65 e i 70 anni si hanno 3 nuovi casi ogni mille persone all’anno, tra i 70 e 75 i casi salgono già a 6, 9 nella fascia successiva, per saltare già a 23 tra gli 80 e 85, 40 prima dei 90 anni e ben 69 dopo. In Italia ne soffrono quasi mezzo milione di persone, nel mondo almeno 26 milioni.

Nel 2014 era uscito uno studio della US Alzheimer Association che mostrava come le donne fossero statisticamente molto più propense degli uomini a questo morbo. In particolare il rapporto dimostrava come sui 5 milioni di americani colpiti, ben 3,2 milioni fossero donne. Da allora si sono succedute diverse serie di studi per cercare di capirne i motivi.

Già nel 2015 usciva una pubblicazione della Scuola di Neuroscienze dell’Università di Tel Aviv nella quale la Professoressa Ilana Gozes affermava di aver individuato con la sua squadra di ricerche un nuovo specifico gene (chiamato da lei stessa ADNP - Activity-dependent neuroprotective protein) che sarebbe responsabile a sua volta di una proteina essenziale per la memoria e l’apprendimento.

Quella linea di studio, pur non abbandonata, oggi passa in secondo piano alla Conferenza in corso a Los Angeles - Alzheimer's Association International Conference. Qui, una ricerca presentata della Vanderbilt University di Nashville punta piuttosto il dito sulla proteina tau, responsabile della coesione dei microtubuli del cervello. Senza andare nel complicato dettaglio diciamo che gli studiosi pare abbiano scoperto che ci siano differenze sostanziali nel modo in cui questa importante proteina si diffonda nel cervello di uomini e donne. Queste ultime avrebbero una migliore connettività tra le aree del cervello in cui si forma questa proteina il ché ne altererebbe la distribuzione accelerandola, al contrario negli uomini, sarebbe più costante. Una eccessiva distribuzione di questa proteina sarebbe appunto deleteria e tenderebbe a degenerare la materia celebrale.

Un’altro studio, presentato alla stessa conferenza ma questa volta dall’Università di Miami, torna sulla teoria dei geni specifici e dell’ineluttabilità del fatto che le donne siano comunque più predisposte.

Molto più prosaica invece, ma forse anche non del tutto a torto, la Federazione Alzheimer Italia che nel suo portale informativo scrive:

“Da alcuni studi risulta che il numero di donne affette da tale malattia è sempre stato superiore al numero degli uomini. Tale dato può essere, tuttavia, ingannevole, perché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini. Ciò significa che, a parità di durata della vita e in assenza di altre cause di morte, il numero di uomini affetti da malattia di Alzheimer equivarrebbe al numero delle donne”.

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik