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13:02 24 Agosto 2019
Asteroide

2006 QV89: l’asteroide che c’è ma non si vede

CC BY 2.0 / Hubble ESA / Artist's view of watery asteroid in white dwarf star system GD 61
Mondo
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Un asteroide di circa 35 metri di diametro in viaggio nel nostro Sistema Solare. Una probabilità stimata di uno su 7000 di colpire la Terra il prossimo settembre. Non gigantesco e non pericolosissimo ma comunque da tenere d’occhio. Ma che fine ha fatto?

Dalla data della sua scoperta, avvenuta il 20 agosto del 2006 ad opera del Catalina Sky Survey di Tucson (Arizona), è rimasto visibile per soli 10 giorni, poi se ne sono perse le tracce. Eppure si tratta di un oggetto di tutto interesse – è infatti uno dei dieci asteroidi che l’Agenzia Spaziale Europea considera potenzialmente pericolosi per la Terra. Per renderci bene conto delle proporzioni diciamo che l’evento di Tunguska si ritiene possa essere stato causato da una cometa del doppio di diametro mentre lo sciame di Chelyabinsk nel 2013 venne causato da un meteorite grande la metà frammentatosi in atmosfera.

L'evento di Tunguska sulla mappa
© Sputnik / Alessio Trovato
Nel primo caso vennero devastati oltre 2 mila km2 di foresta con circa 80 milioni di alberi abbattuti, nel secondo scoppiarono i vetri alle finestre di oltre 300 edifici per l’onda d’urto. Diciamo quindi che il QV89 non sarebbe del tutto indolore caso mai dovesse impattare in prossimità di centri abitati. Una probabilità su 7000, per altro, non è neppure così minima a pensarci bene – l’asteroide FT3 atteso dalle nostre parti per il mese successivo (QV89 massima approssimazione prevista alla Terra il 9 settembre, FT3 il 3 ottobre) ha una probabilità su 11 milioni circa di impattare ed ha destato finora non poche attenzioni da parte di NASA, ESA e media. Quindi si tratta di oggetto da tenere sotto controllo. Il problema è che dopo solo 10 giorni di osservazione nel 2006 è sparito dal mirino dei telescopi. Come fare quindi per capire se la traiettoria è veramente pericolosa e aggiornare le stime di probabilità di collisione?

Gli scienziati dell’Agenzia Spaziale Europea e quello dell’Osservatorio Europeo Australe hanno escogitato un’idea geniale per escludere la possibilità di collisione con il nostro pianeta – se ne abbiamo perse le tracce e non sappiamo più dove si trovi proviamo a guardare dove NON dovrebbe essere e speriamo che appunto NON ci sia. Ovvero: siccome non si sa dove sia finito e non si riesce a rintracciarlo, gli scienziati hanno preso i dati dei rilevamenti del 2006 ed hanno calcolato in che finestra di cielo si sarebbe dovuto trovare adesso per impattarci a settembre. Ebbene, il Very Large Telescope posizionato nel deserto dell'Atacama in Cile, luogo ideale per l'osservazione di quella porzione di cielo in cui sarebbe dovuto transitare in questi giorni l'oggetto misterioso, non lo ha trovato. Non essendo in quella posizione, l’unica pericolosa, in qualsiasi altra posizione si trovi non ha importanza. Comunque non ci colpirà. E 'grazie al Cielo', è proprio il caso di dire.

Tranquillizzante, in teoria, in pratica però il fatto di non averlo trovato, pur sapendo che da qualche parte è, significa che un oggetto grande quanto un palazzo può anche avvicinarsi alla Terra senza necessariamente poter essere intercettato in tempo utile. In ogni caso il QV89 non è niente in confronto al 2009 FD, un oggetto da 472 metri con una probabilità su sole 435 di impatto con la Terra secondo i dati raccolti durante l'ultimo passaggio osservato nel 2013. Anche qui però la consolazione non è da poco - il passaggio percioloco è previsto solamente nel 2185.

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