Widgets Magazine
06:29 26 Agosto 2019
Rafael Correa

Nessuno spionaggio di Assange all’ambasciata ecuadoregna di Londra - Presidente Correa

© Sputnik . Mikhail Fomichev
Mondo
URL abbreviato
3101

Intervista concessa in esclusiva a Sputnik dall’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa.

- Cosa ne pensa dell’articolo della CNN in cui si afferma che Assange dall’ambasciata ecuadoregna si sarebbe intromesso nelle elezioni statunitensi del 2016?

- Ma ormai è una cosa già nota. È come quando gli USA volevano invadere l’Iraq e i media (CNN in primis) portarono avanti un’intera campagna in cui si asseriva che là vi fossero armi e bombe di distruzione di massa. Questo affinché anche la gente assennata desse il proprio il consenso all’invasione di un Paese e a una guerra durante la quale morirono più di 100.000 civili (senza contare i militari).

La stessa cosa accadde con Assange. Tutto questo linciaggio mediatico serve a che, una volta estradato negli USA, venga condannato al carcere a vita, una pena eccessiva. Dunque, si tratta di una strategia già nota quella delle montature che mettono in piedi alcuni media. Noi non sapevamo delle attività di spionaggio di Assange che peraltro in quell’articolo non sono state dimostrate. È veramente una montatura. Vi sono dei video che mostrano Assange mentre esce con una borsa, ma come fanno a sapere cosa ci fosse in quella borsa… Ma se c’è scritto nel rapporto di Mueller allora bisogna crederci. Dunque, la CNN nella sua indagine utilizza una fonte parziale e di questo non è responsabile?

Le cose sono due. Prima di tutto questo non ci è stato dimostrato. E in secondo luogo non l’avremmo mai permesso se l’avessimo saputo. Non hanno dimostrato cosa sia successo. Parte della montatura è anche il fatto che lo spionaggio sia partito dall’ambasciata, che Assange e i russi abbiano reso l’ambasciata il centro delle operazioni e che noi sapessimo e li proteggessimo. Primo, questo non l’hanno dimostrato. Non mi imbrogliano con queste fandonie. Secondo, è una menzogna. Se vi fossero state attività di spionaggio e l’avessimo saputo, non le avremmo di certo tollerate.

- Quando ha richiesto al governo di staccare la connessione internet di Assange, non fu perché sapeva che lui si era immischiato nelle elezioni USA ed era una spia?

- Fu perché pubblicò informazioni che danneggiavano i candidati. Non so in che modo le avesse ottenute. Probabilmente le copiò da una fonte che ignoro. Ma il modo preciso in cui spiava i Democratici (che fosse con l’aiuto di un hacker russo dall’ambasciata ecuadoregna di Londra oppure grazie alla connessione veloce che noi mettevamo a disposizione) fa una grande differenza. Quello che è chiaro è che inviava informazioni a danno di Hillary Clinton. Ma questo non è corretto. A noi non piace quando ci si immischia negli affari interni. Non mi sarebbe piaciuto se un’altra nazione si fosse intromessa nelle elezioni presidenziali in Ecuador. Non potremmo permetterlo perché, come anche gli altri Paesi, rispettiamo la sovranità delle altre nazioni. Assange è stato avvisato più volte. Poiché non aveva adempiuto ai suoi obblighi, ma aveva continuato a pubblicare solamente informazioni a danno di una parte e non informazioni equilibrate sia su Trump sia su Clinton, non potemmo tollerarlo. Per questo, ordinai personalmente di staccare la connessione ad Assange il 17 ottobre 2016 alla vigilia delle presidenziali USA dell’8 novembre.

- Secondo Lei perché tentano sempre di accusare la Russia per ciò che è legato ad Assange? La CNN menziona, ad esempio, i visitatori russi che giunsero all’ambasciata a far visita ad Assange.

- È una questione geopolitica. Ieri ho rilasciato un’intervista piuttosto tesa a Patricia Ramos della CNN. La giornalista ritiene come fatto provato che l’ambasciata russa abbia partecipato all’operazione, ma non è vero che i russi si trovavano là.

- E sapete cosa mi ha chiesto: perché non perquisivano gli hacker che entravano e nemmeno quell’hacker tedesco?

- Se qualcuno non vi piace, non vuol dire che sia un hacker. La presunzione d’innocenza è un diritto umano. Perché a qualcuno non piace la CNN, non gli negheremo l’accesso in ambasciata e non lo umilieremo con delle perquisizioni. Questo non lo capiscono, pensano di essere i padroni del mondo. Ma chiaramente menzionare la Russia in questi casi è un’azione geopolitica. In altri casi menzionano la Cina. Ovvero i rivali degli USA a livello globale.

Provate a immaginare ora una situazione analoga: se un programmatore o un hacker australiano si fosse nascosto presso l’ambasciata britannica di Quito perché aveva ottenuto informazioni confidenziali su Russia e Cina riguardo a crimini di guerra commessi da queste nazioni. Se non fosse uscito di lì per 7 anni ci avrebbero sicuramente invasi. Sbaglio? E se quella persona fosse uscita, gli avrebbero fatto un monumento a Washington o vicino al Big Ben a Londra. Ma poiché è Assange ad aver ottenuto informazioni sugli USA, bisogna fargli pressioni, negargli l’asilo, insomma di fatto crocifiggerlo. Questa è il doppio volto della morale internazionale.

- Recentemente il ministro degli Esteri britannico ha dichiarato che non manderà Assange in nessun Paese dove la sua vita può essere a rischio. Cosa ne pensa di queste affermazioni?

- Spesso giocano con le parole. (…) Sì, non lo condanneranno a morte, ma se lo condannassero alla reclusione a vita o se anche gli dessero 30 anni, sarebbe una pena del tutto sproporzionata rispetto a ciò che ha fatto. Gli abbiamo concesso asilo non perché fossimo concordi con ciò che aveva fatto. Penso che ogni Paese abbia informazioni confidenziali riguardo alla sicurezza, ma questo non lo giustifica a perpetrare crimini di guerra come hanno fatto gli USA. È stato dato asilo ad Assange perché non c’erano garanzie e anche adesso non vi sono garanzie di un processo equo. Anzi, vi è un vero e proprio linciaggio mediatico, vengono indirizzate minacce da parte degli americani sul conferimento della pena di morte. Dunque, al momento non vi è alcuna garanzia di un processo equo. I britannici amano giocare con le parole. (…)

- Secondo Lei l’Europa starà come sempre dalla parte degli USA?

- Penso che ora l’UE sia più indipendente. Il mondo nel XXI secolo sta assistendo a uno spostamento ideologico verso destra lontano dal capitalismo liberale, dalla democrazia liberale. E speriamo che sia davvero così. La democrazia si basa sullo stato di diritto, ma il diritto spesso viene usato a beneficio di qualcuno. Al momento esiste questa morale internazionale a due facce: la giustizia cioè opera a beneficio del più forte. Ci tocca prendere la strada più lunga perché la nostra civiltà avanzi. E purtroppo vi è questa diramazione verso una morale doppia di comodo nel XXI secolo. In tal senso, l’Europa ha fatto un passo indietro. Prima era un continente illuminato, un esempio per l’America Latina. Ma ora su questo piano è quasi peggio degli USA anche se si tratta di Paesi che rispetto e ammiro. Gli USA sono nati come repubblica indipendente solamente 30 anni prima delle repubbliche latinoamericane. Perché loro si sono sviluppati e noi no? Perché hanno fatto qualcosa di buono e noi no? Ma la politica estera di questo Paese egemone (in particolare quella rivolta ai Paesi latinoamericani che non sono suoi sudditi e non si piegano) lascia a desiderare. Purtroppo in tal senso noto spesso delle coincidenze con l’Europa. E questo è un peccato perché ammiro molto l’Europa.

- Non ho più altre domande per Lei. Ha per caso qualcosa d’altro da aggiungere?

- Perché fanno questo? Tutta la campagna mediatica contro Assange, quando lo espulsero dall’ambasciata violando il diritto internazionale, la Convenzione di Vienna, la Costituzione dell’Ecuador (e più concretamente l’art. 41 che obbliga una nazione a non estradare i prigionieri). L’Ecuador è stato umiliato non solo a livello internazionale, ma per l’eternità. Le generazioni future ricorderanno quello che è stato fatto. Hanno avviato una campagna mediatica dell’odio in cui affermavano che Assange fosse un rozzo, che sporcava le pareti con le sue feci, che persino il suo gatto fosse una spia, ecc. Tutto questo è follia. Qualcosa di simile, ma a un livello ancora maggiore, lo sta facendo la CNN: creano una realtà artificiale affinché, quando Assange verrà mandato negli USA, gli verrà comminata una pena eccessiva e anche le persone meglio disposte nei suoi confronti approvino una tale sentenza. È una trappola. Proprio come quelle armi di distruzione di massa con cui giustificarono l’invasione dell’Iraq, ma che poi non furono trovate. 

Tags:
Julian Assange, Ecuador, Rafael Correa
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik