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00:37 18 Agosto 2019

Caporedattore di Wikileaks: facciamoci due domande sull’essenza della democrazia

CC BY 2.0 / JD Lasica / Kristinn Hrafnsson
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Il caporedattore dei WikiLeaks, Kristinn Hraffson, successore di Julian Assange, ha raccontato a Sputnik dei limiti della libertà di stampa e della cosiddetta “sicurezza nazionale”.

Sputnik ha posto al caporedattore di WikiLeaks alcune domande sulla libertà di stampa, quello che sta accadendo a Julian Assange e i rischi che corrono i giornalisti.

- La mano dura dimostrata nei confronti di Julian Assange è spesso interpretata come un tentativo di scoraggiare i futuri segnalatori di illeciti. Cosa si può fare per assicurare che in futuro questi segnalatori siano tutelati?

- Per proteggere i segnalatori di illeciti dobbiamo creare una legge giusta. Le leggi a tutela dei segnalatori che sono state approvate in molti paesi normalmente hanno l’effetto opposto. Non si occupano di proteggere il segnalatore di illeciti, ma di descrivere che devi andare in determinate piattaforme prima di arrivare veramente ai media. Devi parlare con il tuo capo, poi, sapete, andare ai piani superiori. In ogni caso se non ti attieni completamente al processo sei fuori dai giochi. Ti verranno a cercare […]. Quindi per rispondere alla domanda in modo conciso, supportare i segnalatori di illeciti in generale e, allo stesso tempo, le leggi possono essere modificate, e si può aumentare la consapevolezza dell’importanza dei segnalatori su tutte le piattaforme in modo da assicurare che questo importante lavoro venga svolto.

- Ritiene che ci siano pericoli di qualche tipo per la sicurezza nazionale nell’incoraggiamento delle segnalazioni e della libertà di stampa? Queste regole e leggi sono state presumibilmente stabilite per delle buone ragioni?

- Beh, certamente c’è un limite, una linea da non oltrepassare. Ho sempre detto che se qualcuno fornisse un’informazione a WikiLeaks e io vi vedessi i codici di lancio di missili dai sottomarini al momento presenti qui o cose del genere, ovviamente questo non verrebbe pubblicato. Lì c’è un limite.

Ma il concetto di “minaccia alla sicurezza nazionale”, questo termine è così ampiamente abusato che ha perso ogni significato.

- Ne ha degli esempi?

- La pubblicazione del 2010 (relativa alla guerra in Afghanistan), che è la base delle attuali accuse contro WikiLeaks, contro Julian Assange. Da 10 anni il Governo USA sostiene che questa pubblicazione abbia avuto conseguenze terribili. Lo vidi di fronte ai miei occhi il capo di stato maggiore in TV che affermava che WikiLeaks poteva avere già le mani sporche di sangue. Era in lacrime, cosa un tantino ironica, considerando che lui stava praticamente nuotando nel sangue dei massacri in Iraq e Afghanistan.

Ma nel 2013 il Pentagono dovette ammettere durante il processo di Chelsea Manning che nessuno era stato danneggiato in risultato alla pubblicazione del 2010. Si aggrappano ancora alla speranza che troveranno qualcuno da qualche parte che potrebbe essere stato danneggiato.

In realtà so che una delle principali organizzazioni di informazioni ha lavorato a una storia sul fatto che potrebbero aver trovato qualcuno.

Ma questo ci dà un sentore di quanto questa reazione sia esagerata, di quanto questa nozione di sicurezza nazionale non abbia niente a che fare con la Sicurezza Nazionale. Ha a che fare con la segretezza dell’organizzazione militare che i politici non vogliono che noi conosciamo. Ci vogliono ignoranti. Vogliono tenersi per sé i propri segreti.

Questo è cambiato molto velocemente. Voglio dire che i loro commenti stanno diventando sempre più riservati. Ed è accaduto lentamente, senza che noi ce ne accorgessimo sul serio, perché è stato graduale. Quindi sì, tirando le somme non sono troppo preoccupato, non vedo niente che fa WikiLeaks e che possa veramente minacciare la sicurezza nazionale.

- Chiaramente WikiLeaks per questa ragione è uno strumento enormemente potente. C’è motivo di preoccuparsi che non ci siano abbastanza persone che prestano attenzione alle informazioni pubblicate?

- Dipende dal materiale. Voglio dire che i materiali più importanti pubblicati sono quelli sui crimini di guerra, e quelli hanno avuto attenzione e continueranno ad averne. Anche i media mainstream sono entusiasti di lavorare con WikiLeaks quando c’è qualcosa sul tavolo perché anche a loro piacciono i titoloni. Ma questo non riflette il modo in cui scrivono di WikiLeaks o Julian Assange nel frattempo. Se è materiale rilevante, otterrà attenzione.

- Per quanto riguarda Julian Assange, dovrebbe essere processato come giornalista?

- I giornalisti non dovrebbero essere processati per aver pubblicato informazioni veritiere, è davvero impossibile, e se ci arriviamo, lo dico ancora una volta, questo è il peggior attacco alla libertà dei media in Occidente in decenni e in almeno un secolo.

Se non sarà contestato e andrà avanti, avremo visto un colpo alla libertà dei media tale che non ci sarà ritorno. Bisogna mettere in discussione l’essenza della democrazia quando la libertà dei media è attaccata in questo modo.

- Come caporedattore, dopo quello che accade a Julian Assange, è preoccupato relativamente alle sue libertà, al fatto che potrebbe essere preso di mira in modo simile?

- Sono abbastanza sicuro di essere preso di mira in qualche modo, ma se una campagna di diffamazione possa essere attuata contro di me, suppongo che potrebbe accadere. Anche dei processi legali, sappiamo con certezza che io e due miei colleghi siamo sottoposti a investigazioni in Virginia. Quindi tutto può accadere, ma è parte del lavoro.

Le persone che hanno preso l’impegno di lavorare nel giornalismo si mettono in pericolo, e in tutto il mondo i giornalisti vengono uccisi nelle zone di guerra e territori difficili. Quindi per noi non è niente lamentarsi del fatto che potremmo dover affrontare qualche conseguenza sfavorevole per via della nostra attività. Se credi in un ideale come io credo nel giornalismo, fai quello che deve essere fatto.

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